Scienza e società: così complici da non capirsi

a cura di Maria Pamini

Scientismo e antiscientismo sono per Bucchi (professore di Scienza, Tecnologia e Società all’Università di Trento) due malattie che minano allo stesso modo il rapporto tra scienza e società, un rapporto reso sempre più difficile non da una mancanza di comunicazione bensì da un “eccesso di complicità”. Secondo l’autore, infatti, la società odierna trova più semplice affidarsi alle promesse della tecnoscienza che non darsi un proprio senso di marcia in cui il rapporto con il pensiero scientifico sia un processo critico e proficuo di scambio continuo. Affermando che non si deve più essere scientisti Bucchi vuole sottolineare la necessità a non assecondare una società che tende ad essere essenzialmente passiva e “che si limita a reagire alle sollecitazioni e agli sbalzi in avanti della tecnoscienza, [ma che] è intrinsecamente incapace di cogliere la vera natura delle sfide e dei dilemmi contemporanei”. L’immagine delle due velocità è ricorrente: una società lenta che fatica a stare al passo con l’innovazione scientifica, che invece corre veloce.

Il compito che rimane alla società è dunque solo quello di accettare che il limite sia spostato sempre più avanti o non è invece quello di porre le questioni di fondo: chi siamo e dove vogliamo arrivare? Domande ineludibili e forse rese ancor più rilevanti dal momento che la stessa scienza si presenta oggi assai più fluida e articolata al suo interno di un tempo, una tendenza accentuata dalla comunicazione in rete che permette di rendere pubbliche, anche ai non addetti ai lavori, ricerche che ancora non si sono guadagnate sufficiente consenso scientifico. Un esempio ripreso dall’autore è quello del mutamento climatico: quando si pensava che fosse stata raggiunta l’unanimità sul riscaldamento del pianeta, nel marzo dello scorso anno un gruppo di scienziati (tra cui il premio nobel della fisica Ivar Giaever) indirizzò al presidente degli Stati Uniti un’inserzione a pagamento comparsa sul New York Times in cui si metteva in dubbio proprio questa certezza. Per Bucchi in questo, come in moltissimi altri casi, sono stati scardinati completamente i canoni della comunicazione della scienza, con una sovrapposizione dei diversi ambiti che rende difficile capire come orientarsi.Un ulteriore rischio del modello scientista sottolineato dall’autore è quello dovuto alla sua tendenza a concentrarsi “sui prodotti tecnoscientifici dalle implicazioni più vistose o solo apparentemente più socialmente sensibili”. Si discute molto dell’impatto delle biotecnologie o delle nanotecnologie sulla nostra salute, mentre non si presta attenzione, per esempio, agli effetti del cosiddetto multitasking, lo “spezzettamento dell’attenzione e della concentrazione che è caratteristico dell’interazione con le moderne tecnologie”, sulle nostre facoltà cerebrali e neurologiche (e non è difficile immaginare che ciò sia dovuto più agli interessi economici in gioco che a vera e propria disattenzione). In estrema sintesi, Bucchi auspica che la società utilizzi la scienza in maniera sempre più consapevole e non “come scorciatoia per evitare di interrogarsi su di sé e sul proprio futuro”.

Massimiliano Bucchi SCIENTISTI E ANTISCIENTISTI. PERCHÉ SCIENZA E SOCIETÀ NON SI CAPISCONO
Il Mulino 2010
121 PP 11,50 EURO

 

Per convenzione, la linea Homo comincia con Homo habilis - creatura di cui non sappiamo quasi nulla, se non che la sua massa cerebrale aveva più o meno le dimensioni di un'arancia - e termina con Homo sapiens, cioè noi. Non siamo a conoscenza di nessuna ragione convincente che possa spiegare perché, all'incirca due milioni di anni fa, il nostro cervello abbia improvvisamente cominciato a crescere. Esso, pur costituendo appena il 2 per cento della massa corporea, divora il 20 per cento dell'energia disponibile. Ancora le domande sono molte: Come funziona? Di che cosa ha bisogno per funzionare al meglio? Perché è in grado di imparare perfettamente le cose più disparate? Perché è così facile dimenticarle? John Medina, biologo molecolare di fama internazionale, per anni ha svolto ricerche sulle misteriose connessioni tra cromosomi e funzioni mentali, tra geni e comportamento.

John Medina IL CERVELLO. ISTRUZIONI PER L’USO
Bollati Boringhieri 2010
315 PP 19 EURO

 

Il libro è un'ampia e aggiornata disamina su uno dei più grandi misteri irrisolti riguardanti il cervello: i lobi frontali. Si sa che queste ampie aree cerebrali svolgono le funzioni più avanzate e complesse; che a loro sono legate l'intenzionalità, la determinazione e l'attività decisionale e che raggiungono uno sviluppo significativo solo negli esseri umani. L'autore, neuroscienziato statunitense, parlando dei lobi frontali parla della consapevolezza di sé e degli altri; di talento e successo; di creatività; di differenze tra uomini e donne. Ma anche della civiltà e della storia, delle analogie fra l'evoluzione del cervello e lo sviluppo delle strutture sociali complesse; e quindi di maturità e di responsabilità sociali. E naturalmente di sviluppo cognitivo, di apprendimento e di invecchiamento, di come potenziare le funzioni cognitive e proteggere la mente dal declino.

Elkhonon Goldberg LA SINFONIA DEL CERVELLO
Ponte alle Grazie 2010
419 PP 20 EURO

Lunedì, 14 giugno, 2010 - 18:09

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