Un paese illiberale, dai controlli formali e non sostanziali

a cura di Paolo Berdini

In Abruzzo sono caduti edifici di 20 anni fa, apparentemente in regola. Siamo nel paese dei controlli formali e non sostanziali, questa è una patologia che ci differenzia dagli altri stati liberali.

Parlare di un tema così importante è fondamentale alla luce anche dell'assenza dal dibattito dell'opposizione. Ci sono solo le forze culturali, assieme al Partito Radicale, a parlarne, e sarebbe ora che anche gli altri partiti se ne facciano carico. Inizio dall’attualità: uno degli effetti più devastanti di cui nessuno ha parlato del pacchetto casa - che per fortuna è stato rinviato - è che venivano cancellate le norme dei piani urbanistici e dei regolamenti edilizi che fissano la distanza minima tra fabbricati a dieci metri. Quindi sarebbe entrato in vigore per ope legis il codice civile, che come tutti sanno ma come il legislatore non sa, per cui la distanza si sarebbe ridotta a sei metri. Pensiamo a quello che sarebbe successo a seguito del terremoto di questi giorni, se fossero avvenuti dei crolli delle pareti a sei metri: l'effetto domino sarebbe stato devastante ma di questo non si parla perché questo è un Paese in cui certe cose non vengono dibattute. In Abruzzo sono caduti ospedali ed edifici pubblici di 20-15 anni fa che avevano le caratteristiche formali per essere antisismici. Siamo in un Paese dai controlli formali e non sostanziali, questa è una delle patologie italiane che ci distingue dai paesi a economia liberale. Detto ciò qual è la ricetta della riforma contenuta nel piano casa di Berlusconi? E’ quella di cancellare qualsiasi regola di autorizzazione edilizia perché si va attraverso la denuncia di inizio attività per tutte le fattispecie della costruzione edilizia. Liberalizzare ancora di più il segmento edilizio in un paese che crolla con un terremoto. Secondo punto. Parliamo delle case che sono crollate, come la “Casa dello studente” nata quindici anni fa. Le case private sono crollate su tutto il territorio, sono cadute quelle dell'inizio del secolo e quelle più recenti. Il provvedimento Berlusconi diceva che su queste case, e questo era il core business del pacchetto, poteva aumentare la superficie del 20 o del 30 per cento. Guardate bene che quando si aumenta la superficie del 20 per cento, e Berlusconi faceva benissimo l'esempio del balcone che viene chiuso, ma quando io chiudo il balcone le mie fondamenta rimangono le stesse, dunque io vado ad aggravare la struttura statica dell'edificio. Ma quale altro paese fa questo tipo di ragionamenti? La terza questione, che poi è quella che mi sta più a cuore, é un problema culturale: il fatto che un paese ricco come l'Italia si esprima con tale rozzezza su un bene comune quali sono le città. Faccio un esempio: nel '49 quando venne fatto il piano casa, c'è stato un ragionamento organico dietro, cioè io non faccio case a destra e a sinistra come capita ma le faccio in funzione di un ragionamento che guarda ai fabbisogni e all'esigenze sociali. Il piano Ina-casa venne studiato non solo dai nostri tecnici ma anche in tutta Europa. Oggi qual è la prospettiva? Che noi interveniamo con una sommatoria degli interventi singoli. Ma quale futuro ha un paese dove non si pensa ad un destino collettivo a prescindere dai ruoli e dalle classi sociali? Io credo che il piano casa dovrebbe essere composto da 5 secchi articoli - magari il legislatore tornasse alla secchezza della legge del ‘42, pochi e chiari articoli. Primo articolo. Io non capisco come faccia il Parlamento a discutere di tre progetti di legge, più uno entrato dalla finestra, senza avere cognizione di quale sia lo stato del territorio italiano; nessuno conosce quanto è stato costruito, qual è l'invenduto, quant'è quello che sta cadendo. Uno stato serio, prima di fare la legge di riforma di una legge fondamentale come quella del ‘42, dovrebbe dire: fermiamoci un attimo, tanto con gli strumenti tecnologici attuali ci vogliono poco più che sei mesi, ed esaminiamo lo stato del territorio come elemento di conoscenza preliminare. Secondo punto: non si deve più costruire su metro quadro di territorio agricolo. Ovviamente è uno slogan ma è per far capire che questo è il bene più prezioso che abbiamo. Diciamo che il suolo agricolo è un bene prezioso, non solo per la produzione agricola, ma oramai per un fatto proprio fisico, di permeabilità. Noi abbiamo alcuni paesi della Padania che hanno problemi di emergenza idrica. Come facciamo a distruggere ancora territorio! Terzo elemento. Visto che crollano ospedali e case dello studente, perché questo paese non mette, come fanno gli altri paesi quali gli Stati Uniti, una pietra miliare del suo avvenire sull'efficienza del sistema pubblico a cominciare dalle scuole? Noi abbiamo il 70% degli edifici scolastici fuori norma dal punto di vista della sicurezza dell'impiantistica e della struttura. Di fronte a quello che è avvenuto si può ancora dire che i soldi non ci sono? I soldi ci sono, sono stati spesi 51 miliardi di euro per costruire l'alta velocità Napoli-Milano, forse sono stati spesi un po' troppi soldi e ci vorrebbe qualcuno che andasse a vedere i conti! Recuperare le nostre scuole e i nostri edifici pubblici è un fatto di civiltà. Quarta questione. Qui non si tratta di ricostruire e demolire edilizia, qui vanno cambiati i volti di alcuni quartieri. La storia delle città ci dice che la bellezza avviene quando vengono sostituite le tipologie edilizie, che è altra cosa di demolire caso per caso. Le nostre città sono belle perché accanto ad una casa a schiera ci stanno dei palazzi o una casa a corte con giardino bellissimo. E allora, siccome un Paese deve guardare lontano, credo che dovremmo cominciare a pensare attraverso i piani urbanistici e non cancellandoli, quindi l'esatto contrario di quello che sta avvenendo in Parlamento. Quinto articolo è che l'unica grande opera è portare a bellezza un territorio che è stato devastato dalla deregulation degli ultimi vent'anni. Nel Parlamento ci sono delle leggi che dicono che la pianificazione urbanistica è cancellata e anche su questa cosa siamo l’unico paese europeo che lo fa. Tutti i paesi europei, oltreoceano sono ancora più dinamici rispetto a noi, stanno tornando a ragionare con grande audacia sulla ripresa di un intervento pubblico che non deve essere quello che abbiamo conosciuto nei decenni precedenti ma deve essere un intervento intelligente, di guida, di regia. Non è che cancellando l'intervento pubblico si avranno città più belle ed un territorio in sicurezza.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 16:28

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