Santa Rita dal carcere

Marco Aurelio

Al momento in cui andiamo in stampa con questo giornale (sabato 8 maggio), Rita Bernardini è al ventiquattresimo giorno di sciopero della fame. L’obiettivo? Far sì che il "disegno di legge Alfano", annunciato dal ministro della Giustizia ormai da settimane, possa finalmente essere approvato, senza che nel frattempo il Parlamento lo spolpi di tutti i contenuti che lo rendono un palliativo efficace e urgente da somministrare alla carceri italiane. Se non altro perché concedendo gli arresti domiciliari ai detenuti che devono scontare ancora meno di 12 mesi di carcere e la messa in prova per reati punibili con meno di tre anni di reclusione, gli istituti di pena potrebbero d’un tratto divenire un po’ più vivibili. E più legali, soprattutto, visto che oggi il sovraffollamento in cella non solo rende proibitiva la convivenza sia per i detenuti che per gli agenti di polizia, ma allo stesso tempo mette l’Italia al di fuori della Costituzione.

L’articolo 27 della Carta dice infatti: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Il carcere invece, nelle condizioni in cui si trova oggi, si trasforma in discarica sociale, fucina di ingiustizia al suo interno e di ulteriore criminalità al di fuori dalle sue mura. Rita lo sa, se non altro perché da quando è stata eletta nel 2008, di visite in carcere ne ha fatte almeno 80, incontrando migliaia di detenuti e operatori del settore. Carcerati ed esuli, così vuole la tradizione cristiana, hanno almeno un Santo in paradiso: San Vittore. Ma da qualche tempo, stando a come si parla di Rita nelle galere italiane, nelle lettere dei detenuti e nei messaggi degli agenti, una Santa la "comunità penitenziaria" ce l’ha anche in Parlamento.

Martedì, 18 maggio, 2010 - 16:07

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it