Responsabilità sociale e autogoverno della scienza

di Josè Mariano Gago

 

Il Ministro per la ricerca portoghese, come fisico, racconta la sua lunga esperienza governativa. Dalle monotecnologie alle staminali, ai ricercatori occorre per restare liberi confrontarsi con la gente e autogovernarsi.

 

 

Non capisco l'utilità di regolamentare l'attività scientifica. Governare i rischi è la cosa più importante, e la scienza stessa può contribuire a minimizzarli.

Sono da dieci anni Ministro per la scienza e la tecnologia. Sono un fisico, ho passato del tempo in quell’ambiente. Vorrei contribuire alla discussione facendo delle riflessioni basate sull’esperienza. Anche durante la mia attività di governo ho affrontato la questione della libertà di ricerca. Uno dei temi più difficili nell’Unione Europea è quello della ricerca sulle cellule staminali, e la maggior parte del vostro dibattito si riferisce a questa questione, principalmente con riguardo alla religione e a organizzazioni costituite contro la libertà di ricerca. Si tratta di un vecchio problema che assume oggi nuove caratteristiche molto specifiche, politicamente. Non è un problema semplice. Non si può dire di avere da una parte gli scienziati e dall’altra i partiti di destra. No. Perché i social-democratici in Germania hanno incontrato delle difficoltà in quel dibattito? Non è un problema che riguarda solo la destra in Italia. No. Ciò ha a che fare certamente con la storia, precisamente con la storia della Germania del XX secolo. Le cose non sono troppo semplici.
SCIENZE SOCIALI
Nei paesi non democratici, perfino in quei Paesi dove si fanno ampi investimenti sulla scienza, le aree dove la ricerca certamente non è libera sono la storia e le scienze sociali. Queste sono tipicamente le aree dove non è permessa una libera ricerca, perfino se somme enormi sono investite nella fisica, chimica e altre aree. Proteggere e cercare di aiutare gli scienziati lì, gli studenti lì, è un problema di politica della scienza per i paesi democratici. Se dovessi dare un’indicazione a proposito: se collaborate con questi Paesi, allora insistete per non accettare le loro condizioni. Devono concedere la libertà ai loro storici di viaggiare liberamente, pubblicare liberamente.
INTERNET
La libertà di internet significa ancora molto per noi. Si tratta di un dibattito molto confuso. L’organizzazione di internet è pressoché unica al mondo. Non è governata da accordi multi-laterali. Non è un accordo delle Nazioni Unite o dell’unione delle telecomunicazioni a governare internet. Si tratta di molteplici portatori di interesse. Inclusi gli scienziati, l’industria, i governi. Ma un attacco contro questo stato di cose si fa avanti anno dopo anno. E gode di buona stampa. Perché si presenta come un'iniziativa anti-americana, che cerca di combattere il monopolio degli Stati Uniti. E’ molto stupido, perché sarebbe un completo disastro se internet fosse governato da un ente di burocrati delle Nazioni Unite. Quanto sto dicendo non è politicamente corretto. Se vogliamo che internet continui a essere libero come ora dobbiamo cercare di proteggere questo tipo di organizzazione composta da molteplici portatori di interesse e miracolosamente sopravvissuta finora.
NANOTECNOLOGIE
Nella discussione in corso sui nano-rischi esiste una tendenza molto forte a produrre regolamenti e proibizioni. Sono i populisti a farlo. E’ molto facile vendere rischi e paure alla gente. E’ molto facile ottenere voti dalle persone che hanno solo paura. La nuova frontiera che vedo nell’Unione Europea è cercare di convincere i tradizionali gruppi ambientalisti e altri. La “nano” arrivò come un diavolo. E si cercherà di controllarla come si può. Così, se bisogna spostarsi dalla questione delle cellule staminali ad un altro campo, direi che il prossimo sarà la “nano”. Non ha gli ingredienti delle cellule staminali, in particolare l’impatto sulla visione tradizionale della vita che hanno le cellule staminali. Non produrrà il suo trambusto. Sarà la nano-medicina a farlo. E la relazione tra le nano-tecnologie e la biologia molecolare certamente produrrà gli stessi effetti. E’ un movimento molto pericoloso quello che sta emergendo e che dovrebbe essere neutralizzato il prima possibile.
INTEGRITA' E CONTROLLI
