Un Belgio fecondo

di Laurence Bovy

Vorrei innanzitutto ringraziare a nome della mia ministra– Laurette Onkelinx - il deputato europeo e già commissario europeo Philippe Busquin per averla invitata a questo congresso. Vorrei con evidenza ricordare che il Belgio e le sue équipe mediche e di ricercatori hanno partecipato attivamente allo sviluppo della ricerca e alla sperimentazione di nuovi trattamenti di riproduzione umana. Sarebbe eccessivo dire che le équipe belghe siano state le pioniere dello sviluppo della procreazione medica assistita, ma esse hanno quantomeno contribuito in modo significativo al progresso di questa tecnica. I trattamenti di fecondazione in vitro sono presenti in Belgio fin dal principio degli anni‘80, quindi abbiamo quasi trent’anni di esperienza alle spalle. Vorrei in pochi minuti dare uno sguardo al passato e indicarvi come si è evoluto il quadro legislativo e regolamentare belga, sopratutto per adattarsi alle contingenze. In generale il sistema sanitario belga si caratterizza per la presenza di un settore pubblico e universitario forte. Si tratta di un sistema estremamente regolamentato che offre a tutta la popolazione una copertura sanitaria di cui andiamo particolarmente orgogliosi. Pensiamo che la presenza di questo settore pubblico e universitario solido giochi un ruolo cruciale nella pianificazione e allo stesso tempo limiti i rischi di una deriva sul piano etico dello sviluppo della ricerca e dalla messa a disposizione di tecnologie per la procreazione medica assistita. Occorre ammettere che lo sviluppo più contestato è quello con obiettivi commerciali in strutture private destinate a una clientela di lusso, di cui ci proviene esempio dalla California. Dalla fine degli anni‘80, l’assicurazione medica belga rimborsa parzialmente queste terapie per i pazienti che ne hanno bisogno e parallelamente si è sviluppata una ricerca perlopiù finanziata congiuntamente dal Fondo nazionale per la Ricerca, dal partenariato pubblico-privato e tramite donazioni. Il Belgio si è dotato da diverso tempo di un registro, stabilito su base volontaria, su iniziativa delle équipe di procreazione assistita e dagli anni ‘90pubblichiamo delle statistiche sulle attività e sui risultati. Tali statistiche mostrano che le équipe belghe si collocano nel plotone di testa in termini di risultati raggiunti. È stato solo sul finire degli anni ‘90 che il legislatore è intervenuto, infatti,come spesso accade, il quadro legislativo è in ritardo rispetto allo stato delle cose e quindi finisce per seguire la realtà piuttosto che precederla. I primi due atti del legislatore sono stati la pianificazione dell’offerta del 1999 che stabiliva il limite del numero di centri di procreazione assistita autorizzati in Belgio e definiva i criteri di qualità e di responsabilità al loro interno. Solamente i centri pubblici e quelli ospedalieri universitari possono essere convenzionati come centri di riproduzione. Inoltre essi devono rispettare altre condizioni. Nel 2002 è stato approvato un nuovo testo normativo - negoziato con il settore sanitario dato che il dialogo sociale è molto utilizzato in Belgio – che ha stabilito il finanziamento pubblico di questi laboratori in cambio di una normativa obbligatoria sul numero di embrioni trasferiti nel trattamento di fecondazione in vitro con l’obiettivo di ridurre il numero delle gravidanze multiple, prima di tutto per ragioni di salute pubblica ma anche per evitare che il sistema pubblico si debba far carico di prematuri spesso risultanti da queste gravidanze multiple. I risultati sono stati evidenti e come contropartita abbiamo potuto rinvestire per ridurre il costo che i pazienti devono sopportare per sottoporsi a tali trattamenti: oggi il costo a carico del paziente è molto modesto perché l’assicurazione“malattia” copre la maggior parte del costo. D’altra parte il tasso delle gravidanze multiple si è ridotto quasi del 50%. Questo ha fatto sì che il Belgio facesse registrare il tasso di gravidanze multiple più basso al mondo, insieme alla Finlandia. Ci sono altre due leggi sulle quali vorrei richiamare l’attenzione. La prima è una legge del 2003 sulla ricerca sugli embrioni umani in vitro. Essa ha fissato le condizioni restrittive riguardo all’utilizzo di embrioni umani a fini terapeutici e di ricerca: limitazione a laboratori autorizzati come quelli universitari, limitazione a esperimenti su embrioni di meno di 14 giorni,impossibilità di un’alternativa su modelli animali con efficacia comparabile. La seconda è una legge del 2007 riguardante la gestione comune degli embrioni in sovrannumero. Parliamo di cogestione perché vogliamo che anche il paziente sia in grado di dare la propria autorizzazione. In un paese piccolo come il Belgio effettuiamo tra i 12e i 15 mila cicli di fecondazione in vitro, quindi vorrei porre in evidenza i fruttuosi risultati della nostra ricerca. Sviluppiamo delle micro-iniezionidi spermatozoi nell’ovulo, tecnica che ha rivoluzionato il problema della sterilità maschile negli anni ‘90. Tale tecnica è stata introdotta perla prima volta proprio in Belgio. Un secondo elemento che sta molto a cuore alla mia ministra,che ha lottato contro il cancro, è la salvaguardia della fertilità delle donne colpite da questo male. Come sapete la chemioterapia e la radioterapia comportano la distruzione degli ovuli nelle ovaie e spesso conducono alla sterilità. Si tratta di questioni molto delicate. E in due centri universitari belgi sono nati due bambini da gravidanze spontanee dopo autoinnesto di tessuti ovarici prelevati e congelati prima della chemioterapia o della radioterapia della paziente. Essi sono due dei cinque bambini nati nel mondo da pazienti malate di cancro. È un avanzamento spettacolare della ricerca ma questo progetto è molto promettente e portatore di speranza, per questo ne andiamo fieri. Vi vorrei lasciare con questa bella immagine. Noi pensiamo che la ricerca possa essere fonte di progresso ma anche una forza per il nostro rapporto con la vita e fonte di speranza per il futuro. Quindi spero, anche se in così poco tempo di essere stata in grado di darvi un’idea di quello che abbiamo fatto in Belgio. Grazie perla vostra attenzione.

Giovedì, 14 maggio, 2009 - 16:01

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