Resistere alla corruzione del linguaggio

di Marina Mengarelli

Quale è il nostro obiettivo principale, la linea guida che lega tutto quello che facciamo, le iniziative che promuoviamo, tutti i diversi argomenti che sono elencati nell’opuscolo del congresso?
E’ chiaro ,sono i diritti e le libertà, è l’autodeterminazione dei cittadini , è far crescere il numero di cittadini informati,cittadini che sono in grado di scegliere responsabilmente perché conoscono gli argomenti sui quali sono chiamati a decidere. Questioni sociali di cui la politica , per viltà o cecità, non si occupa.
Il metodo attraverso il quale questa linea guida può emergere non è uno solo, possono esserci modi diversi a seconda degli argomenti, ma tutte le strade che si percorrono presuppongono occhi e orecchie molto aperte sul mondo che ci sta intorno. Il nostro mestiere è cercare le domande inascoltate dei cittadini e portarle fuori, evidenziare la loro voce perché venga ascoltata da un numero più grande di persone.
Si tratta , in questo senso, di un mestiere profondamente politico, nel senso migliore che si può dare a questa parola così sporcata. Per poter fare seriamente il nostro mestiere di evidenziatori sociali delle domande dei cittadini, dobbiamo affrontare molte resistenze messe in campo da interessi culturali, sociali, ideologi, da parte di chi si oppone alla visibilità sociale delle questioni che vogliamo sollevare in modo pubblico e trasparente. Le resistenze sono fisiologiche, il vecchio si oppone per definizione a ciò che innova, perché sa che prima o poi lo farà diventare scaduto, come lo yogurt, le resistenze si affrontano e basta ,con le forze a disposizione. Accanto alle resistenze normali, fisiologiche, esplicite, ce ne sono, però ,altre particolarmente sgradevoli,perché subdole, che mi sembrano le più odiose, forse perché mi pare rappresentino i difetti più sgradevoli di questo paese, l’arroganza e l’ignoranza e il carattere nazionale per eccellenza, quello che tutti ci invidiano,la furbizia. Sto parlando del tipo di resistenza a ciò che è nuovo che prevede e teorizza che, invece di affrontare a viso aperto l’avversario,confrontandosi con gli strumenti delle democrazie, il voto, i referendum, per esempio, ci sono strade migliori da percorrere, più efficaci,come quella di cambiare il nome delle carte con le quali stiamo tutti giocando al mondo che cambia. Cambiare il nome anche alle definizioni condivise in campo scientifico e inventare una specificità italiana anche per l’acqua calda sono da noi, pratiche diffuse. Vorrei fare degli esempi:
Bioetica invece di impatto sociale della scienza e di diritti di cittadinanza
Embrione invece di ootide,morula,zigote,blastocisti
Fecondazione eterologa invece di donazione di gameti
Presidi vitali invece di cure per idratazione e alimentazione artificiale
Dichiarazioni anticipate di trattamento invece di direttive anticipate di trattamento
Ognuno di questi scambi di parole è strumentale al raggiungimento di obiettivi specifici, da parte di gruppi sociali che intendono sostenere principi ideologici o confessionali di parte, o difendere nicchie di potere.
Ognuno di questi scambi di parole, si fa portatore di un imbroglio culturale vero e proprio, che è possibile, in questo paese più che in altri,perché siamo un paese complessivamente più ignorante (…).
Per i detentori del potere economico, sociale, culturale, di maggioranza, il modo migliore per allevare i cittadini è somministrare loro un bello sciroppo neopaternalista ,dal momento che se il nemico pubblico numero uno è l’autodeterminazione dei cittadini ogni forma di democrazia partecipativa o deliberativa è pericolosa. (…) In conclusione ,se posso dare una indicazione sul futuro, un contributo per la discussione e per il lavoro possibile, porrei come ulteriori obbiettivi: l’impegno aperto sulla questione del linguaggio, per smascherare tutti gli imbrogli lessicali che riusciamo a cogliere. (…).

 

Giovedì, 1 dicembre, 2011 - 14:30

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