La legge 40, dal 19 febbraio 2004 al 31 marzo 2009

Se c'è giudizio

di Filomena Gallo

Grazie all’impegno delle Associazioni dei Pazienti Infertili, dell’Associazione Luca Coscioni, delle coppie che hanno voluto denunciare l’incostituzionalità della legge 40, saranno ora i medici a decidere quanti embrioni sono necessari per la positiva riuscita dell’impianto in utero

 

Premessa - Dal 1978, anno di nascita della prima bambina concepita con fecondazione in vitro, Louise Brown, nel 1978, molti sono stati i Paesi Europei che hanno immediatamente legiferato in materia. In Italia, abbiamo assistito a 10 anni di dibattito parlamentare, su varie proposte di legge in tema di fecondazione assistita. In particolare sul progetto di legge 1514, oggi legge numero 40/04, sono stati rigettati tutti gli emendamenti proposti in sede di discussione. La legge - La legge 40 entra in vigore il 10 marzo 2004. Dall’analisi della legge, emergono due dati evidenti: il fondamento di natura penalistica della norma e la difficoltà a trovare un orientamento unitario nel regolamentare la salute della persona e più in generale della coppia, la libertà individuale in tema di scelte procreative, la libertà della ricerca scientifica, l’autonomia della pratica medica, la tutela dei diritti di tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di fecondazione assistita. Senza analizzare ogni singolo articolo, ma ponendo attenzione ai punti più dibattuti, immediatamente troviamo da un lato gli aspetti concernenti la tutela dell’embrione, e dall’altro gli aspetti concernenti i requisiti soggettivi ‘necessari’ per poter accedere alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita. Chiara è la sproporzione tra la tutela delle due differenti situazioni soggettive, a tutto favore dell’embrione. I divieti - I nuovi divieti della norma sono tassativi, no all’eterologa, no alla crioconservazione dell’embrione (tranne in casi specifici), no alla revoca del consenso dopo la fecondazione, no alla produzione di più di tre embrioni, no all’accesso alle tecniche per coloro che non sono sterili (portatori di patologie genetiche e virali). Tali divieti nel 2004, determinarono il documento a firma di alcuni scienziati italiani, che definirono la norma in questione con “divieti stupefacenti dal punto di vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista morale.” Il referendum- Luca Coscioni, con l’associazione per la libertà di ricerca scientifica a lui intitolata, ha promosso nell’aprile del 2004 con l’area radicale il referendum di abrogazione totale della legge numero 40/04, mobilitando il paese per la raccolta firme. Nel luglio 2004, anche l’area politica di sinistra decise di proporre altri quesiti abrogativi parziali della legge 40. In sintesi i quesiti proposti furono i seguenti: Per l’utilizzo a fini scientifici di embrioni non utilizzabili per una gravidanza; La tutela della salute della donna; Diritto di autodeterminazione e libertà di scelta; Divieto di eterologa. La Corte accettò questi ultimi bocciando il referendum radicale, quello di abrogazione totale della legge, di certo il più intellegibile, minacciando sin da subito il buon esito del dibattito (tutto tecnico e ideologico) in materia e della partecipazione al voto. Il referendum si è celebrato con il mancato raggiungimento del quorum: votano solo il 25% degli elettori. Un referendum che non raggiunge il quorum è da considerarsi come mai realizzato, poiché non hanno vinto i si o i no, ma i cittadini Italiani non hanno espresso la loro decisione e l’astensione non è prevista dall’istituto del referendum. Le azioni giudiziarie – La lotta per i diritti civili delle persone con problemi di sterilità è continuata attraverso numerose azioni giudiziarie (che pubblichiamo nella scheda) in cui il principio “dal corpo dei malati al cuore della politica” ha definitivamente messo in chiaro quali sono i problemi reali che i malati vedono calpestati da una legge insensata che da anni impone tecniche al di fuori degli standard internazionali e che hanno il solo pregio di difendere un’idea astratta della vita, calpestando quella vissuta sul proprio corpo e su quello del nascituro. Legge 40, colpita - Dopo la decisione della Corte Costituzionale del 1 aprile 2009, saranno i medici a decidere quanti embrioni saranno necessari per la positiva riuscita dell’impianto in utero della donna al fine di superare lo stato di infertilità e infertilità/sterilità della coppia. Impianto che dovrà essere privo di rischi per tutelare la salute della donna. Nel rispetto delle finalità della legge, articolo 1: rimuovere lo stato di sterilità, infertilità e tutelare i diritti dei soggetti coinvolti, senza arrecare pregiudizio alla salute della donna, a conferma della sentenza 27 del 1975. Si potrà così evitare quella vera e propria tortura psicologica, oltre che fisica, rappresentata dalle terapie farmacologiche e dalle aspettative e dagli insuccessi dei tentativi di Pma senza gravidanze. Una vittoria giunta al termine di una guerra giuridica innescata dalle tante coppie sterili italiane e dalle associazioni impegnate su questo delicato fronte.
 

Martedì, 9 giugno, 2009 - 14:41

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it