Luca Zaia, parla il governatore del Veneto

Zaia: “No agli Ogm per ragioni economiche”

di Annalisa Chirico

 Secondo l’ex Ministro delle Politiche agricole, la qualità dei nostri prodotti sarebbe svilita dalla presenza di coltivazioni trangeniche

 Perché Luca Zaia è contrario agli OGM? La sua posizione, come lei ben sa, rischia di essere additata come antiscientifica o, addirittura, superstiziosa.

Partiamo dalle considerazioni economiche. A che serve dare il via libera a coltivazioni Ogm di merci di cui vi è già abbondanza, il cui prezzo continua a calare sulle Borse internazionali e sulle quali i nostri costi di produzione ci collocherebbero fuori mercato? Senza contare che la nostra agricoltura si fonda su produzioni di eccellenza e che il nostro brand nel mondo è dato dalla biodiversità e dalla qualità, peculiarità che sarebbero svilite dalle coltivazioni transgeniche. Poi voglio ricordare che un Paese come la Germania, di certo non oscurantista, ha proibito un tipo di mais Ogm dopo aver scoperto che provocava seri danni ai reni e al fegato delle cavie. Non sono contro la modernità, ma bisogna saperla governare. Non è detto che tutto ciò che è frutto del progresso solo per questo fatto sia buono. Gli Ogm non sono il solo elemento di progresso in campo agricolo.
- Durante la sua attività in qualità di Ministro delle Politiche Agricole i nove protocolli tecnico operativi, previsti dal decreto ministeriale del 19 gennaio 2005 per la gestione del rischio di altrettante specie geneticamente modificate, non hanno visto la luce. Inerzia burocratica o assenza di volontà politica?
Quei protocolli sono le “regole” da adottare per le prove sperimentali in campo in materia di Ogm. Io li ho trovati abbozzati, sono stati perfezionati e, d’intesa con gli altri Dicasteri competenti (Ambiente e Salute), ho voluto verificarne la coerenza con le linee guida in materia di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e transgeniche, che in contemporanea erano in discussione presso la commissione tecnica agricoltura della Conferenza Stato Regioni. Il perché di questa scelta è evidente, considerato il rischio, non teorico, che le coltivazioni condotte a fini di ricerca possano creare fenomeni di “inquinamento ambientale” se non gestite adeguatamente.
- Dopo la decisione del Consiglio di Stato dello scorso gennaio, che ha dato il via libera al primo campo di mais ogm in Italia, ritiene che si aprirà nel Paese un “fronte giudiziario” in grado di superare il veto politico?
Non mi risulta che la sentenza del Consiglio di Stato abbia autorizzato la coltivazione di OGM in pieno campo. Quella sentenza ha ingiunto al Ministero di procedere all’istruttoria delle domande di coltivazione che erano rimaste dalla passata legislatura. Ho provveduto subito affinché la commissione competente al rilascio del parere riprendesse le attività e completasse l’istruttoria sulla base degli elementi disponibili. Mi sembra che la giustizia amministrativa si sia mossa di conseguenza. Non mi pare proprio che quello che è successo rappresenti un superamento della magistratura sull’azione politica.
- Oltre il 90% della soia utilizzata nella filiera mangimistica italiana è transgenica. Non fanno eccezione le Dop italiane, incluso il Grana Padano. In altre parole, importiamo quello che in casa non possiamo produrre. Come si può superare questo deficit nazionale?
Il deficit di produzione di proteine vegetali è ancora un limite per la nostra filiera agroalimentare, ma credo che possa costituire una grande opportunità che imprenditori attenti sapranno e già sanno cogliere. L’Ogm free per questo tipo di produzioni di massa è una delle poche leve distintive che il nostro Paese può utilizzare per perseguire una adeguata valorizzazione del prodotto, a maggior ragione se sono usate per alimentare filiere animali alla base di prodotti d’eccellenza che rappresentano il nostro Paese nel mondo.
- Se sulle quote latte la posizione della Lega è stata, per così dire, antieuropeista, sugli OGM potete forse ritenervi soddisfatti: la Commissione Europea ha deciso di lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere se autorizzare o meno colture OGM. E’ sufficiente o bisogna fare di più?
