L'INTERVENTO: Scandalosa bonifica

"Santa Giulia". Milano oltre ogni limite

di Edoardo Bai

La denuncia Il 19 luglio 2010 l’area di Santa Giulia viene posta sotto sequestro. In realtà nell’area non è stata realizzata alcuna bonifica: gli avallamenti e gli scavi sarebbero stati riempiti con rifiuti di ogni tipo.

La mancata bonifica di un’area industriale determina il sequestro di un “prestigioso” progetto immobiliare: superati i limiti di sostanze tossiche.

Fra gli esempi virtuosi di “buone pratiche” realizzate su aree dismesse industriali che compaiono in coda al rapporto annuale 2005 dell’APAT (ISPRA) viene citata l’area industriale Montedison e Redaelli (Milano Santa Giulia). Progetto prestigioso, nato all’interno del PII Montecity-Rogoredo, finanziato da fondi europei, prevedeva la realizzazione di un parco di 333.000 metri quadri e l’insediamento di centri commerciali, aree residenziali, strutture pubbliche, alberghiere, sportive e religiose. Il 19 luglio 2010, su ordine del Giudice Fabrizio D’Arcangelo, l’area di Santa Giulia viene posta sotto sequestro. Di tutto il progetto, risultano realizzati soltanto alcuni edifici di civile abitazione; niente parco, niente servizi, abitazioni già vendute a caro prezzo lasciate nel deserto della periferia di Milano. Gli abitanti si stanno organizzando per una class action. C’è di che preoccuparsi sulla realizzazione delle altre “buone pratiche” citate nel rapporto; aree cruciali per Milano, oggetto dei pochi interventi edilizi di una qualche importanza in un’area metropolitana dove l’occupazione di suolo è già al limite del sopportabile. Si tratta della ex raffineria Agip, dove ora sorge la Fiera, l’area gasometri della Bovisa, dove dovrebbe essere trasferito il politecnico, la ex Pirelli, con l’Università Bicocca già insediata, l’area di Sesto San Giovanni dove sorgeva la Breda Siderurgica, la Falk, la Cimi Montubi, e infine l’area della ex fiera di Milano dove è in progetto la costruzione di tre grattacieli. Qualcosa non funziona nel dispositivo normativo che consente le bonifiche su proposta degli operatori privati, garantendo il “giusto ritorno economico”. Fra gli imprenditori che decidono di sfruttare le aree dismesse, infatti, compare il nome di Zonino, cui viene affidata l’area Falk, la cui ditta è fallita prima del completamento delle opere, e il nome di Grossi, detto il re delle bonifiche, le cui numerose ditte intervengono a Sesto San Giovanni, presso la SISAS di Pioltello, a Broni(stabilimento fibronit), a Cerro al Lambro (Melme acide), e in 17 comuni della provincia. A Milano eredita da Zonino il progetto Santa Giulia. Grossi viene arrestato lo scorso anno su disposizione del procuratore della repubblica dottoressa Pedio, perché gonfiando i prezzi dei lavori eseguiti, con la complicità dei fornitori, costituiva fondi neri nelle isole Canarie per l’ammontare di parecchi milioni di euro. Evidente che il giusto guadagno non basta, almeno agli imprenditori senza scrupoli come Grossi, che godono di importanti relazioni con la Regione (Grossi, come Zonino, è molto vicino a Comunione e Liberazione). Ma c’è di più: per la movimentazione terra, nelle opere di bonifica, a Santa Giulia, Grossi si serve della Lucchini e Artoni, ditta cui di recente è stato sospeso il certificato antimafia perché sospetta di infiltrazioni da parte della ‘ndrangheta.

