Lo scienziato delle staminali

Sono un topo da laboratorio, coinvolto dal vostro lavoro

di Giulio Cossu

Felice e orgoglioso di far parte dell’Associazione Luca Coscioni, “è una voce importante, forse la sola voce che mantiene viva l’attenzione di questo paese sui problemi della ricerca”

Sono contento di intervenire in questa nuova versione del congresso dell’Associazione Coscioni online. Vorrei dire qualcosa per quanto riguarda la situazione dei problemi legati alla ricerca in Italia. Ma vorrei iniziare con un mio commento su quanto detto da Gilberto Corbellini due giorni fa e da Emma Bonino. Il commento di Gilberto come sempre è molto preciso e puntuale. La diagnosi è abbastanza curata ma la terapia che Gilberto suggerisce ricorda un po’ l’eutanasia. Io invece vorrei sposare la tesi di Emma Bonino, nei punti sollevati da Gilberto c’è una certa incapacità di incidere sul contesto nazionale non solo per quanto riguarda i problemi più generali della politica, ma anche quelli più propriamente inerenti alle tematiche dell’Associazione Coscioni che sono la libertà di ricerca, la trasparenza dei processi di valutazione di cui parlerò tra poco. Tutti questi problemi sembrano essere affrontati con lucidità nelle varie riunioni della nostra Associazione, ma poi le nostre parole tendono un po’ a cadere nel vuoto, la sensazione che ho avuto è che spesso parliamo tra di noi e tendiamo a convertire i convertiti. Se in un supermercato ma ancora peggio se in un congresso scientifico io andassi in giro chiedendo alle persone quanti di loro conoscono l’Associazione Coscioni ho paura che la percentuale sarebbe piuttosto bassa, anche nell’ambiente scientifico. Una cosa che ci tengo a dire indipendentemente da qualsiasi considerazione sull’effetto è che l’Associazione Coscioni è l’unica associazione politica in Italia che ha veramente fatto qualcosa per la ricerca. Io non ho mai fatto politica in vita mia, ho sempre detto che sono un topo di laboratorio, da quando avevo diciannove anni mi sono trovato dentro un laboratorio e fondamentalmente non ne sono mai uscito perché quello è il mio mondo, questo non è il mio mondo. Però sono stato coinvolto dal lavoro dell’Associazione, anche se finisco con il fare molto meno di quello che dovrei e potrei, proprio perché ho avuto la sensazione che per la prima volta non c’erano parole vuote, ma c’era veramente la volontà di favorire la ricerca scientifica. Questo governo, ma la cosa più triste che anche i governi di sinistra che si sono succeduti nel tempo, hanno sempre fatto proclami sull’importanza e sul valore della ricerca per lo sviluppo di un paese, una considerazione talmente ovvia che ormai tutti condividono. Il problema è che poi quando si tratta di allocare risorse, e di allocarle in modo moderno e intelligente, trasparente senza favorire una particolare area di potere o una strategia di distribuzione a pioggia che non serve a niente, allora poi alle parole non seguono i fatti. Se prendiamo per esempio il problema sollevato principalmente da Piergiorgio Strata, da Corbellini, da Paolo Bianco e da altri, dei criteri di valutazione della ricerca, lì non c’è proprio da inventare l’acqua calda, sono criteri che sono utilizzati in tutti i paesi dove la ricerca scientifica è eccellente, quindi non bisogna inventare niente, bisogna semplicemente avere il potere di applicarli. Tornando alla critica che faceva Gilberto noi non abbiamo la forza mediatica e polita di far sentire la nostra voce. Questo è un problema ma non deve essere motivo di scoraggiamento ma piuttosto l’idea che dobbiamo continuare, non importa quale sia il risultato pratico, a dire che la ricerca è importante e che va fatta bene. Bisogna investire di più per la ricerca, è vero, ma basterebbe utilizzare bene i fondi che già son investiti per avere salto qualitativo della ricerca di questo paese. Occorrerebbe che ci fosse un’agenzia nazionale che valuta ricerca, che ogni ricercatore dovrebbe essere libero, come con il National Institute of Healt negli Stati Uniti, di sottomettere un progetto importante per cinque anni che viene valutato con estrema severità da suoi pari, cioè da altri colleghi esperti nel suo settore. Poi se il