Siamo tutti a rischio

di Luigi Montevecchi

La volontà del malato di accettare o rifiutare un trattamento appartiene ai diritti inalienabili

 

Testamento biologico, o geneticamente modificato? Sembra essere la seconda ipotesi quella voluta dal governo con il disegno di legge Calabrò sulle disposizioni anticipate di trattamento.
Testamento modificato geneticamente, o meglio stravolto nel proprio significato originale: quello di esprimere il proprio consenso o dissenso ai trattamenti medici. Si vuole impedire l’ autonomia decisionale del cittadino - prevista dal legislatore e garantita da norme di rango costituzionale - imponendo una finalità terapeutica decisa da altri non solo in mancanza di un consenso, ma perfino in presenza di un diniego. Si vogliono riscrivere definizioni e concetti chiaramente espressi dalla Organizzazione Mondiale della Sanità in tema di salute, plasmandoli all’uso distorto che alcuni parlamentari con ossessiva compulsione a ripetere cercano di realizzare per placare la propria ansia. Si auspica l’ imposizione di trattamenti capaci di mantenere indefinitamente in vita chi tale esistenza artificiale non desidera più, giustificando tale previsione come lodevole ed irrinunciabile atto di solidarietà, e paventando l’avvento di forme eutanasiche. Il che sarebbe anche auspicabile, ma è un’altra storia.
Ed i cittadini che non hanno il privilegio di ricevere questa agenda, o di ascoltare quanto trasmette la radio radicale, sono condannati ad ignorare gli oltraggi che tale legge potrebbe decretare: e non mi riferisco solo alle sofferenze delle varie Eluana, ma al rischio che ognuno di noi, vestendo gli abiti del paziente, potrebbe essere costretto a subire in conformità a quanto questo disegno di legge vorrebbe stabilire: che la volontà del malato di accettare o rifiutare un trattamento appartiene a quei diritti inalienabili , svuotati dalla crudeltà di un parlamento irresponsabile e la complicità di una classe medica corrosa da un delirio di onnipotenza.

 

Mercoledì, 6 aprile, 2011 - 17:07

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