Il dibattito ANIMALI e RICERCA

Sperimentare secondo conoscenza

di Marco Cappato

 Necessaria per la ricerca di cure, ma continuiamo a investire per metodi alternativi

La libertà di ricerca scientifica - obiettivo fondante l'Associazione Luca Coscioni - può essere intesa come nemica degli animali , quando si parla di sperimentazione (peggio ancora se si usa il termine "vivisezione") su di essi; può, al contrario, essere riconosciuta come amica degli animali quando ci aiuta a comprenderne la sofferenza, persino la coscienza, la continuità con l'animale umano e la scoperta di metodi alternativi alla sperimentazione animale stessa.
"La conoscenza è sempre un bene", ammoniva il Nobel Ivar Giaever in occasione della riunione costitutiva del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica . Per praticare il suo motto è indispensabile abbandonare posizioni "assolute", una volta raggiunte le quali, la nuova conoscenza è sempre un'insidia. Il campo del rapporto tra ricerca e animali non fa eccezione.

 

Tra gli iscritti dell'Associazione Luca Coscioni esistono le sensibilità più diverse. Innanzitutto ci sono i tanti scienziati che praticano la sperimentazione sugli animali, considerandola concretamente insostituibile per la ricerca di cure contro malattie terribili che colpiscono l'uomo. A meno di voler considerare, nell'ordine del possibile, una loro crudeltà collettiva o insensibilità professionale, magari in obbedienza ad interessi inconfessabili, va dato loro atto, nel difendere la sperimentazione, dell’impegno costante nel chiedere e rispettare regole che diminuiscano la sofferenza e l'utilizzo di animali in laboratorio. Tra i nostri iscritti ci sono anche coloro che di quegli scienziati sono sostenitori riconoscenti quando portano avanti la ricerca contro i dogmi clericali, ad esempio su embrioni e dintorni, nella speranza che nuove ricerche possano aiutare non solo a trovare cure per l'animale umano, ma anche a superare la sperimentazione animale, non tollerata sotto alcuna forma e per alcuna ragione.
Questo numero di Agenda Coscioni non pretende di conciliare posizioni inconciliabili. Abbiamo semplicemente voluto accendere i riflettori sullo stato del dibattito, e sulle nostre stesse "differenze", nella fiducia che, anche in questo caso, la conoscenza sia un "bene" in grado di farci progredire nella cura delle malattie, tanto quanto nel benessere degli animali. Una condizione metodologica per fare passi avanti credo sia quella che i passi siano graduali, sopratutto quando si guarda alla questione non soltanto da un punto di vista morale - che legittimamente include la posizione di chi mette sullo stesso piano la vita di tutti gli animali, umani e non - ma anche politico e legale, cioè su un terreno intrinsecamente "umano" (umano è chi scrive le leggi, umano è chi può farle rispettare, attivarle nei casi concreti, subirne le sanzioni) dove il compromesso e la ricerca del consenso sono indispensabili per governare grandi problemi sociali, e offrire soluzioni.
Un assoluto "no alla sperimentazione animale" non sarebbe una proposta, perché nel formularla dovremmo fingere di ignorare che anche sull'animale umano si fa sperimentazione, e nessuno propone di abolirla del tutto. Non sarebbe una proposta, se prima non si fosse iniziato a dare risposte al problema, sempre più urgente sul piano ecologico prima ancora che su quello animalista, delle centinaia di milioni di animali fatti nascere al solo scopo di macellarli per un consumo che non solo non è scoraggiato, ma è ampiamente propagandato e pubblicitariamente indotto, senza che nemmeno si possa invocare un beneficio per la salute umana che l'utilizzo scientifico può invece documentare. In altri termini: quale principio può indurre a bloccare una sperimentazione rigidamente regolata senza aver nemmeno provato a rallentare un consumo di animali promosso in ogni modo?
Anche chi pretendesse di considerare gli animali non umani come semplice oggetto, materiale da laboratorio, si porrebbe al di fuori di quella che è non solo la sensibilità generale, ma anche il livello di conoscenza su ciò che l'animale è davvero, su ciò che prova, su ciò che "pensa" ,con e senza virgolette. E ormai, per le conquiste già realizzate dal corpus giuridico in buona parte del mondo, si porrebbe di già contro le regole nazionali e internazionali per il benessere degli animali.
Il punto di partenza e di arrivo rimane infatti quello del rispetto delle leggi - problema per i Radicali sempre centrale - . Se adeguatamente applicate risparmierebbero agli animali inutili sofferenze, tanto da rendere - il termine "vivisezione"non più corrispondente alla realtà dei laboratori.
Da non dimenticare la questione dei soldi, gli investimenti per aiutare concretamente a sviluppare tecniche di ricerca che gradualmente potranno rivelarsi più efficaci di quelle che richiedono l'utilizzo di animali. L'importante, però, è che a decidere della maggiore o minore efficacia non sia un'autorità politica, sul modello di quelle che pretendono di spiegare come, ad esempio, la ricerca sulle staminali adulte sia più efficace di quella sulle embrionali.
Non sarà un caso se il Vaticano si affretta a spiegare agli animalisti quanto inaccettabile sia sperare che dalla ricerca sugli embrioni arrivino alternative alla sperimentazione animale.
Chissà mai che, anche su questo, Luca Coscioni non ci abbia indicato una delle strade da seguire, con quella relativistica umiltà necessaria per portare avanti sia la conoscenza scientifica, sia l'empatia per chi condivide il nostro ecosistema.

Martedì, 26 luglio, 2011 - 11:36

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