Obama, i quaccheri e la droga

Sarà Obama a compiere la svolta o nessuno ci riuscirà

di Angiolo Bandinelli

Le scelte del Presidente degli Usa sono culturalmente le uniche capaci di immaginare una lotta alla droga senza proibizionismi 

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e sua moglie Michelle hanno iscritto le loro due figlie in una scuola poco distante dalla casa Bianca. Scelta giusta,non solo perché comoda ma anche perché la scuola è rinomata,prestigiosa ed elitaria quanto basta. E’ gestita dalla comunità quacchera di Washington. In Italia,quando si parla di quaccheri,si sorride o si ride apertamente:con quel nome buffo! E invece i quaccheri sono una delle denominazioni protestanti più vive ed attive, e hanno influenzato il pensiero occidentale, fino alle soglie dell’Illuminismo. Le loro scuole (e dunque quella dove studiano le due figlie di Obama)sono quanto di più laico si possa immaginare:vi è rigorosamente vietato fare allusione a valori o sentimenti religiosi che possano offendere l’uno o l’altro di ragazzi provenienti,ovviamente,da diverse confessioni. In secondo luogo,hanno criteri didattici esemplari,sicuramente non ispirati alla riforma del Ministro Gelmini,quella del 5 in condotta. Nella scuola quacchera di Washington,per ottenere l’attenzione degli alunni l’insegnante conta, a bassa voce, fino a cinque. Alla fine della conta, nella classe si è stabilita l’atmosfera, la concentrazione giusta per l’inizio della lezione. Abbiamo finora scherzato un po’(non tanto). Ma la nostra attenzione sulle iniziative del presidente Obama e sul nuovo clima che si sta manifestando negli USA non si basa soltanto su queste minute vicende familiari. Riportiamo di seguito alcuni stralci di un recente comunicato congiunto della deputata radicale Rita Bernardini e di Claudia Sterzi,Segretaria dell’Associazione Radicale Antiproibizionisti. Sono eloquenti: “Il nuovo Attorney General Eric Holder, pochi giorni dopo essersi insediato al Dipartimento di Giustizia statunitense,ha annunciato la fine della politica della tolleranza zero dell'amministrazione Bush verso l'utilizzo di sostanze stupefacenti in campo medico: non saranno più perseguiti dalla legge i dispensari che forniranno marijuana a persone che soffrono di cancro e altri seri disturbi. La svolta è segnata anche dalla designazione a massima autorità federale sulla droga di Gil Kerlikowske, l'ex capo della polizia di Seattle che sin dall'inizio disse chiaramente chela caccia ai consumatori di spinelli non era fra le sue priorità”. Alle parole cominciano a seguirei fatti: lo Stato di New York, che negli anni ’80 lanciò la formula,appunto, della “tolleranza zero”,ha varato norme per le quali i magistrati potranno valutare caso per caso e scegliere se inviare i colpevoli, invece che in galera, incentri di cura e di riabilitazione pubblici,per i quali sono anche stati stanziati 50milioni di dollari .Queste notizie si inseriscono in un clima internazionale sfaccettato,nel quale si intravedono elementi di forte novità. Sempre nel comunicato Bernardini-Sterzi si avverte che il cambio dirotta negli USA “segue alle valutazioni sulla questione compiuta dalla speciale commissione formata dagli ex presidenti di Brasile (Fernando Henrique Cardoso), Colombia(Cesar Gaviria) e Messico (Ernesto Zedillo), la quale lo scorso12 febbraio ha raccomandato al presidente americano Barack Obama di legalizzare la marijuana. Anche l’ex presidente cileno,Ricardo Lagos, è intervenuto dichiarando:‘Stiamo perdendo la guerra contro la droga in America Latina ed e' arrivato il momento di valutare un nuovo paradigma sulla questione, che potrebbe comprendere la legalizzazione della cannabis’”.Tra i suoi primi atti di governo, ricorderete,Obama annunciava la ripresa dei finanziamenti federali per le ricerche sulle staminali embrionali. Noi segnalammo che la svolta era un portato della personalità del nuovo presidente,uomo della East Coast, laureato ad Harvard, di formazione schiettamente laica e multietnica,poco influenzata dai fondamentalismi biblici. Seguì questa decisione (o la precedette di poco)un’altra non meno significativa,il sostegno del governo USA auna dichiarazione dell’ONU che chiede la depenalizzazione mondiale dell’omosessualità. Come è noto, la Santa Sede si oppose fortemente alla dichiarazione,con argomenti del tutto speciosi. A febbraio, infine, l’amministrazione Obama aveva informato che avrebbe rimosso la regola dell’obiezione di coscienza per i dipendenti del Dipartimento della Salute e i Servizi Umani coinvolti in procedure di aborto legale. La dichiarazione del nuovo Attorney General americano (e l’iniziativa dello Stato di New York) è una ulteriore conferma del mutamento di clima,a Washington, sui temi etici e i diritti civili. Non è possibile, a questo punto,immaginare che Obama possa avviarsi sulla via della depenalizzazione-legalizzazione delle droghe leggere?Almeno per ora, no: in un suo recente intervento conferenza su Internet,Obama ha detto di non ritenere che la legalizzazione della marijuana possa contribuire a “stimolare l’economia USA”. D’altra parte,la segretaria di Stato Hillary Clinton e altri diplomatici di rango dell’Amministrazione USA si sono recati in Messico per caldeggiare presso quel governo l’intensificazione della lotta ai cartelli della droga che stanno conducendo una sanguinosa lotta per bande lungo il confine tra Messico e Stati Uniti, incuranti del deterrente costituito dai mille chilometri di rete metallica fatti istallare da Gorge W. Bush.Contro i narcotrafficanti messicani il governo americano ha anche avviato la mobilitazione dei riservisti, con l’obiettivo di intensificare il controllo sulla catena dei traffici, rapimenti e omicidi legati al mondo della droga clandestina. E’ sperabile che questa operazione non prenda la stessa piega dell’inutile guerra all’oppio condotta in Afghanistan.Comunque, è certo: o sarà Obama a compiere la svolta che consentirebbe(come auspica l’”Economist”del 7 marzo scorso) di considerare la droga non come un “law-and-order problem”ma un “public-health problem”,o nessun altro ci riuscirà.

Giovedì, 14 maggio, 2009 - 17:50

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it