Fazio risponde a interrogazione Farina Coscioni

Una risposta non risolutiva

di Ferruccio Fazio

Nell'ultimo numero di Agenda Coscioni è stata pubblicata la storia di Delia D’Ettorre. A seguito di quella lettera è stata proposta un’interrogazione parlamentare al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali a prima firma Maria Antonietta Farina Coscioni, e sottoscritta dalla delegazione dei deputati radicali. La Signora Delia D'Ettore, insegnante in pensione affetta da 16 anni da sclerosi laterale amiotrofica (SLA), scriveva di essere «fortemente tentata di riservare a me stessa il trattamento che i genitori di Eluana Englaro hanno voluto per la figlia», e questo per la scarsa assistenza che riceve dalle istituzioni sanitarie: «solo per due volte alla settimana», spiega la signora D'Ettore, «un infermiere assiste a domicilio per conto della ASL, mentre a noi malati di SLA spetterebbe l'assistenza domiciliare gratuita 24 su 24... la mia famiglia ha tutto il peso sulle spalle, tutti vivono in funzione della mia gestione... Perché i politici si sono affrettati a emanare un decreto-legge che bloccava la sospensione della sentenza che ha permesso a Eluana di porre fine al suo calvario, mentre non fanno niente per i malati che hanno la sventura di vivere in regioni più povere...». Alla domanda su quali urgenti provvedimenti e iniziative intendesse adottare il Governo su questa e altre vicende simili, il Sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ha risposto così all’interrogazione della co-Presidente dell’Associazione Coscioni: che “Il servizio domiciliare dovrebbe riuscire a garantire interventi programmati su 6 o 7 giorni settimanali e, in casi particolari, la pronta disponibilità medica sulle 24 ore. Tuttavia non potrebbe farsi carico dell'assistenza infermieristica «h24», come richiesto dalla signora citata nell'atto parlamentare”. “Il presupposto indispensabile per l'attivazione dell'assistenza domiciliare, infatti, è la presenza di familiari o di persone di supporto che, in base alle indicazioni dell'equipe sanitaria, possano gestire i più semplici bisogni quotidiani del paziente e fare fronte alle necessità assistenziali di base, potendo contare sulla costante disponibilità del medico e degli altri operatori coinvolti nel piano terapeutico e, quando necessario, sul cosiddetto «ricovero di sollievo» presso una struttura ospedaliera o residenziale”. “Se tale presupposto non può essere garantito, neanche con il supporto del Comune, responsabile degli interventi socio-assistenziali, il mantenimento al domicilio risulta un obiettivo difficilmente realizzabile”.

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 17:25

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