Un protocollo applicato a nove pazienti

di Letizia Mazzini

Conobbi Luca nel 2002 quando mi trovavo a svolgere la mia attività di neurologo all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Luca venne nell’ambulatorio polispecialistico per la Sla accompagnato da Maria Antonietta e subito mi colpì la perfetta intesa tra i due al punto che l’efficiente comunicatore computerizzato che recava con se nemmeno serviva, Maria Antonietta traduceva perfettamente il suo pensiero. Luca era già molto compromesso non poteva parlare, deglutiva a fatica e muoveva solo pochi passi se sorretto. Subito mi espresse la sua volontà di non volersi sottoporre a terapie invasive che avrebbero solo prolungato la sopravvivenza ma di voler lottare fino all’ultimo per la ricerca in particolare con le cellule staminali. In quel periodo avevamo avuto in collaborazione con il centro trapianti dell’Ospedale Regina Margherita, l’autorizzazione dal Comitato Etico della Regione Piemonte ad avviare uno studio pilota con trapianto di cellule staminali mesenchimali autologhe nei pazienti con Sla. Lo studio consisteva nel prelevare in anestesia peridurale dalla cresta iliaca il midollo osseo da cui venivano poi separate le cellule staminali mesenchimali ed espanse in laboratorio fino ad ottenerne un numero sufficientemente elevato da poter essere trapiantato con tecnica chirurgica e con guida microscopica nel midollo spinale del paziente stesso in anestesia generale. Luca si informò sul protocollo facendosi spiegare tutti gli aspetti e poi ci disse di essere disponibile a sottoporsi all’esperimento. Luca era ben conscio dell’aspetto pionieristico e quindi delle limitate aspettative del trattamento ma condivideva con noi l’interesse ad aprire le porte ad una linea di ricerca sino ad allora preclusa. Programmammo quindi un primo ricovero per eseguire tutti gli esami di routine il prelievo di midollo osseo da cui ricavammo un numero elevato di cellule che furono successivamente trapiantate. Luca non presentò complicanze cliniche, ma psicologicamente apparve provato da tutte le procedure mediche e dall’ospedalizzazione. Successivamente seguimmo il decorso della malattia con visite polispecialistiche periodiche e sebbene purtroppo la progressione non si arrestò Luca continuò a sostenere l’importanza di partecipare come malato a ricerche come questa e come uomo politico a proseguire la battaglia per la ricerca con le cellule staminali. Il protocollo di ricerca venne applicato in altri otto pazienti e ad oggi quattro pazienti sono ancora vivi senza necessità di tracheotomia. I risultati sono tutti pubblicati su riviste internazionali. Naturalmente non possiamo riferire la lunga sopravvivenza al trapianto data l’esiguità del campione, ma sicuramente abbiamo aperto la strada, dimostrando la sicurezza di un approccio chirurgico di questo tipo, a nuovi protocolli con altri tipi di cellule staminali forse più efficaci quali quelle neuronali fetali recentemente autorizzati dall’FDA americana. Noi continuiamo su questa linea di ricerca raffinando tecnica di trapianto e potenzialità cellulare e ci auguriamo di poter essere propositivi a breve con nuovi trials clinici anche in nome di Luca.  

Letizia Mazzini, neurologa,responsabile della sperimentazione condotta all’interno dell’Ospedale S.Giovanni Bosco di Torino,oggi neurologa all’Ospedale Maggiore di Novara.
 
Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 13:18

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