La contaminazione dei suoli

Proteggere la terra che calpestiamo

di Igor Boni

Obiettivo: individuazione, monitoraggio, programmazione delle bonifiche

La Commissione Europea nel settembre del 2006 ha emanato la “Strategia tematica sulla protezione del suolo”, un documento che ha segnato un punto d’inizio nelle politiche più avanzate in questo settore della pianificazione ambientale. Nessuno sa che quel documento, nato da un parto difficile durato alcuni anni e da continue mediazioni tra gli Stati membri, è stato finalmente emanato – dopo continui annunci mai rispettati – grazie ad un’interrogazione dell’allora Eurodeputato radicale Marco Cappato. In quel testo sono enunciate le 8 minacce che incombono sui suoli europei. Si tratta di fenomeni come erosione, perdita di sostanza organica, compattazione, contaminazione, dissesti, perdita di biodiversità, salinizzazione e impermeabilizzazione (cementificazione). Sulla falsa riga della strategia tematica i Radicali, già nella scorsa legislatura, hanno predisposto e presentato un Progetto di Legge (a prima firma Bruno Mellano) che indica pragmaticamente i compiti da delegare alle Regioni per individuare sui territori le “Aree a rischio” e i criteri principali per predisporre “Programmi d’azione” atti a ridurre gli impatti di ciascuna minaccia. Lo stessa Proposta di legge (la N. 274) è stata nuovamente presentata in questa legislatura con le firme degli attuali deputati radicali Farina Coscioni, Turco, Beltrandi, Bernardini, Mecacci e Zamparutti e giace tuttora in Parlamento, in attesa di essere avviata alla discussione in Commissione. Il suolo, insieme ad aria e acqua, rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’ambiente in cui viviamo. Malgrado questo, la legislazione del nostro Paese, che sulla protezione delle acque e sulla salvaguardia della salubrità dell’aria che respiriamo è al passo con quelle di altri Stati europei avanzati, rispetto al suolo paga un ritardo molto grave. Nella legislazione italiana infatti, quando si parla di “difesa del suolo”, tutto si intende tranne che la protezione del suolo propriamente detto. Si parla di difesa dal dissesto idrogeologico, difesa del territorio, del paesaggio e delle infrastrutture, difesa delle acque e del loro corretto deflusso. In realtà il suolo, come elemento naturale che assicura funzioni chiave a livello ambientale, produttivo, sociale ed economico, non viene in alcun modo considerato. In queste poche righe mi preme sottolineare - tra i tanti - tre aspetti che ritengo particolarmente importanti, in quanto relazionati direttamente con la qualità dell’ambiente nel quale viviamo. Il testo di legge prevede l’individuazione complessiva dei siti contaminati (nella sola Lombardia ne sono già oggi censiti più di 1200), il loro monitoraggio e la programmazione e realizzazione delle bonifiche con precise scadenze temporali, demandando all’agenzia nazionale (ISPRA) il compito di emettere annualmente un “Rapporto sullo stato di contaminazione dei suoli”. Si tratta di un lavoro immane che deve essere iniziato al più presto poiché suoli contaminati significano cibi e acque contaminate. Un secondo aspetto riguarda l’impostazione di programmi di lotta all’erosione dei suoli, per ridurre i materiali terrosi e le sostanze chimiche che confluiscono nel reticolo idrografico superficiale e poi nei laghi e nel mare, contribuendo così all’eutrofizzazione delle acque. In ultimo si prevedono programmi d’azione per incrementare la sostanza organica nel suolo, al fine di migliorarne la fertilità e, al contempo, ridurre il quantitativo di anidride carbonica nell’aria, con evidenti benefici sulla riduzione dei cosiddetti “gas serra”. I Radicali, come nel passato, hanno saputo coniugare scienza e proposta politica, individuando uno dei temi portanti del nuovo ambientalismo, che avrebbe bisogno di vedere confluire in un’azione comune ampi settori della società, dell’associazionismo, del volontariato e dei partiti. Roosevelt nella prima metà del 1900, in un suo famoso aforisma, diceva “La Nazione che distrugge il suo suolo, distrugge se stessa”; più che un monito sembra oggi una realtà che la maggior parte dei governi europei (e il Governo italiano) non sanno e non vogliono affrontare.

Mercoledì, 1 settembre, 2010 - 18:01

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