Siamo tutti favorevoli all'integrità della ricerca. Chi non lo è? Naturalmente non vogliamo che gli scienziati siano dei bugiardi, che falsifichino i risultati. Ma non accade molto spesso, perché la ricerca non è un’attività isolata, è un’attività collettiva, sociale. Il fatto che se la scienza è libera, pubblicata e discussa, crea l’ambiente sociale e umano che non incoraggia quel comportamento. E’ emerso nel XVII e XVIII secolo nel Regno Unito ed ora è parte della vita scientifica. L’integrità della ricerca cerca di affrontare questa questione. “La scienza è un pericolo, e poiché è un pericolo la dobbiamo controllare e proteggerci, assicurandoci che vi sia integrità”: bene, la risposta tradizionale è che per aiutare l’integrità della ricerca bisogna aiutare l’integrità nelle istituzioni che fanno ricerca. Bisogna proteggere l’integrità delle università e dei programmi pubblici di ricerca dall’essere soggetti a eccessive influenze da parte di altre fonti: militari, religiose economiche. Questo è il modo democratico tradizionale di affrontare la questione dell’integrità della ricerca. Non si tratta di concentrarsi sull’individuo ma sulle istituzioni. Quale cambiamento è invece avvenuto negli ultimi anni? C’è stato lo spostamento dalla questione dall’integrità dell’istituzione all’integrità a livello individuale. Ci sono persone negli Stati Uniti e altrove che hanno promosso attivamente l’idea che bisogna avere dei guardiani dell’integrità della ricerca all’interno di ogni laboratorio. Rapporti indipendenti per gli enti finanziatori - una sorta di tri- bunale dell’Inquisizione – servirebbero a garantire che le autorità preposte siano assicurate, che gli individui si comportino correttamente. Sembra divertente ma non lo è per niente. Si tratta di un movimento molto forte attualmente. Molti Paesi asiatici stanno guardando con attenzione ad esso, in modo estremamente attivo.
RISCHI
Serve che gli scienziati scendano in campo e discutano di governance del rischio. Una governance del rischio che sia sensata. E cerchino di proteggere l’opinione pubblica e i politici dalla visione populista. Se qualcuno dice che si è in presenza di un grande rischio, voi sarete responsabili di ciò. Affronterete questa questione o no, Signor Ministro e Signor Parlamentare? Dovete dire: “Non c’è rischio”. Per fare questo vi serve un più forte coinvolgimento degli scienziati stessi nella vita pubblica. In particolare sulla governance del rischio.
QUESTIONE SOCIALE
In alcuni paesi sviluppati - non in tutti - il vero problema riguarda le donne, la libertà delle donne di impegnarsi nella scienza. E’ una frontiera che è sempre di fronte a noi e difficilissima da valicare in alcuni Paesi dove c’è una resistenza molto culturale e politica molto forte all’impiego di donne in lavori a tempo pieno. Specialmente quando hanno un’istruzione superiore. In alcuni dei nostri Paesi è molto più semplice accettare che una donna senza educazione diventi un’operaia a tempo pieno piuttosto che accettare che una donna che ha un’istruzione di livello superiore diventi una scienziata professionista. Naturalmente se le scuole non sono aperte dopo le due del pomeriggio le cose non sono davvero molto semplici. La relazione tra la politica della scienza e la politica sociale in molti paesi è un’area ancora inesplorata della libertà di ricerca, per una larga parte della popolazione. Io penso che voi facciate bene ad affrontare come priorità la questione delle cellule staminali, la questione della bio-ricerca.
SCIENZA APERTA
Non c’è una specifica distribuzione di bigottismo e fanatismo nello spettro politico, ma in media essi tendono a concentrarsi senza dubbio alla sua estrema destra. Nella nostra esperienza in Portogallo affrontare la questione da un punto di vista sociale è stato parte del dibattito scientifico nell’ultimo decennio. Non si può avere uno sviluppo scientifico e non si può proteggere la libertà scientifica senza un ampio investimento nella cultura scientifica di tutta la popolazione. Ciò richiederà la promozione di una cultura di prossimità, di vicinanza tra scienziati e non scienziati. Non è sufficiente vedere uno scienziato sullo schermo. Bisogna diffondere il più possibile la possibilità di interazioni personali dirette tra scienziati e non scienziati attraverso il paese. Questo obiettivo fu all’origine del movimento a cui abbiamo dato vita da più di dieci anni fa: Ciencia Viva (“scienza viva”) che coinvolge alcune centinaia di scienziati. Abbiamo avuto gemellaggi di scuole e istituzioni di ricerca. Ogni estate abbiamo corsi di scienze in biologia, geologia ecc. Dove centinaia di scienziati così dedicano generosamente parte delle loro vacanze a varie attività con il pubblico. E’ parte delle vacanze popolari nel nostro