Nelle motivazioni del sequestro dell’area, il giudice rileva che durante le opere di bonifica sono stati movimentati 2 milioni di metri cubi di terreno pulito, invece del milione in progetto, ma che questo terreno non pare sia stato riutilizzato per realizzare le opere edilizie (spianamenti, modellamento dei profili del parco, ecc.). Gli avallamenti e gli scavi, al contrario, sarebbero stati riempiti con rifiuti di ogni tipo, in parte provenienti dalla stessa bonifica delle aree ex Montedison e Redaelli, e in parte da siti esterni di natura ancora ignota. In realtà nell’area non è stata realizzata alcuna bonifica, a parte quelle, di superficie modesta, a suo tempo eseguite da Montedison, nel 1985. All’epoca non esisteva il decreto Ronchi, e tantomeno il testo unico ambientale, perciò le bonifiche furono effettuate riferendosi alle tabelle olandesi, molto più permissive di quelle adottate successivamente dallo Stato Italiano. La Me effettua le seguenti bonifiche: area Bonfadini, con asportazione di 230.000 metri cubi di rifiuti e realizzazione di una discarica controllata in loco, capping (ricopertura) finale, area Bistoletti, messa in sicurezza con asportazione di alcuni hot spot (nuclei di inquinamento) e capping della cava utilizzata dalla stessa Me in passato per smaltire rifiuti industriali; zona PZC tramite estrazione con vapore dei solventi ritrovati nel sottosuolo; area S1 bis con asportazione di hot spot e capping. Perché si è deciso di lasciare le cose come stavano lo spiega lo stesso Grossi, nella deposizione rilasciata ai magistrati: “perché se si fosse fatta la bonifica si sarebbero dovuti spendere 400-500 milioni di euro e forse non sarebbero nemmeno bastati in ragione delle dimensioni dell’area. Per rendere gli investimenti convenienti e favorire il recupero delle aree ex industriali è necessario che ci sia un ritorno economico-finanziario. In tutte le aree ex industriali ormai si approvano piani di scavo.” Grossi ha ragione, Nell’approvare la realizzazione del progetto Montecity, il Comune di Milano non impone alcuna caratterizzazione dell’area, tantomeno una completa bonifica, viene deliberata semplicemente l’approvazione ad un piano scavi, che comporta la caratterizzazione del terreno scavato e la gestione successiva dello stesso con eventuali smaltimenti. Ma, nonostante sia stata eliminata la necessità di una caratterizzazione completa dell’area, Grossi provvede lo stesso ad affidare ad Ecoappraisal, specialisti della materia, una analisi di rischio della zona, che solitamente viene effettuata in funzione della bonifica. Evidentemente a qualcuno è venuto lo scrupolo di verificare che l’area non fosse pericolosa per la salute dei futuri abitanti, o per l’ambiente. Le conclusioni di Ecoappraisal sono molto chiare: l’area sarebbe idonea per insediamenti industriali, con esclusione delle civili abitazioni. Eppure soltanto queste ultime sono state realizzate: come è stato possibile? Perché tutti gli Enti chiamati in causa per l’emissione di autorizzazioni o per l’effettuazione di controlli, senza eccezione, fanno disciplinatamente la loro parte, chi per complicità più o meno palese, chi perché ritiene sia importante recuperare l’area, anche con qualche strappo alle norme, ritenendo in buona fede che sia meglio così, piuttosto che lasciare l’area in completo abbandono. A ciò si aggiunga che i tecnici che dovrebbero eseguire le analisi e i controlli di rito sono ormai al lumicino, senza personale e senza autonomia operativa. La Regione approva la Valutazione di Impatto Ambientale, pare sulla base di planimetrie non corrispondenti al vero progetto, la Provincia certifica bonifiche di fatto mai avvenute o avvenute solo parzialmente, le analisi di controllo non si effettuano con la dovuta meticolosità e i sopralluoghi previsti per verificare la fine lavori sono per lo meno distratti e superficiali.

I risultati, dal punto di vista ambientale e financo da quello della tutela della salute pubblica, sono elencati nel decreto di sequestro:

“Nell’area PZC (quella bonificata, ndr) rispetto alla faldina sospesa, ad una profondità di sette metri circa, inquinamento da solventi clorurati, che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge e una notevole differenza dei valori accertati a monte e quelli a valle.....tricloroetilene (116 microgrammi/litro contro un limite di legge di 1,5 e con un monte di 0,02 microgrammi....tetracloroetilene (19,20 microgrammi/l. Contro il limite di legge di1,1...triclorometano(2,83 microgrammi/l contro un limite di 0,15)..cloruro di vinile (2,4 microgrammi/l contro un limite di 0,5) tutte sostanze cancerogene, con elevate concentrazioni di dicloroetilene (1675,5 microgrammi/l) e di manganese (3181 microgrammi/l) sostanze pericolose per l’ambiente. Rispetto alla prima falda, a una profondità di circa 25 metri, inquinamento da solventi clorurati, che evidenzia un sostanziale superamento dei limiti di legge.... tetracloroetilene(24,16).. tricloroetilene(3,66 microgrammi/).... triclorometano (0,64 microgrammi/l) tutte sostanze cancerogene.” Analoghi o peggiori inquinamenti della falda sono misurati in altre aree di Santa Giulia, denominate AMS.

