Una politica al passo della ricerca

a cura di Aldo Douvan Ravazzi

Non sorprende che il nostro Paese non sia in grado di stare dietro agli obiettivi della Strategia Europea di Lisbona del 2000 (“fare dell’Unione europea l’economia più competitiva del mondo e pervenire alla piena occupazione entro il 2010”) e del suo aggiornamento del 2005 che si concentrava sugli obiettivi prioritari della crescita, dell'occupazione (70 per cento al 2010) e dell'investimento in ricerca (3 per cento del Pil). La scienza e la ricerca sembrano considerate dalla nostra politica come un lusso, come un fenomeno slegato dalle potenzialità di uno sviluppo economicamente, socialmente ed ambientalmente sostenibile. Questa considerazione sembra valere non solo per i temi più tradizionali dell'impegno dell'Associazione Coscioni, quelli del testamento biologico, della medicina, della ricerca, ma anche per i temi del governo del territorio, dell’ambiente e dei cambiamenti climatici, e quindi in ultima analisi della ricaduta dei loro effetti sulla nostra salute. Riusciranno i Governi europei, a cominciare dal nostro, a tradurre in decisioni operative ed azione politica gli importanti sforzi di ricerca degli ultimi anni in campo economico-ambientale-sanitario dell'OCSE (ad esempio il progetto VERHI, sulla valutazione economica degli impatti ambientali sulla salute dei bambini), i risultati della Quarta Conferenza Pan-Europea Salute ed Ambiente di Budapest del 2004 organizzata dal WHO (con il suo Piano d'azione CEHAPE, Children’s Environment and Health Action Plan for Europe) e della prossima Quinta Conferenza prevista per febbraio 2010 a Parma? Lo stesso recentissimo G8-Ambiente di Siracusa (22-24 aprile) si è concluso affermando che “i Paesi G8 identificano numerose azioni appropriate per un'azione immediata: la promozione di una rapida progressiva eliminazione del piombo nelle vernici, il completamento a livello globale dell'eliminazione del piombo nella benzina, la collaborazione nella ricerca relativa agli studi sulla salute dei bambini e l'ambiente a cominciare dagli impatti dei prodotti chimici e dei metalli pesanti, dagli effetti dei cambiamenti climatici, e dal miglioramento della conoscenza e della capacità organizzativa dei diversi professionisti implicati nelle questioni relative ad ambiente e salute per i bambini”. La crisi offre l'occasione di riorientare lo sviluppo da obiettivi di pura crescita economica quantitativa verso obiettivi di sostenibilità ambientale (la green economy , caratterizzata ad esempio nel campo edilizio-urbanistico da risparmio energetico, uso di fonti rinnovabili, materiali di costruzione che a parità di performance facciano economia di risorse, tecniche eco-design di progettazione, check-up degli edifici esistenti tramite il fascicolo di fabbricato). La drammaticità del terremoto d'Abruzzo, in cui al dolore per lo strazio di vite umane perse si aggiunge l'indignazione per lo strazio di normative anti-sismiche scomparse (mal applicate, spesso non applicate e rinviate, comunque mal controllate), ha riportato ancora una volta sotto i riflettori la necessità di buone leggi preparate con il sostegno della comunità scientifica. Il Convegno su "Piano casa, rottamazione edilizia e riforma della legge sul governo del territorio" ha indubbiamente offerto in questo senso un'occasione importante di riflessione scientifica e proposta politica, in linea con le migliori tradizioni dei Convegni del Mondo di Pannunzio degli Anni '50 e dell'ambientalismo scientifico dalla Conferenza di Stoccolma ai nostri giorni. Tre proposte emergono dal dibattito, radicali e ragionevoli al tempo stesso: a) rottamazione dell'edilizia post-bellica, priva di qualità e non antisismica, possibilmente nell'ambito, o primo passo, di una riforma fiscale ecologica; b) blocco agli incrementi volumetrici nei centri storici perché beni unici, irriproducibili e intangibili; c) blocco della distruzione di ulteriore terreno agricolo, anch’esso bene unico e irriproducibile, e, se ben utilizzato, garante di biodiversità e servizi ecosistemici. Architetti, urbanisti, esperti paesaggistici, territoriali, economici ed ambientali devono essere coinvolti nella preparazione delle norme e nella loro applicazione. I politici si assumeranno poi le loro responsabilità; ma sulla base di conoscenze solide e non di intuizioni manageriali o pubblicitarie. Come per i temi della vita e dell'etica, la comunità umana nel suo insieme non può fare a meno dei risultati più avanzati della ricerca della comunità scientifica.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 19:05

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