In tempo di crisi integrazione socio-sanitaria

di Fabrizio Starace

Più che una definizione dell’organizzazione mondiale della sanità, il concetto delle capacità, della possibilità effettiva di accedere ai propri, e fruire quindi, dei propri diritti fondamentali, dei diritti di cittadinanza, penso che questa sia la condizione che meglio ci aiuta a definire il concetto di salute, e’ quella alla quale tendere quando proviamo a discutere in termini programmatori ma anche di proposte innovative.
Mai come in questo settore le proposte più rivoluzionarie riguardano forse e semplicemente l’applicazione della norma. Mai come in questo settore la prospettiva che può esserci più utile e’ quella di considerare il cittadino, i cittadini i veri non solo fruitori ultimi, ma del cittadino quale datore di lavoro, quale organismo se organizzato cui rendere conto in termini di efficacia del nostro intervento, di efficienza.
Però perché il cittadino, anche il cittadino singolo, il cittadino comune, oltre che quello organizzato in associazioni, possa esercitare effettivamente questo diritto occorre che si realizzi uno dei punti cui Marcello Crivellini faceva riferimento prima: occorre che vi sia la disponibilità di una informazione corretta, indipendente, di un’informazione possibilmente dialettica, che preveda due o più parti che si confrontano tra loro.
Vi faccio un esempio: su una rivista tra le più prestigiose in medicina e’ stato pubblicato un intervento a firma di numerosi autorevoli oncologi che mettono in discussione l’utilità della maggior parte dei trattamenti oncologici che vengono praticati nell’ultimo anno di vita dei pazienti. E questa valutazione veniva svolta non solo su basi economiche, e anche quelle hanno la loro importanza, ma soprattutto su basi etiche e sulla base di un principio fondamentale, quello del rispetto del reale desiderio, della reale volontà della persona. In qualche modo lasciando immaginare che questa forma di accanimento terapeutico da un certo punto di vista, naturalmente non e’ sempre così, ma che questa forma di impegno terapeutico massiccio non tenga sempre conto, non consideri sempre fino in fondo quello che la persona, il paziente, il suo contesto relazionale ritengono essere meglio per lui o per lei.
Un’informazione indipendente come quella che ho citato e’ in grado di mettere in discussione meccanismi consolidati quali appunto quelli che oggi governano l’immissione sul mercato di farmaci dell’area oncologica che nella maggior parte dei casi sono sostenuti da trials che dimostrano che c’e’ un aumento dell’aspettativa di vita di qualche settimana, ma c’e’ un aumento dell’aspettativa di spesa complessiva da parte di tutto il sistema non solo in termini economici assai elevata. Un’informazione corretta, competitiva, indipendente ha necessità di alimentarsi di elementi di base. In questa direzione mi pare si possa dare atto di qualche primo passo che il Ministero della Salute ha compiuto, già qualche anno fa, un paio di anni fa, per meglio dire, assumendo a livello nazionale il sistema di valutazione della performance adottato dalla regione toscana, e a tutti disponibile.
(…) Sul grado di aggiornamento delle strutture sanitarie, anche qui come rispetto a molti altri parametri l’Italia e’ spaccata in due, al di sotto di Roma, ma Roma compresa, direi, il livello di invecchiamento delle strutture sanitarie e quindi la loro applicabilità, quello che e’ effettivamente fa di queste strutture, parlo delle strumentazioni per la diagnostica per immagini, dei laboratori, l’articolazione dei reparti di urgenza, l’invecchiamento di queste strutture e’ andato ben oltre il livello soglia che viene indicato dal ministero stesso.
E il motivo per cui prosegue l’utilizzo di queste apparecchiature, di queste strutture, e’ che evidentemente non vengono reperiti i fondi per sostituirle, e’ come se noi mettessimo sugli stessi blocchi di partenza la Ferrari messa a punto fino a due secondi prima, e una cinquecento scassata di vecchia generazione.
Ma vi e’ un ulteriore pericolo rispetto al tema che ripeto essere centrale in questi due ultimi anni nella sanità e che ha a che fare con i tagli, non tanto quelli imposti di razionalizzazione della sanità stessa.(…)
Ecco il motivo per cui il tema dell’integrazione socio-sanitaria e’ un tema strategico per gli anni a venire, se vorremo mantenere gli stessi livelli conseguiti negli ultimi venti o trenta anni dal nostro sistema sanitario, mantenere il suo universalismo anche se selettivo, pesato per le condizioni di accesso che ciascuno ha, in maniera tale da richiedere una partecipazione proporzionale alle proprie capacità, in maniera che tutte le opportunità possano essere offerte al maggior numero di persone, se vogliamo mantenere tutto questo occorre che ci attrezziamo al governo di questa area sempre più ampia dell’integrazione socio-sanitaria: può sembrare un’etichetta sterile, vi parlo di anziani, vi parlo di disabilità fisica, psichica, di tutta l’area materno-infantile e quella dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’assistenza nelle carceri piuttosto che dell’assistenza alle persone con infezione da hiv. Si tratta di una fetta enorme del fabbisogno che quotidianamente giunge alle agenzie sanitarie e sociali sul territorio. (Trascrizione e sintesi dell’intervento non rivista dall’autore)

 

Lunedì, 5 dicembre, 2011 - 12:59

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