CASI:

Pioltello/Rodano
Bonifica interrotta
Sisas
Produzione dismessa di solventi e plastificanti;
• bonificatore: Gossi;
• costo preventivato 120 milioni;
• finanziamenti dello Stato 30 milioni;
• bonifica interrotta per rinuncia di Grossi qualche mese prima della scadenza fissata dall’Unione europea che ha condannato l’Italia per mancata bonifica dichiarato stato di emergenza. Grossi non aveva versato nessuna fideiussione.

Melegnano
Lottizazioni, fogne, fanghi tossici e tumori
Saronio di Melegnano
• Ex produzione di coloranti;
• falda inquinata da centinaia di sostanze;
• pozzi agricoli chiusi su ordinanza comune;
• numerosissime lottizzazioni lungo il percorso delle condotte fognarie della azienda contenenti fanghi tossici e all’interno della stessa area industriale;
• aumento dei tumori della vescica fra gli abitanti di Melegnano statisticamente significativo;
• area militare probabilmente inquinata offlimit e impossibile da controllare per l’ostracismo dell’esercito.

Cesano
Record di fanghi tossici
Acna di Cesano Maderno
• Deposito più grande di fanghi tossici ancora in sito, da verificare la tenuta del muro di contenimento;
• nell’area diversi insediamenti industriali Bracco, basf.

Broni
Il secondo più alto in Italia
Fibronit
• Dopo Casale, il sito a rischio amianto più importante di Italia. Per la bonifica occorrerebbero 25 milioni di euro. Stanziati dallo Stato 5.

Saronno
La trielina torna a scuola
Ex Cantoni di Saronno
• Neppure iniziata la caratterizzazione. Ritrovate importanti concentrazioni di trielina e tetracloro a valle, in pozzo utilizzato da una scuola elementare.

"MILANO SI MUOVE" - 5 REFERENDUM PER MILANO:

1 Dimezzare il traffico
Pedonalizzare il centro ed estendere Ecopass destinando tutti i ricavi al potenziamento del trasporto pubblico, del bike-sharing e car-sharing, delle piste ciclabili.

2 Più alberi, meno cemento
Per raddoppiare il numero di alberi e destinare a verde pubblico almeno almeno la metà delle grandi aree dismesse.

3 Energia pulita
Per ridurre le emissioni inquinanti e risparmiare energia, standard massimi di efficienza energetica per i nuovi immobili, “rottamazione edilizia”; no al gasolio per il riscaldamento, sì al teleriscaldamento.

4 Expo verde
Perché il Parco Agroalimentare previsto per l’Expo non sia smantellato dopo l’evento e l’area Expo non sia cementificata.

5 Riapertura dei Navigli
Per recuperare la Darsena come porto di Milano, riaprire dove possibile i Navigli oggi sepolti sotto le strade.

PERCHÈ IL REFERENDUM: Per garantire ai suoi cittadini standard di salute e di vita adeguati ad una metropoli moderna, Milano ha bisogno di rivoluzionare i sistemi dei trasporti, dell’energia e del verde. Gli studi scientifici più recenti hanno accertato che se venissero adottate misure coraggiose necessarie per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo, guadagneremmo un anno e mezzo di vita a testa, eviteremmo 1.000 morti all’anno e ci ammaleremmo di meno. Soprattutto i bambini, gli anziani e le fasce più deboli e a più basso reddito ne avrebbero un beneficio immediato. Purtroppo la politica di Palazzo si dimostra incapace di assumere scelte coraggiose e lungimiranti. I referendum sono l’unico modo per ridare ai cittadini il diritto di scegliere il loro futuro.
CHI LI PROMUOVE: I promotori sono un gruppo trasversale di cittadini, con esperienze diverse nella politica, nella cultura, nella scienza e nella ricerca, nell’ambiente e nel sociale, convinti che ci si debba impegnare in prima persona per trasformare Milano in un luogo più sano e vivibile.
SCADENZE: La sottoscrizione dei quesiti da parte di almeno 15.000 milanesi comporterà la chiamata al voto di tutti i residenti. Se almeno il 30% degli elettori andranno a votare ed il SI’ prevarrà, le richieste assumeranno il valore di un preciso indirizzo agli organi comunali.

 

 

Giovedì, 2 settembre, 2010 - 11:48

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