Segnalazioni di ottobre

di Maria Pamini

 Michela Murgia, Accabadora, Einaudi, 2009, pp. 166, euro 18,00

 
 
E' pieno di Sardegna il libro di Michela Murgia, premio Campiello all'ultima edizione. Una regione di cui la scrittrice conosce e ama cultura e tradizioni (si veda Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede, Einaudi, 2008), una terra che sembra avere un profondo legame con il volto ancestrale del mondo.
Anche l'accabadora fa parte di questa realtà arcaica. Ella (rara la versione maschile) era colei che nelle zone rurali più povere della Sardegna aiutava le persone anziane e malate a compiere l'ultimo passo verso la morte. Spesso l'accabadora era anche una levatrice, che dava e toglieva la vita. L'accabadora immaginata e descritta dalla scrittrice di Cabras, nell'immaginario paese di Soreni, per vivere fa la sarta. Bonaria Urrai non ha potuto avere figli perché l'uomo che ha amato nella sua giovinezza non è mai tornato dal fronte, né vivo né morto. Così prende in casa la piccola Maria, l'ultima figlia non desiderata di Anna Teresa Listru, e ne fa la sua “figlia dell'anima”. Tzia Bonaria è una splendida figura materna, a dimostrazione che i legami di sangue non sono affatto necessari per entrare in sintonia con l'universo interiore altrui. Questo rapporto consapevole e forte si interrompe, però, quando Maria scopre il motivo delle assenze notturne della sua seconda madre e si ricomporrà solo quando l'accabadora, gravemente malata, avrà bisogno della sua assistenza. Malgrado Maria si senta pronta a raccogliere l'eredità della vecchia sarta proprio per porre fine alla sua agonia, la Murgia preferisce consegnare Tzia Bonaria ad una morte naturale.
Finito di scrivere nei mesi in cui si concludeva la vicenda di Eluana Englaro, il libro ne risente forse proprio per il tentativo della Murgia di attualizzare la sua accabadora facendole esigere sempre il consenso del malato al cui capezzale è stata chiamata. Quando Antonia Vargiu la chiama per occuparsi del padre Jusepi, Bonaria Urrai maledice l'intera famiglia del vecchio poiché scopre che egli desidera ancora vivere. Le testimonianze in questo senso, in realtà, non sono molto chiare, poiché le richieste provenivano in gran parte dagli abitanti delle zone più povere e isolate della regione, per i quali l'assistenza in casa di un malato terminale poteva diventare un fardello insostenibile.
 
- Io sono stata l'ultima madre che alcuni hanno visto.
Maria rimase in silenzio per qualche minuto, mentre la rabbia moriva nel senso per lei inaccettabile di quelle parole. Quando parlò, Bonaria seppe che non c'erano più spazi per capire.
-Per me siete stata la prima, e se mi chiedeste di morire, io non sarei capace di uccidervi solo per quello che volete.
Bonaria Urrai la fissò, e Maria vide che la vecchia era stanca.
-Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata.
 
David Servan-Schreiber, Anticancro, Sperling & Kupfer, 2008, 2 voll., pp. XVIII-308, euro 19,00
 
Giunto alla sesta edizione in due anni, il libro di David Servan-Schreiber fornisce informazioni preziose sui metodi naturali che si sono rivelati utili nel prevenire lo sviluppo delle neoplasie o nel facilitarne il trattamento con approcci convenzionali. Servan-Schreiber era un ricercatore trentunenne con un brillante futuro nelle neuroscienze quando scoprì di avere un cancro al cervello. Iniziò con il chiedersi che cosa accomuna le persone che sopravvivono a questa malattia e mise in campo tutte le sue competenze di scienziato per comprendere che cosa la sconfigge e che cosa invece la alimenta. Dopo quindici anni, in cui ha lottato e vinto il cancro, ha deciso di raccontare la sua esperienza. In parte racconto personale, in parte piano di prevenzione, il volume è un percorso verso una vita più sana che offre una nuova visione della biologia del tumore e lancia un messaggio forte: per lottare contro questa malattia occorre fare appello anche alla nostre difese naturali.
 
 
Chiara Tonelli e Umberto Veronesi, Acqua e cibo: la rivoluzione necessaria, Sperling & Kupfer, 2010, pp. 128, euro 13,50
 
Acqua e cibo, due parole semplici che rimandano a una delle emergenze che l'umanità dovrà affrontare nei prossimi anni. Due sono gli obiettivi proposti dalla comunità scientifica: ridurre nei Paesi occidentali il consumo eccessivo di carne che sottrae all'alimentazione umana un'enorme quantità di cereali per destinarla agli animali da allevamento; incrementare la produzione agricola in quantità e qualità. Se il primo obiettivo richiede soprattutto un cambiamento nello stile di vita di una parte degli abitanti del pianeta, il secondo rappresenta una sfida complessa che la scienza ha già accolto. Con le più attuali e sperimentate tecniche di ingegneria genetica si sono ottenute piante non solo resistenti alla scarsità di acqua e agli insetti, ma anche arricchite di elementi importanti per la dieta. Una nuova frontiera che gli autori invitano a scoprire per superare i pregiudizi che ancora pesano sulle tecniche di miglioramento genetico delle piante.
 

http://giotto.ibs.it/cop/cop.aspx?s=B&f=200&x=0&e=9788820048624

Venerdì, 15 ottobre, 2010 - 16:09

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