Se l'utente non conta, vince l'inefficienza

di Daniela Fichera

Le caste professionali e politiche minano la validità del sistema sanitario; i cittadini contano molto meno dei cosiddetti “soggetti vicini”.

nelle decisioni pubbliche vale il principio contrario alla leva di Archimede: più gli interessi sono vicini al fulcro decisionale, maggiore è lo sforzo necessario per spostarli.

Io sono qui in veste di osservatore privilegiato; ho avuto la ventura come consigliere e assessore regionale di avere un punto di osservazione molto vicino sull’emblema della crisi della sanità italiana, la regione Lazio. Vorrei partire da una affermazione di ordine generale che non riguarda solo la sanità ma tutte le decisioni pubbliche; nelle decisioni pubbliche vale il principio contrario alla leva di Archimede: più gli interessi sono vicini al fulcro decisionale, maggiore è lo sforzo necessario per spostarli. Facciamo un esempio che non riguarda i temi che stiamo affrontando qui: il peso dei tremila dipendenti dell’azienda di trasporti conta più del milione di utenti della stessa azienda, perché i dipendenti hanno capacità di esseri vicini al decisore e di influenzarlo. Forse l’uscita da questo paradosso passa attraverso la creazione di meccanismi che consentano ai milioni di utenti finali di contare di più dei soggetti vicini. Per la sanità la situazione è peggiorata, ed è resa complicata perché siamo di fronte ad un sistema composito che ha almeno quattro protagonisti, per semplificare: imprenditoria che fa il suo fatturato, il suo profitto; una casta professionale la cui capacità di influenza è molto grande; il sistema del lavoro pubblico che ha tutti gli elementi di forza e pressione, accentuati dal potere di deterrenza forte, rispetto ad altri ambiti; una classe politica che condiziona la sanità, anche se credo che sia il contrario, non la vedo in realtà molto forte. Questi quattro interessi particolari hanno costruito un compromesso su un utilizzo infinito delle risorse, che tendenzialmente garantisce l’efficacia di base del sistema rispetto alle situazioni particolarmente critiche, ma non apporta assolutamente nulla dal punto di vista dell’efficienza. I sistemi di informazione al cittadino sono un antidoto a questo? Non so se sono la cura, tuttavia sicuramente possono essere un fattore di limite, che riequilibra questo squilibrio di condizionamenti nel momento delle decisioni politiche. Non ritengo salvifiche le norme sulla nomina dei direttori generali, anche se le condivido: il problema non è mettere bravi al posto di cattivi; ma per come è organizzato il sistema, esso è teso alla fine a privilegiare l’inefficienza, gli interessi vicini a quelli lontani. Non significa che non si debbano attuare delle modiche al metodo di nomina, ma non attribuirgli un potere salvifico. Lo Stato potrebbe fare in via legislativa altre cose. E se separassimo il riconoscimento, anche economico, della capacità professionale del medico dall’attribuzione di una struttura, nell’ambito del servizio sanitario pubblico, forse ci libereremmo di un po’ di elementi di inefficienza?!

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 15:06

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