Risultati sotto l’occhio vigile dell’authority

di Lionello Cosentino

L’Italia, come già avviene in altri paesi per la maggior parte anglosassoni, necessita di un sistema autoritario ed autorevole che monitorizzi il sistema sanitario, dando al cittadino più possibilità di scelta e opinione.

Io credo che in Italia, come già accade in altri paesi, bisognerebbe avere un sistema, una authority di valutazione della qualità, delle performance, degli esiti del sistema sanitario italiano: esso oggi, essendo un sistema pubblico, universalistico, rischia di essere autoreferenziale. Dunque sposo in pieno l’impianto di Crivellini. Ma riprendo anche le dichiarazioni di Manfellotto. Dare al cittadino la possibilità dell’empowerment non vuol dire partire dal dato bruto del consenso alla singola prestazione medica, all’opinione. Per me c’è stato un momento terribile in Italia quando la tv di stato ha lanciato la cura Di Bella contro il tumore, che è stato un episodio dell’abbandono delle terapie appropriate per migliaia di persone, quindi una forma di eutanasia mediatica. Ciò non può assolutamente consistere in un sistema di valutazione idoneo dei consumatori circa l’efficacia delle cure. L’informazione necessaria non si basa sull’informazione spicciola, sul dato mediatico, sul caso episodico, ma si deve basare sui sistemi di valutazione che hanno autonomia, autorevolezza e scientificità di chi offre all’opinione pubblica l’elaborazione dei dati. Oggi i dati ci sono tutti, l’elaborazione ancora no. E questo è un deficit che va colmato in quanto i cittadini hanno il diritto di avere una buona informazione. Negli altri paesi già c’è, come Usa, Inghilterra e Francia. Inoltre la valutazione deve essere al servizio del cittadino e non al servizio dei “vicini”. Prendiamo ad esempio le procedure di selezione dei dirigenti sanitari: la nomina non deve essere politica, ma fatta in base ai risultati, solo alla fine di un operato. La sanità italiana non cambierà fin quando non si faranno i conti con i risultati. Ciò significa che quando la regione nomina il direttore generale deve motivare il perché di quella particolare scelta e definire in modo trasparente gli obiettivi da raggiungere nel periodo di dirigenza per poi effettuare la valutazione sugli stessi, prefissati a inizio mandato, e mettere poi i cittadini a conoscenza di tutto. Bisogna dunque fare i conti, in termini di salute, con i risultati! È necessaria pertanto una struttura nazionale, centrale di valutazione, che effettui un monitoraggio sulle regioni non solo in termini di obiettivi economici ma anche in termini di risultati medici ottenuti, ad esempio con i cicli di cura messi in atto! I piani sanitari regionali sono pieni di chiacchiere inutili senza però riscontri reali. È una battaglia prima di tutto culturale. Sulla sanità c’è oggi una sfida, siamo ad un bivio: da una parte una sanità che si autoconserva, dall’altra l’esigenza di un movimento culturale che pensa ad un salto di efficienza.

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 15:32

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