La vicepresidente del Senato in audio-video

Visionari non velleitari

di Emma Bonino

A Corbellini dico: in Italia un "libero mercato della politica" non esiste

Partecipo a questo congresso on line non solo per l’interesse che storicamente ho per l’Associazione e i suoi temi, ma anche perché ci sono stati due interventi che mi hanno incuriosito e spinto a prendere la parola. Uno più "esterno", mi riferisco all’editoriale di domenica 20 settembre di Tommaso Padoa Schioppa, che, in alcune parti serve come cappello e contestualizzazione di un altro intervento, piuttosto interessante, che è quello di Gilberto Corbellini. […]
La relazione di Marco, che ha dato il via a questo congresso on line, poneva, dal mio punto di vista, tre riflessioni centrali: lo stato interno dell’Associazione e le sue difficoltà a rivolgersi all’esterno, il da farsi e un problema più generale ma legato ai precedenti, vale a dire se nel contesto attuale, con queste leadership politiche e con queste situazioni istituzionali, sia possibile effettivamente continuare a sperare o se invece, pur continuando come formiche nel lavoro quotidiano, non sia arrivato il momento di dire che se non si gira pagina rispetto al sessantennio partitocratrico, è quasi impossibile resistere e soprattutto nel resistere far sentire la nostra voce così che vi sia discussione.
Ora, cosa noi pensiamo di questo stato delle istituzioni italiane e della situazione italiana più in generale, l’abbiamo documentato con la “Peste italiana” […] Inizio da qui proprio perché […] ho ritrovato nell’editoriale di Padoa Shioppa alcune considerazioni simili: partiva dalla celebrazione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia per arrivare a conclusioni che molto ricordano nel merito, se non addirittura nel lessico vero e proprio, l’analisi che noi abbiamo fatto. Padoa Schioppa dice: “[…] Nel 2011 si celebrerà non la nascita della nazione italiana, che è un fatto di cultura, bensì la fondazione dello Stato italiano, che è un fatto politico e istituzionale. Tutte le celebrazioni del 2011 dovrebbero ruotare a mio giudizio intorno a un solo grande tema: e cioè lo Stato italiano, le condizioni e la situazione dello Stato italiano. È questo, oggi, ma oramai da tempo, l’organo malato dell’Italia, quello la cui patologia sta facendo deperire l’intero corpo sociale, l’economia, la terra e le acque, la cultura, la scienza, il rapporto con la storia religiosa. […]”.
Corbellini, pone tutta una serie di problemi, nel suo intervento, da cui traspare un dato che mi è sembrato più personale - peraltro come lui stesso dice - di depressione o di frustrazione. L’Associazione Luca Coscioni, come Radicali Italiani, come tutti noi, vive in questo contesto di distruzione cercando di reagire tenendo viva una fiaccola, di reagire lanciando idee e proposte, di reagire spesso emettendo silenzio perché non è automatico che quello che si dice riceva una qualche attenzione. Voglio dire a Gilberto che questo non è un aspetto marginale, perché questa comunicazione impossibile - o possibile solo a costo di scioperi della sete drammatici di Pannella o dei Radicali o miei - ha effetti di tutta evidenza immediati sull’aspetto economico e sull’aspetto delle energie umane, finanziare e delle iniziative che vengono proposte. Trovare finanziamenti, soldi puliti, trasparenti, accountable, non è affatto facile, al contrario è quasi impossibile, e fare politica di un qualche valore in queste condizioni è molto spesso disperante. Nell’interessante contributo al congresso di Gilberto questa parte del contesto di soffocamento viene certamente vista, ma in qualche modo viene data per scontata, viene minimizzata, e si arriva a dire: “io penso che quando uno è decotto o un’associazione è decotta deve sparire esattamente come in economia non si salvano aziende decotte perché funziona la regola del mercato”. […]
In politica, sicuramente in Italia, le regole del mercato non ci sono state mai. Non è vero che contano le idee, non è vero che c’è la regola per cui funziona il merito, che c’è un pari accesso alla comunicazione con i cittadini per consentirgli di scegliere da chi vogliono essere rappresentati. Questo non credo sia un problema marginale. Gilberto dice: “ci si lamenta quando lo stato usa in nostri soldi per salvare aziende decotte e non lascia che sia la regola del mercato a fare la selezione, poi si vogliono salvare a tutti i costi delle esperienze, delle idee politiche che forse sono nelle stesse condizioni[…]”. Solo per parlare dell’ultima competizione, quando si scopre che a 30 giorni dalle elezioni solo 3 persone su 100 sanno che c’è una lista Radicale e che per avere accesso ad una puntata di Annozero o Ballarò, e quindi alla competizione elettorale, bisogna farsi 6 giorni di sciopero della sete, di quali regole stiamo parlando? O è un fatto marginale? Io non credo che sia così, credo anzi che non teniamo conto del contesto: la peste italiana. […]
C’è un altro elemento invece che Gilberto pone, […] è quello di avere una posizione più chiara per quanto riguarda gli OGM o per quanto riguarda il nucleare, argomenti fondamentali per un’associazione che si muove a difesa della ricerca scientifica. Gilberto, non ho capito bene il riferimento che tu fai al nucleare, perché mai i Radicali sono stati contrari alla ricerca sul nucleare di 4° generazione o simili, quindi non mi pare che abbiamo posto mai questo tipo di problema. […]
L’altra questione che mi ha in qualche modo sollecitato ad intervenire è il problema se usare in termini comunicativi la libertà di scelta, il testamento biologico, l’autodeterminazione oppure, perché di maggior effetto, il racconto, insistere sulla tematica del dolore, della sofferenza, dei costi economici per la famiglia e degli affari d’oro per i cronicari gestiti dai preti. Io non credo che queste cose siano in contraddizione. Quello che vedo è che non ci sono spazi per parlare né dell’una né dell’altra cosa. […] Ci si può ovviamente scoraggiare, questo è legittimo e non discutibile, vorrei però che non si interiorizzasse una dinamica sostanziale da piccolo gruppo, dove le difficoltà esterne vengono sottovalutate e in qualche modo vengono rilanciate le reciproche colpe. […]
Il problema è decidere se vogliamo buttare la spugna o se non la vogliamo buttare e questo è un punto discriminante conoscendo molto bene le difficoltà che abbiamo di fronte. ….
Tutto questo vuole essere un invito non velleitario, un tentativo di dare un contributo a questo congresso ribadendo che aprirsi a nuove tematiche fa sempre bene, ma che sottovalutare il contesto in cui siamo immersi rischia di darci una lettura di noi stessi e delle cose di sottovalutazione, che credo non aiuti. […] Velleitari e visionari? […] perfino il grande progetto europeo nacque così, da Altiero Spinelli e da pochi altri, sull’isola nel carcere di Ventotene. Per fortuna sono riusciti a indicare la strada, e pensate come potevano sembrare velleitari Rossi o Spinelli da Ventotene che sotto il fascismo pubblicavano l’appello per l’Europa o il famoso manifesto di Ventotene.
Spero di aver aiutato altri interventi e soprattutto aver aiutato o provocato Gilberto a reintervenire su due temi che anche a me appassionano molto, gli OGM e il nucleare, perché questi secondo me valgono la pena di esser approfonditi.

Martedì, 6 ottobre, 2009 - 15:47

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