Per salvare le persone affette da HIV che fanno uso di droga.

a cura della redazione

L’uso delle droghe per iniezione è il fenomeno più nascosto dell’epidemia globale dell’HIV. L’uso delle droghe si sta espandendo ancora attraverso il mondo. Ben 16 milioni di persone si iniettano droga in almeno 148 paesi. Intorno ai 3 milioni (ma potrebbero essere ben 6,6 milioni) di persone iniettano droga e sono positive alla HIV. Fuori dall’Africa sub-sahariana, circa un terzo delle malattie correlate all’HIV possono essere attribuite all’iniezione di droga. Anche in Africa, l’uso della droga sta diventando un conduttore in crescendo dell’epidemia.

Molti paesi hanno usato il sistema di giustizia penale, non quello della salute, per raggiungere le persone che usano droghe. Tuttavia questi approcci legali hanno fallito. La criminalizzazione ha ridotto l’accesso alle cure per le persone a rischio di uso di droghe. Gli approcci legali a nulla servono per andare alla radice del problema o per affrontare gli ambienti a rischio di uso di droghe (in realtà potrebbero peggiorarli). In sintesi, rinchiudere la gente non funziona. I governi dovrebbero rifiutare di adottare queste leggi e invece considerare soluzioni sanitarie, o meglio delle politiche sanitarie, di riduzione del danno. Il caso dell’accesso universale a questi programmi di prevenzione scientificamente fondati è moralmente urgente.

L’HIV non è solo un problema di salute pubblica. È anche una sfida in termini di diritti umani. In aggiunta all’accesso alle cure integrate si devono affrontare anche questioni di stigmattizzazione e di discriminazione. Mai più i consumatori di droga dovrebbero essere obbligati ad affrontare il diniego di accesso ai servizi o alle informazioni che riguardano le cure. Mai più dovrebbero essere obbligati ad accettare una scarsa offerta di servizi. Mai più dovrebbero affrontare la criminalizzazione o pene legali sproporzionate. Mai più dovrebbero essere obbligati a subire l’abuso perpetrato sotto la falsa forma di ricerca (solo l’anno scorso i rapporti hanno rilevato la partecipazione forzata di consumatori di droga alla sperimentazione di una cura erboristica per la loro tossicodipendenza). La soluzione a questi fallimenti comincia con un ‘non me ne occupo politico’ tra i governi nazionali ma anche tra le agenzie internazionali compresa l’OMS. Anche qui la società civile è importante. Ma lo è anche la comunità medica che continua a perdere occasioni di formare e modificare le opinioni pubblica e politica a proposito del consumo di droga per iniezione e l’infezione da HIV.

La comunità medico scientifica deve giocare un ruolo cruciale e non da ultimo rafforzare conoscenza affidabile, concernente la riduzione del danno e le politiche sulle droghe. Vogliamo vedere la più recente evidenza scientifica promuovere una risposta umana a questo fenomeno, una delle cause di HIV più facilmente prevenibili, e vogliamo vedere l’ostilità nei confronti dei consumatori di droghe, inappropriatamente aggressiva e sponsorizzata dalla stato, rimpiazzata da atteggiamenti illuminati e scientificamente fondati e da risposte sociali più eque. Riconosciamo che le barriere a queste speranze sono molte e affondano radici profonde tra i continenti e le culture. Ma sappiamo anche che la scienza può catalizzare un cambiamento sociale senza precedenti. Il cambiamento sociale senza precedenti è ciò di cui c’è bisogno per i milioni di persone marginalizzate infette da HIV che usano droghe.

(traduzione dell’articolo di Richard Horton e Pam Das, apparso sulla rivista Lancet, www.thelancet.com)

 

Lunedì, 22 novembre, 2010 - 18:15

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