paese. E abbiamo creato un’ampia rete di centri scientifici, dove ci si può aspettare di trovare degli scienziati e la gente va per rivolgersi agli scienziati su argomenti che non hanno nulla a che vedere con la loro conoscenza bensì con l’istruzione dei loro figli su materie come la salute o altro. lLe barriere umane e sociali sono cadute. Così l’idea di creare per quanto possibile all’interno della comunità scientifica un movimento rivolto al pubblico e nel pubblico una cultura di prossimità con gli scienziati, è stata per noi una misura molto importante. Si tratta di un’organizzazione non governativa che naturalmente è sostenuta dallo Stato. Ma è divenuto un movimento popolare per la scienza ed è stata di grande aiuto quando sono arrivate le difficoltà. Quando si arrivò alla discussione sulle cellule staminali quasi non ci fu discussione. Nello spirito del pubblico, questo non rappresentava un problema. In Parlamento, vi fu dibattito. Quando gli zeloti tentarono di affermare la loro opinione, già dal primo giorno capirono che la partita era perduta. La gente voleva ascoltare gli scienziati che conosceva, che erano stati con loro per un periodo abbastanza lungo: non erano nuovi venuti. Questo tipo di prossimità culturale, mettere in rete scienziati e non scienziati su base non formale, collegare le organizzazioni scientifiche con le scuole, i centri scientifici e altri, creare linee dirette, attraverso internet, per porre delle domande, tra scienziati e non scienziati è parte della nostra responsabilità sociale. E penso che non possiamo avere libertà scientifica senza qualche tipo di responsabilità scientifica
MEDIA
Dieci anni fa i media in generale erano di estremo sostegno per questo tipo di movimento a favore della cultura scientifica. Ora essi non sono contro, ma non rientra più nella loro agenda. Non sentono che vende. Quello che vende veramente ora è il sangue. Il sangue vende, il crimine vende. Le manovre politiche vendono. E’ una sorta di calcio giocato dai politici. Questo vende. Gli scienziati hanno ragione, d’accordo, ma a chi importa? Direi che questa è la tendenza ma francamente mi posso sbagliare. Gli scienziati e le organizzazioni civiche legate a questi temi devono diventare i media di loro stessi e avere i propri media. Se dovessi considerare nuove priorità in termini di budget scientifico e politica della scienza direi perfino che c’è bisogno di destinare risorse molto maggiori al bilancio della scienza, anche solo per fare ciò che i media facevano dieci anni fa: informare l’opinione pubblica. Oggi i media non informano la gente. Dieci anni fa le notizie scientifiche di una certa importanza riuscivano a ottenere due o tre minuti di prima serata in tv. Oggi questo è estremamente difficile, a meno che non ci sia una questione molto drammatica, ma se manca il dramma e si vuole realmente informare la gente bisogna acquistare spazi pubblicitari. Solo allora i media daranno informazione: se pagheremo per la pubblicità, la gente sarà informata. E’ nel pubblico interesse fare questo? Io penso di sì. Io penso che bisogna valutare molto attentamente la possibilità di destinare parte del bilancio a questo.
REGOLE
Quanto ai Parlamenti o altri organi istituzionali, io credo che non debbano regolamentare la ricerca scientifica. Qualsiasi regolamentazione in qualunque area normalmente è il risultato dell’intervento di gruppi di pressione. I Parlamenti sono il campo di battaglia di diversi interessi sociali. Quando si parla di regolamentazione si parla di regolamentare la competizione economica affinché esista un mercato ovvero di usare la regolamentazione come uno strumento per attaccare i competitori, per creare condizioni a loro sfavorevoli: questo è il significato della regolamentazione. Ma non capisco l’utilità di regolamentare l’attività scientifica, piuttosto ne vedo i rischi. E allora parliamo di governare i rischi, che è la cosa più importante. Come regolare il rischio? In qualche modo la scienza stessa può contribuire a minimizzarli. E’ la scienza stessa che si auto-governa. Infine sono intimamente convinto che dalla conoscenza l'innovazione la ricerca possono aiutarci a fuoriuscire da questa crisi, abbiamo bisogno di strutture che traducano conoscenza a tutti i cittadini, e quando dico tutti i cittadini dico tutti, quelli poveri, quelli del nord quelli del sud, i malati di malattie comuni e quelli invece affetti da patologie rare.
 

Mercoledì, 13 maggio, 2009 - 18:45

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