La riflessione che ha aperto il dibattito

Sul futuro della "Coscioni"

di Gilberto Corbellini

Corbellini scuote il Congresso: "ha senso tenere in vita questa associazione?"

La relazione di Marco non mi è piaciuta, lascia in buona evidenza trasparire da dietro l'elenco delle "vittorie" una realtà statica con poche prospettive di evoluzioni visti anche i dati esposti da Rocco

 

Cari Amici,
      non posso nascondere un senso crescente di frustrazione e delusione per l’evoluzione o, meglio l’involuzione, della discussione politico-culturale in seno all’Associazione. La cosa non mi meraviglia, perché non vendo alcun’altra sede politica in Italia dove si parli con una certa pertinenza, e in modo documentato della situazione culturale, economica e civile reale di questo paese.
A me la relazione di Marco non è piaciuta, perché non contiene alcuna analisi politica realistica, si limita ad elencare iniziative fatte e in fieri, e a lanciare una provocazione che dal mio punto di vista lascia una po’ il tempo che trova. Inoltre, la relazione di Marco lascia in buona evidenza trasparire da dietro l’elenco delle ‘vittorie’, una realtà statica e con poche prospettive di evoluzione. Soprattutto se la si legge alla luce dei dati esposti da Rocco.
 
Di fatto, ormai, l’Associazione esiste solo perché ogni tanto qualche sentenza della magistratura fornisce lo spunto per dire ‘l’avevamo detto’. E per rivendicare una qualche “vittoria” o sul fronte della legge 40, piuttosto che su quello delle direttive anticipate piuttosto che sulla RU486.
 L’Associazione in questi anni ha messo sul tavolo decine di temi, idee e iniziative, e ha catalizzato per prima o spinto altri a esporsi all’attenzione su questioni importanti come la ricerca sulle staminali embrionali o l’esigenza di diffondere nella distribuzione dei finanziamenti alla ricerca e nell’arruolamento dei docenti e ricercatori dei criteri oggettivi e basati sul merito. Ma come abbiamo più volte verificato e ci siamo detti, almeno Marco e me, noi lanciavano idee o ci esponevano pubblicamente prendendo posizione, ma poi i giochi venivano portati avanti da altre parti. La prospettiva del Congresso Mondiale, per non ridursi a un incontro periodico dove ci si raccontano le proprie diverse opinioni sulla situazione della libertà di ricerca, richiederebbe un salto di qualità sul piano dell’organizzazione e soprattutto sul piano economico. Ma non intravvedo la possibilità di creare queste condizioni, dato che il problema della libertà di ricerca è poco avvertito come emergenza a livello politico ed economico
 Credo di averlo già detto, che a me la politica per la politica interessa ben poco. Mi interessa la politica da un punto di vista scientifico. Il che a qualcuno suonerà un’eresia o un’insensatezza: ma è così. E sono così presuntuoso da pensare penso anche che, se non si comincia a guardare  la politica da questo punto di vista, non si andrà molto lontano. Ovvero il futuro che ci aspetta sarà quello a cui già stiamo assistendo in Italia e nel mondo. Ci si potrà sempre soddisfare solipsisticamente o gregariamemente, masturbandosi davanti ai giochi di prestigio di qualche dinosauro politico. Che è già estinto. Ma ovviamente non può saperlo.
 Non sono quindi modo interessato a discutere di strategie di sopravvivenza politica basate di alleanze di assistenzialismo reciproco. Infatti, non capisco perché non debba valere in politica quello che dovrebbe valere in economia. Ci si lamenta quando lo stato usa i nostri soldi per salvare decotte e non lascia che siano le regole del mercato a far la selezione, e poi si vogliono invece salvare a tutti i costi delle esperienze e idee politiche che forse sono nelle stesse condizioni della aziende di cui sopra. Non è perché l’Associazione o i Radicali hanno fatto questo e quest’altro o dicono questo o quest’altro che devono continuare a esistere o sono necessari: lo decide la competizione elettorale se alcune idee devono trovare uno spazio rappresentativo incarnandosi in individui che saranno votati. Qualcuno ovviamente dirà che la competizione non è equa, e che le nostre idee vengono silenziate da tutti. E’ anche vero che se i cittadini ci tenessero davvero si manifesterebbero con un maggior numero di iscrizioni. O una maggiore partecipazione a manifestazioni di lotta. Il che non è.
