Sanità fuori di testa

di Fabrizio Starace

Bisogna intendersi sugli indicatori, sui criteri innanzitutto, senza lasciarsi andare ai proclami ideologici, e attivare il benchmarking

C’è bisogno di una condivisione su sistemi di valutazione, criteri e indicatori per stimare cosa funzione e cosa non funziona; c’è un vuoto di informazione non più tollerabile.

Una piccolissima premessa prima di entrare nel vivo del tema: riprendo la parte provocativa, direbbero gli inglesi, di Manfellotto sulla valutazione dei medici e provo a calarla nell’ambito della psichiatria e della psicoterapia, ambiti che conosco meglio. Una questione cruciale che si poneva nella discussione del progetto di legge, che poi non è giunto in porto, che intendeva aprire la pratica della psicoterapia ad un maggior numero di persone afferenti ai servizi pubblici era quella di quali psicoterapie lo stato dovesse farsi carico, quindi quali terapie avessero delle prove di efficacia. Forse non tutti sanno che lo stato italiano autorizza alcune centinaia di scuole di psicoterapie differenti, oltre 300 forse, e che vi siano ancor di più misuratori di esito proposti dalle varie scuole. Allora come è possibile confrontarsi con un universo così variegato e poco definito? Ben venga dunque un approccio valutativo e informativo. Una maggiore conoscenza, un maggiore approfondimento, una maggiore informazione condivisa, riteniamo avrebbero potuto incidere in maniera positiva. Se chiedo ai rappresentanti del governo della commissione sanità il fabbisogno di intervento psichiatrico sfido chiunque a dirmi quanti sono in modo non approssimativo. Non c’è nessuno che ha verificato in questi 30 anni. Non è questo forse un bisogno di informazione!? Questo è un vuoto di informazione non più tollerabile. Un altro vuoto di informazione esiste sull’efficacia del sistema messo in piedi: noi continuiamo ad assistere nel dibattito scientifico alla contrapposizione degli psichiatri democratici e quelli aristocratici. Chi ha mai fatto una sistematica valutazione degli interventi a cui sottoporre i pazienti? Non è stata mai fatta fino alla modifica del capo quinto della Costituzione, né viene fatta oggi in una situazione già di fatto federalista in cui ci sarebbe bisogno di un organismo centrale contro le iniquità che si verificano tra regione e regione. È possibile fare qualcosa? Stiamo mettendo in atto un tentativo che può essere messo in porto a partire da dati correnti. Bisogna intendersi sugli indicatori, sui criteri innanzitutto, senza lasciarsi andare ai proclami ideologici, e attivare il benchmarking, il confronto tra quello che funziona e quello che non funziona. Occorre vedere poi cosa disponiamo per caratterizzare l’assistenza psichiatrica territoriale e quella ospedaliera. Quanti sono i posti letti, quanti i medici, quali le prestazioni? Quali i criteri di ospedalizzazione? Attraverso questi indicatori possiamo dire chi lavora meglio e chi peggio; essi inoltre consentono la programmazione di interventi migliorativi, la valutazione successiva misura l’impatto delle politiche e degli investimenti. E poi non è possibile che a latitudini differenti ci siamo prestazioni differenti!

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 14:52

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