progetto è buono viene finanziato per 5 anni con una cifra significativa in modo che il ricercatore può svolgere il suo lavoro in modo efficiente e alla fine di quei cinque anni documenta quello che è riuscito a fare e su questa base le agenzie di vedranno se è il caso di continuare a finanziarlo. Questo è quello che succede in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Germania. Qui vorrei fare un inciso, ieri guardavo Ballarò e sentivo un imprenditrice italiana la quale diceva di aver viaggiato in Giappone negli Emirati arabi e che il nome dell’Italia è ancora un nome importante, nonostante le vicende recentemente accadute, le quali non hanno scalfito l’immagine dell’Italia. Io giro il mondo per congressi scientifici e interagendo con colleghi statunitensi , europei e giapponesi la mia esperienza è radicalmente diversa, c’è la sensazione di un paese che arranca che si perde dietro una serie di fatti e misfatti di basso livello e che non riesce a competere. Questo è un peccato perché in Italia c’è secondo me una popolazione di ricercatori di ottimo livello, ci sono delle strutture dive la ricerca si riesce a fare bene. Ma non basta è necessario portare al livello delle Università al livello dei centri di ricerca dei criteri di efficienza e di selezione che sono necessari e che sono impopolari e che soprattutto richiedono una volontà politica di agire, di investire, di controllare i soldi investiti siano stati investi bene. Questo purtroppo in questo paese non è mai accaduto, io sono 40 anni che sono nel laboratorio e nessuno dei governi che si sono succeduti ha mai fatto qualcosa di concreto. Ci sono stati tentativi da ma nell’inerzia tutto questo si è andato perdendo. Ci sono tanti altri problemi per cui l’Associazione ha contribuito e contribuisce a tenere viva l’attenzione: dalle cellule staminali embrionali a problemi sul fine vita e sul testamento biologico, alla possibilità di decidere del proprio corpo liberamente come dovrebbe essere in una repubblica laica. Tutti questi temi sono vivi in questo paese grazie a Associazione Coscioni. Il lavoro sulle cellule staminali sta subendo una rivoluzione epocale grazie alla scoperta di Yamanaka che ha dimostrato che è possibile riportare delle cellule adulte a uno stadio di cellule staminali embrionali senza passare per l’embrione. Io ho la sensazione che la polemica si era scaldata troppo perché adesso i contendenti si rendano conto che probabilmente nel giro di qualche anno questa polemica sarà consegnata alla storia della politica e del costume di questo paese. Abbiamo ancora bisogno di lavorare con cellule staminali embrionali umane per un periodo di pochi anni e probabilmente quelle che già ci sono sono sufficienti solo per convincerci e per dimostrare al cento per cento che le cellule adulte riprogrammate sono completamente equivalenti a quelle embrionali. Dopo di che sarà più semplice più economico e non creerà più problemi etici lavorare con le cellule staminali del paziente che sono state che sono state riprogrammate a cellule embrionali e sono state trattate, curate e dopo reinserite nello stesso paziente senza bisogno di passare per l’ovocita. Diversa situazione per quanto riguarda il testamento biologico, l’eutanasia, in generale sulla possibilità di disporre del proprio corpo secondo la propria libera e cosciente volontà. Se la chiesa cattolica ritiene che il corpo di un uomo vada comunque tenuto vivo anche se il cervello non ha più attività. Questo è un convincimento rispettabilissimo della chiesa che i fedeli decideranno se seguire o no ma che il governo italiano non può imporre come legge anche a coloro che non si riconosco nella fede cattolica. Concludendo il mio intervento mi riallaccio a quanto detto all’inizio, io sono felice e orgoglioso di far parte dell’Associazione Coscioni, mi piacerebbe poter fare di più e ritengo che quello che l’Associazione fa, sia una voce importante, forse la sola voce che mantiene viva l’attenzione di questo paese sui problemi della ricerca, dei malati e delle malattie che oggi non si possono curare. Grazie per l’attenzione.
 

Martedì, 6 ottobre, 2009 - 15:51

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