 Quindi, per me, ragionando come trovo a me congeniale cioè individualisticamente, le possibilità sono due. O rimango un sostenitore dell’Associazione per affezione. Ho trovato qui alcune persone più simpatiche e motivate che in altri contesti politici. Senza però continuare a proporre spunti di riflessione che in buona sostanza constato che interessano solo a me. Quindi, sugli aspetti scientifici della politica faccio le mie ricerche, scrivo i miei libri e se poi a qualcuno interesseranno se li leggerà. Magari trovando conferma che sono cazzate. Ma è producendo numerosi cazzata che ogni tanto viene anche qualche idea buona. Non viceversa. E comunque tra persone che giudicano le reciproche posizioni prive di interesse è da coglioni continuare e cercare di discutere. Quindi non starei a perdere tempo a scrivere per l’Agenda Coscioni o a preparare documenti o altro, quando in realtà in merito ai contenuti non c’è discussione.
 Quando, cioè,  il parlare politico soprattutto a sinistra è stantio. Anzi puzza già di cadavere. E mi dà un po’ nausea. L’esperienza del dibattito che ho fatto su “L’altro” quest’estate, a partire dagli ogm e poi su “sinistra e scienza” è stata per me assai istruttiva, e mi ha fatto capire molto anche dell’esperienza di questi ultimi anni vissuti nell’Associazione Coscioni.
 L’alternativa, che però non vedo all’orizzonte, è tornare a discutere di alcuni presupposti dell’azione politica che sta sviluppando l’Associazione. Si tratterebbe di darci un taglio o di chiarirsi su una serie di equivoci sulla natura della scienza e le ragioni per cui l’Associazione si batte per la libertà di ricerca scientifica. Per questo ci vuole anche tempo, e soprattutto voglia di rimettersi a studiare e documentarsi. Si dovrebbe cominciare a pensare non schizofrenicamente ma sincreticamente a più livelli, sia rispetto ai temi e alle battaglie immediate e sia  rispetto ai tempi lunghi e alla formazione di figure in grado di dar sostanza tra qualche tempo a un’auto-candidatura per il governo del paese.
 Intanto si tratterebbe anche di discutere se non sia il caso di cambiare alcune strategie, perché è proprio sul fronte dell’accreditamento scientifico che si stanno facendo passare alcune politiche illiberali, e che alcune religioni si stanno diffondendo. Quindi bisognerebbe mettere meglio a fuoco il tipo di messaggio che si vuole trasmettere. Per far solo un esempio, io credo che la battaglia del testamento biologico fatta nel nome del diritto all’autodeterminazione sia del tutto perdente, sul piano della comunicazione. Troppo astratto. E se non ci si mettono tutte le élite intellettuali a tener su la battaglia, come fu per il divorzio e l'aborto, non si va da nessuna parte e il parlamento se ne strafregherà. Farà come chiede il Vaticano. Si dovrebbe cominciare piuttosto a raccontare alla persone cosa significa quello che il parlamento vuole imporre ai cittadini italiani: dolore e sofferenza veri, costi economici per le famiglie e affari d’oro per i cronicari gestiti dai preti. Etc. Sarebbe il caso di rendersi conto che ci sono fronti, come quello della coltivazione degli ogm e del nucleare che dovrebbero essere oggetto di chiarimenti e di schieramenti “senza se e senza ma”: in particolare da parte di un’associazione che difende la libertà di ricerca scientifica.
 Insomma se di queste cose, come delle staminali embrionali o della contraccezione d’emergenza o dell’interruzione di gravidanza o della bioetica, si riesce a parlare entrando nel merito e quindi facendo venir fuori dati empirici e informazioni sui comportamenti concreti dei cittadini italiani e a immaginare strategie d’azione in termini plausibili, date le necessarie  informazioni a disposizione, bene. Se ci si torna a confrontare con i modelli e i dati empirici sull’evoluzione delle democrazie nel mondo, e a discutere di quello che accade e si prepara dietro al palcoscenico dove recitano le marionette, meglio. Altrimenti… pace.
 

 

Martedì, 6 ottobre, 2009 - 15:28

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