Risultati del gruppo di lavoro articolo 29

a cura di Password

 

 Non è legale il modo in cui gli Stati membri hanno implementato la direttiva UE sulla conservazione delle informazioni personali. In Italia i poteri forti paradossalmente invocano proprio la privacy per proteggere il proprio privilegio e malaffare.  

 

Dove navighi e cosa scrivi a chi
 Per quanto riguarda i dati sul traffico Internet, i prestatori di servizi sono stati trovati a conservare persino gli URL di siti web visitati, nonché le intestazioni dei messaggi di posta elettronica così come i destinatari in “CC” dei messaggi.
 Dati conservati ben oltre il limite
I service provider sono stati trovati a conservare e a consegnare i dati con modalità contrarie alle disposizioni della direttiva sulla loro custodia e trasmissione. I periodi di conservazione, constatati, arrivano fino a periodi di dieci anni: una modalità che supera ampiamente il valore massimo consentito di 24 mesi.
Mappatura degli interessi e delle relazioni personali
In sostanza la qualità e quantità dei dati conservati illegittimamente forniscono per ciascuno di noi una mappa esatta della varietà di interessi (culturali, politici, religiosi) e una mappa delle relazioni sociali (dove sono ubicate, frequenza dei contatti e contenuti). Infatti i fornitori di servizi di connettività conservano per periodi lunghissimi e in modo poco sicuro dati personali sugli interessi personali (manifestati dal tipo di navigazione e dalle intestazioni della posta), sulle relazioni personali (attraverso la mappatura delle chiamate telefoniche insieme a relative ubicazioni e spostamenti, contatti telefonici e di posta). In definitiva le disposizioni della direttiva sulla conservazione dei dati non vengono rispettate e la mancanza di attenzione politica su questi temi rende vana qualsiasi valutazione sul raggiungimento degli obbiettivi della direttiva stessa. 
Il telefono come un Gps
Per quanto riguarda i dati sul traffico del telefono si è constatato che viene conservata non solo l'ubicazione del chiamante all'inizio della chiamata, ma che anche la sua posizione e spostamento è monitorata continuamente. EFF, AK Vorrat, insieme ad una coalizione di oltre 100 organizzazioni di tutta Europa ha recentemente invitato a porre fine alla conservazione obbligatoria dei dati di Telecom e di dati relativi al traffico Internet. In una lettera congiunta inviata il mese scorso per i commissari europei Malmström, Reding e Kroes, la coalizione ha esortato i commissari a proporre "l'abrogazione della normativa comunitaria relativa alla conservazione di dati a favore di un sistema di conservazione accelerato e la raccolta mirata di dati sul traffico, come concordato nella convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica".
 Scarsa attenzione (voluta?) al problema
Gli Stati membri hanno fornito statistiche insufficienti circa l'utilizzo dei dati conservati a norma della direttiva, limitando fortemente le possibilità di verificare la qualità della conservazione dei dati. Anche se dalla recente adozione del Trattato di Lisbona e l'entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali, i temi della privacy e della protezione dei dati personali ne escono rafforzati, per ora solo sulla carta, all'interno dell'Unione europea, persino nei delicati ambiti del contrasto e della prevenzione della criminalità.
Molti di più i dati raccolti
I dati conservati sono molto di più rispetto a quelli consentiti. La direttiva sulla conservazione dei dati fornisce un elenco limitato dei dati da conservare, tutti relativi a dati di traffico. Invece l'indagine ha rivelato che sono conservati anche quelli relativi al contenuto della comunicazione, fatto questo esplicitamente vietato.
Martedì, 10 agosto, 2010 - 14:40

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