Se mi si dice che sulle quote latte la posizione della Lega è antieuropeista allora io chiedo cosa voglia dire essere europeisti. Ho l’impressione che per molto tempo si sia di fatto abdicato a presentare una idea italiana, una posizione italiana in Europa, almeno sui temi agricoli. Sulle quote latte, ci siamo seduti attorno a un tavolo e abbiamo pensato all’interesse nazionale, vincendo la partita negoziale. Tornando agli Ogm, mi sembra che la piega che ha assunto il dibattito a livello europeo segua un binario di buon senso e di responsabilità degli Stati membri, abbandonando sponde ideologiche. Bisogna ora far seguire a livello comunitario e a livello dei singoli Paesi le regole che mettano in condizione di attuare concretamente questa responsabilità.
- L’imprenditoria agricola italiana è in grave crisi. Chiudono i battenti ogni anno dalle 8mila alle 10mila aziende. Come si può uscire dalla crisi? E’ la produzione di nicchia, una forma di neoprotezionismo a dimensione regionale il volano per la ripresa?
Il calo del numero delle aziende è fisiologico, determinato da un continuo processo di ristrutturazione. Che magari andrebbe governato meglio, ma è comunque ineludibile. Quanto al resto, il problema è assicurare più reddito alle altre aziende: vendendo meglio il Made in Italy, aprendogli nuovi mercati, facendo in modo che i nostri prodotti ‘veri’ non si confondano con le troppe imitazioni che circolano nel mondo. E per riuscire a raggiungere migliori risultati bisogna organizzare l’offerta delle nostre aziende. Bisogna stimolare le aggregazioni sul mercato. La sfida è mantenere una agricoltura competitiva, proprio perché identitaria, in un sistema globale. Presentarsi sulle piazze straniere non in ordine sparso ma in ‘squadra’ ci darebbe un vantaggio enorme. Poi, certo, bisogna garantire al nostro agroalimentare gli strumenti per difendersi dalla concorrenza sleale. Non si tratta di neoprotezionismo, ma piuttosto di informare correttamente i consumatori. Ricordo che il Wto ha tentato più volte di annichilire il nostro sistema di denominazioni, che costituisce la cornice di una agricoltura diversificata e ricca come la nostra, per favorire economie dove magari un lavoratore viene pagato un dollaro al giorno e gli standard di sicurezza alimentare sono bassissimi. Questa non è libertà di commercio, ma vera e propria truffa commerciale; non si può rendere anonimo tutto per premiare il peggiore.
- Si potrebbe dire che l’esperienza dell’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato abbia dimostrato almeno due cose: che la coesistenza è possibile (dalle rilevazioni fatte finora non c’è stata commistione con i campi vicini); e che un esponente leghista può trovare un inusuale feeling con dei no global. Lei che dice?
Sul tema dell’Ogm free ampie fette della popolazione apprezzano la posizione della Lega. Significa che è capace di interpretare la sensibilità reale del Paese e proporla in un progetto concreto. La convergenza sul tema anche dei cosiddetti no global lo dimostra: chi parla chiaro, prendendo a cuore i problemi reali, va oltre gli steccati della vecchia retorica politica. Credo che sia ciò di cui oggi il Paese ha bisogno. Di questo mi sono occupato da Ministro e so essere mio dovere continuare a fare da Presidente di Regione. Non mi pare che l’esperienza di Fidenato abbia dimostrato la possibilità di coesistenza, tutt’altro. Ha semmai dimostrato che entro una certa distanza l’inquinamento c’è, anche se al di sotto dei limiti massimi attualmente fissati dall’Europa. Ma proprio l’Europa sta mettendo in discussione tali limiti.
- L’attuale ministro Galan ha assunto una linea più morbida sull’argomento, smarcandosi più volte dalle sue posizioni (anche in occasione dell’episodio appena citato) [del campo di Vivaro]. Che cosa vorrebbe dire a Galan?
L’attuale ministro dell’Agricoltura ha, e deve avere, la massima libertà di azione. E agisce nel pieno rispetto della carica istituzionale che ricopre. Non sono certo io a dovergli dire alcunché. 
Venerdì, 15 ottobre, 2010 - 15:14

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