Bombardamento TV LO STUDIO RADICALE

Quando il piccolo schermo fabbrica grandi paure

di Valentina Stella

Dall’analisi di dati raccolti da monitoraggio su tv e carta stampata, emerge l’aumento di notizie di cronaca nera, la creazione della diffidenza verso lo straniero, e il tentativo di indirizzare il pubblico verso precise posizioni politiche

Esiste fair play (lealtà) tra coloro che comunicano e coloro che ricevono il messaggio? Posta così la questione può sembrare generica ma, contestualizzata nel mondo della comunicazione massmediale, appare sensata. Infatti, mediante l’analisi di uno studio effettuato da Gianni Betto con il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, e confermato da dati Istat, appare sempre più evidente la volontà, da parte della direzione dei tg nazionali, di influenzare il pubblico, di mettere in atto quella che nella teoria della comunicazione viene definita ‘funzione conativa’: il mittente vuole persuadere il destinatario. Si mette in atto un bombardamento di notizie al quale il telespettatore non sa sottrarsi. Si sceglie di dare maggiore importanza a certe notizie, rispetto ad altre. L’uso del linguaggio poi non è da sottovalutare, viene scelta una specifica terminologia che mira a provocare determinate e preventivate emozioni e reazioni nel pubblico.

Il monopolio televisivo si è spinto così avanti da indurre una riflessione sul rapporto tra comunicazione e democrazia. Dalla carta stampata e dalla televisione non giunge la notizia trattata a tuttotondo, ma solo una parte di essa atta a mistificare il vero. Non siamo liberi di scegliere all’interno di una visione pluralistica della politica, la sovranità della comunicazione è nelle mani di pochi, di coloro che creano o celano a tavolino la notizia conveniente a determinati scopi. Nelle recenti elezioni regionali abbiamo visto quanto conta la tv nelle competizioni elettorali. Il caso della neo presidente della Regione Lazio, Renata Polverini ne è la testimonianza. La sua candidatura e vittoria elettorale è stata costruita in televisione: la tv ha creato il personaggio, ha dato un’identità a un candidato non famoso (esattamente come succede nei reality). L’attenzione viene spesso polarizzata dai personaggi e non dai programmi politici.

Le scelte dei telegiornali
Prendendo in esame le notizie degli ultimi 5 anni (dal 2003 al 2007) e dei primi quattro mesi del 2008 delle edizioni principali dei telegiornali di Rai, Mediaset e La7, emerge che il tempo dedicato a cronaca nera, cronaca giudiziaria e criminalità organizzata è raddoppiato. Per i tg Rai con una media dell’11,6%, per quelli Mediaset del 14,4%.

Aumento notizie sul crimine
Se nel biennio 2003-2005 la manifestazione di eventi criminosi si è mantenuta costante, nel 2006 si è assistito ad un sensibile incremento della notizia di cronaca, data per prima e seguita da quelle di politica. Per di più le parole maggiormente usate sono tragedia e strage. Tutto ciò ha generato una sensazione di insicurezza e pericolo nello spettatore. Inoltre sono rari i casi in cui si da notizia in termini positivi di riabilitazione di detenuti o una immagine positiva dell’immigrato. A conferma di ciò arriva anche una indagine condotta da un gruppo di ricerca , diretto dal Professor Morcellini, della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’, dal titolo ‘Ricerca nazionale su immigrazione e asilo nei media italiani’.

Immigrazione come criminalità
L’indagine ha riguardato i sette telegiornali nazionali e un campione di sei quotidiani (Corriere della Sera, La Repubblica, L’Unità, il Giornale, Avvenire, Metro) monitorati in un periodo campione nei primi sei mesi del 2008. Da essa emerge che immigrazione e presenza straniera in Italia sono argomenti appiattiti sulle questioni di emergenza e sicurezza, dunque all’interno di una visione problematica (su un totale di 5684 servizi di telegiornale, solo 26 affrontano l’immigrazione senza legarla ad un fatto di cronaca o al tema della sicurezza), senza essere oggetto di un approfondimento a prescindere da una connotazione negativa. Inoltre, facendo un focus, sulla natura del dibattito che si sviluppa intorno a questi argomenti, si assiste ad una netta sproporzione tra la presenza di esponenti politici, che ne fanno solo una battaglia ideologica e di partito, e quella di altri soggetti interessati alla tematica, quali magistratura o rappresentanti di comunità straniere. “ Tratti maggiormente preoccupanti vengono dall’analisi del ritratto delle persone di origine straniera. Per oltre i tre quarti delle volte (76,2%), persone straniere sono presenti come autrici o vittime di reati.

Diffidenza verso lo straniero
Emerge però una ricorrente diversità di trattamento sulla base della nazionalità dei protagonisti delle vicende. Le persone straniere compaiono più frequentemente di quelle italiane quando sono responsabili o vittime di fatti particolarmente brutali, come: la violenza sessuale (più del triplo, 24,1% contro 7,2%), le lesioni personali (più del doppio 24,1% contro 10,9%), il sequestro (17,0% vs 4,4%) o il furto (11,3% vs 8,7%)”. Cosa significa tutto ciò in termini di recettività da parte del pubblico? Si innesca da un lato insicurezza nei confronti del governo, che nel periodo esaminato era quello Prodi, e dall’altro lato diffidenza nei confronti dello straniero.

La falsa realtà
Se a ciò si fanno seguire temporalmente, ovvero durante il governo Berlusconi, ancora in corso, notizie rassicuranti si crea quella bolla di sicurezza per la quale l’esecutivo attuale ha risolto tutti i problemi. In realtà non sono cambiati i problemi ma la loro percezione. Selezionando i servizi e gli articoli si crea oggi l’immagine di un paese con le strade più sicure e con la criminalità sempre più accerchiata. Ma siamo di fronte a notizie vere o a vere notizie, ovvero utili? La realtà è quella che vediamo e leggiamo o quella che viviamo con difficoltà?
 

Lunedì, 14 giugno, 2010 - 16:45

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