Rischio Placebo

Seminario

Rischio Placebo

A fine gennaio l’Associazione Luca Coscioni ha organizzato un seminario sull’università. Hanno partecipato: Piergiorgio Strata, docente di Fisiologia, Università di Torino; Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina, Università La Sapienza; Alessandreo Figa Talamanca, docente di Analisi Matematica, Università la Sapienza; Lorenzo Strikl Lievers, professore di Storia contemporanea, Università degli Studi di Milano Bicocca; Corrado Bohm, professore emerito dell'Università La Sapienza; Andrea Francioni, docente di Storia delle relazioni internazionali, Università di Siena.

I relatori hanno convenuto che una riforma del settore è necessaria, ma che il ddl ha un’impostazione troppo centralistica. Secondo Piergiorgio Strata è comunque necessario mandare avanti la riforma con urgenza, mentre Gilberto Corbellini ha criticato la mancanza di un’adeguata attività preparatoria, magari attraverso un’indagine conoscitiva: “il problema è che l’entourage del ministro non può continuare a inventarsi riforme: ci vuole una commissione tecnica che valuti studi i vari aspetti nel confronto con altre realtà”. Per Alessandro Figà Talamanca il ddl ha “un effetto placebo, fa relativamente poco male”, salvo che potrebbe provocare una immissione in massa nei ruoli docenti degli attuali ricercatori. Un tema cruciale è la valutazione dellae ricerca.

Per Strata non servono nella legge criteri dettagliati: il lavoro dei ricercatori deve essere valutato col sistema della peer review e i finanziamenti attribuiti direttamente ai dipartimenti; un approccio condiviso da Figà Talamanca, che ha però sottolineato come la valutazione possa interferire con la scelta degli ambiti di ricerca. Quanto ad altri criteri – ad esempio l’impact factor – devono essere mediati dai valutatori e comunque ripensati e precisati continuamente. Corbellini e Strata hanno poi auspicato l’evoluzione della nostra università lungo il binario della separazione fra teaching university e research university, un aspetto trascurato dal ddl, che implicherebbe anche una differenziazione dei criteri di valutazione vantaggiosa per la didattica e la ricerca. Lorenzo Strik Lievers si è soffermato sul “senso politico del ddl Gelmini, che è una dichiarazione di sfiducia rispetto al corpo accademico. In sostanza rettore e Cda danno gli indirizzi in materia didattica e di ricerca, ma questo si scontra con l’autonomia perché i docenti dell’ateneo vengono sostanzialmente tenuti fuori dalle scelte strategiche”.

Giovedì, 15 aprile, 2010 - 13:43

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