Vade retro Luca: quando la politica gli disse no

di mvlp

 “Luca, all’Italia sei nato ieri, nel momento dello spegnersi dello straordinario miracolo del tuo corpo così pieno di energia”. Lo notò un commosso Marco Pannella il 22 febbraio 2006, durante il funerale laico celebrato a Orvieto per Luca Coscioni. In quelle ore infatti le agenzie stampa continuavano a rilanciare un numero impressionante di messaggi di cordoglio e di riconoscimento per il giovane leader radicale appena scomparso. “Eroe”, “eroismo”, “grande valore”, “testimone di un tempo”, erano soltanto alcune delle espressioni più ricorrenti nei comunicati dell’establishment politico. E così Luca, almeno per alcune ore, nasceva all’Italia. Perché fino a quel momento il nome di Coscioni, le sue battaglie, l’iniziativa radicale in generale, erano stati scientificamente eliminati dall’agenda politica ufficiale del nostro Paese. Nel 2001 l’ostracismo fu innanzitutto mediatico. A maggio di quell’anno, in occasione delle elezioni politiche, Luca è capolista delle liste radicali. Il “caso Berlusconi” però è l’unica cosa di cui sia ammesso parlare su radio e televisioni, mentre il contenuto potenzialmente esplosivo della proposta radicale – riconosciuto come tale da 50 premi Nobel che invitano a votare Luca Coscioni - è off limits. Così il 26 aprile, nell’estremo tentativo di far conoscere agli italiani la battaglia sulla libertà di ricerca scientifica, Emma Bonino e Luca Coscioni annunciano l’inizio del satyagraha: sciopero della sete Emma, autoriduzione dei farmaci per Luca. Il giorno dopo è lo stesso Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a pregare i due esponenti radicali di interrompere la loro iniziativa, informando di aver mobilitato le massime cariche dello Stato affinché prendano provvedimenti per ristabilire l’accesso negato all’informazione. Nel 2002 è la volta dell’esclusione dal Comitato nazionale di Bioetica. La candidatura di Luca in questo organo consultivo è stata avanzata dai radicali e sostenuta da parlamentari di maggioranza e opposizione. Eppure l’esecutivo non trova modo di inserire, tra i 50 nomi del Comitato, un professore universitario che – come politico e malato – ha fatto dei cosiddetti “temi etici” il nodo centrale della sua iniziativa pubblica. Nel 2005 perfino il nome di Luca si trasforma in un tabù. Le elezioni regionali sono alle porte e i radicali, consapevoli di partecipare a consultazioni che non sono genuinamente democratiche, chiedono “ospitalità” ai due Poli. Dal centro-destra viene una risposta negativa, anche perché, come spiegò allora Augusto Minzolini su Panorama, “il vertice della Cei ha dato la garanzia allo stato maggiore del centrodestra che i cattolici del centrosinistra (dall’Udr agli ex ppi, ai prodiani) avrebbero impedito l’intesa tra l’Unione e Pannella”. Stesse pressioni poi sul centro- sinistra: “Per fare dei nomi, Camillo Ruini e i vescovi italiani si sono mossi non solo su personaggi di primo piano come Pierluigi Castagnetti, Franco Marini e lo stesso Prodi, ma anche sui singoli candidati alla presidenza delle regioni (lo stesso Ruini ha ricevuto quello del centrosinistra per il Lazio, Piero Marrazzo) per bloccare l’alleanza con i radicali”. Il risultato? Nel momento in cui l’alleanza con l’Unione sembra ormai cosa fatta, da sinistra avanzano un’obiezione: “No al nome di Luca Coscioni sul simbolo elettorale radicale”. Non si accetta l’idea che gli italiani possano riconoscere, e quindi votare, i promotori del referendum abrogativo della Legge 40, gli unici a incarnare un’opzione intransigentemente laica e liberale. I radicali non stanno al ricatto e per questo l’accordo salta. L’ostracismo, rafforzato e reiterato negli anni, raggiunge il suo scopo. E così Luca Coscioni, per nascere agli occhi di tutta l’opinione pubblica, deve aspettare il momento della sua scomparsa.  

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 13:51

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it