Valutare l'Università senza criteri d'interessi

di piergiorgio strata

Volevo proprio parlare dell'Anvur, perché il motivo per cui questa nostra università non ha mai, e dico mai, funzionato a dovere è perché questa nostra università, unica al mondo, non ha mai avuto un sistema di valutazione; e quando le valutazioni c'erano in certi settori non sono mai state fatte correttamente, ma sempre con criteri di interessi. Quando e' arrivata la legge Ruberti sull'autonomia a maggior ragione vi doveva essere una valutazione: io ti do' autonomia,tu ti organizzi in piena autonomia , poi mi fai il resoconto e in base al rendimento io ti premio o ti punisco. Ci sono voluti venti anni per parlare oggi dell'Anvur dai tempi di Ruberti, venti anni, una generazione! Adesso abbiamo l'Anvur che è fatto di persone di esperienza, di grande affidabilità, persone serie, persone diciamo che a me piacciono. Io faccio una critica fondamentale a questa disposizione fatta dall'Anvur per fare i concorsi di prima e seconda fascia. La prima obiezione è che ci vuole un “impact factor” sulla base di un raggruppamento che dovrebbe essere omogeneo, ma anche dentro i raggruppamenti c'è una eterogeneità spaventosa. Nel mio settore, fisiologia, ci sono i biologi molecolari, c'è gente che fa psicologia. E' molto eterogeneo. Io ricordo, per fare un esempio, un mio collega, che conosco molto bene, Linda Bach, che ha dovuto ritirare due lavori della rivista "Science" che poi gli sono valsi il premio Nobel. Questo non vuol dire che non avesse meritato il Premio Nobel, ma che anche i premi Nobel pubblicano dei lavori che poi non sono stati confermati in altri laboratori, quindi sono stati ritrattati ufficialmente. Fantoni ho scritto sul Corriere della Sera che per stabilire il possesso dei requisiti richiesti si utilizzano due procedure utilizzate nelle università di tutto il mondo, cioè gli indicatori bibliometrici: numero di pubblicazioni, numero di citazioni ecc..; e il giudizio dei pari. Una volta superati questi ostacoli si va in mano a una commissione e questa commissione giudica. Ma sulla commissione lui dice: “anche la commissione dovrà prendere in considerazione le stesse variabili” e si chiede “su che cosa altro si dovrebbe fondare un giudizio di merito?” Cioè, di nuovo, la Commissione, per esprimere un merito,dovrebbe usare di nuovo gli indici numerici in questione, perché sarebbero usati in tutto il mondo. Ora questa è una bugia, lo dico apertamente, e' una bugia. Potrei leggervi quello che dice un collega americano: “noi al M.I.T. di citazioni non abbiamo mai sentito parlare, noi chiediamo lettere di quelli che lavorano in campo”; come io scrivo lettere di questo tipo in tutto il mondo, per gli olandesi, per i giapponesi e i tedeschi, dove do un giudizio su quella persona. L'unica che tiene conto di questo ma non nella maniera rigida e totalitaria del nostro Paese è la Spagna. La quale, anche lei, ha un’ agenzia di valutazione con una Commissione che deve fare un rapporto con gli indici numerici, ma non in maniera vincolante. Quindi persino questo Paese non li utilizza in maniera vincolante. Quindi e' chiaro che c'è una sfiducia totale, giustificatissima, verso questo Paese, verso la nostra categoria. Io ancora ora aspetto che Fantoni mi dica,siccome “li utilizzano in tutto il mondo”, se in tutto il mondo li utilizzano non in modo accessorio, ma li usano così', me lo dica. A me non risulta. Un premio Nobel, di nome Sidney Brenner, dice testualmente quanto segue: “prima di effettuare una pseudo- sentenza sulla base delle citazioni, dobbiamo ricordarci che è assolutamente importante giudicare il contenuto scientifico di ogni lavoro, e che nulla può sostituire la sua conoscenza e la sua lettura. Dobbiamo riconoscere che la citazione spesso ci dice di più sulla sociologia della scienza che sulla scienza stessa”. (Trascrizione e sintesi dell’intervento non rivista dall’autore)

 

Lunedì, 5 dicembre, 2011 - 14:32

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