Intervista a Nina Dudnik

Portiamo ricerca nel Terzo Mondo

a cura di Andrea Ballabeni

Per la prima volta in Italia, vi raccontiamo la storia del team di ricercatori americani che ricicla apparecchiature dai laboratori Usa per liberare la ricerca nel Terzo mondo.

Nina Dudnik è executive director di Seeding Labs, organizzazione non governativa fondata da un gruppo di ricercatori e laureate di Harvard con l’obiettivo di riciclare apparecchiature dai laboratori di ricerca americani per i Paesi in via di sviluppo.

Iniziamo dall’illustrazione, per i lettori italiani, delle attività di Seeding Labs. Seeding Labs è nata alla fine del 2002 alla Harvard Medical School di Boston e nel 2008 siamo formalmente stati riconosciuti come Ong. La nostra missione: ricicliamo apparecchiature dai laboratori di ricerca americani per i paesi in via di sviluppo. Oggi, a lavorare al progetto, ci sono 50 volontari.

Esistono altre organizzazioni simili a Seeding Labs? Alcune forniscono apparecchiature mediche e sanitarie. Noi siamo gli unici a utilizzare il surplus di apparecchiature per pura ricerca scientifica.

Quali risultati fino ad ora? Abbiamo equipaggiato 22 laboratori in 13 paesi diversi in America Latina, Caraibi ed Africa.

Da chi è finanziata Seeding Labs? Da Echoing Green e tanti donatori individuali.

E’ importante sostenere la ricerca scientifica in paesi dove ci sono problemi ben più gravi? La scienza non è un lusso ma una necessità. Rispondere alle richieste di aiuto dei ricercatori è fondamentale per la crescita di quei paesi. E non soltanto la ricerca applicativa, ma anche quella di base.

Quali sono i pericoli per lo sviluppo di una cultura scientifica? A volte l’opinione pubblica ha paura della scienza. Gli scienziati devono imparare a comunicare al grande pubblico e non solo agli altri scienziati.

Intanto negli Stati Uniti si è tornato a parlare di creazionismo... Questi fenomeni sono anche legati alla situazione economico-politica del momento. Però le istituzioni scientifiche americane sono forti e questi fenomeni hanno sempre vita breve.

La sensibilità per la scienza in Europa è la stessa degli Stati Uniti? Ho vissuto in Italia, a Roma, e ho visto nel vostro paese più scetticismo verso la scienza rispetto a città americane come Chicago e Boston.

In Italia la Legge 40 del 2004 vieta l’uso di embrioni agli scienziati italiani per scopi di ricerca. Gli scienziati italiani possono però usare le cellule staminali embrionali derivate in altri paesi... In questo modo non si risolve il problema etico. Personalmente non penso che un embrione possa essere equiparato ad un essere umano. E’ inevitabile che in Italia il dibattito sulle staminali si riaprirà perché la scienza e il mondo si stanno muovendo.

La politica italiana è influenzata dal Vaticano? Penso di si. Molto è dovuto al fatto che in Italia c’è una sola fede. L’italiano medio è forse meno religioso dell’americano medio. Ma negli Stati Uniti coesistono tante religioni e confessioni e questo aiuta a prevenire ingerenze così forti come quelle in Italia.

Tornando agli Stati Uniti, crede che la nuova amministrazione Obama aiuterà la scienza? Si. Obama ha mostrato una grande sensibilità e attenzione per lo sviluppo scientifico. E la gente impara tanto dai propri leader.

La nuova amministrazione è un passo avanti per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo? L’amministrazione Bush ha fatto buone cose, come il programma PEPFAR per la lotta all’AIDS. Però la nuova amministrazione è più aperta ai problemi degli altri paesi. E poi c’è una sostanziale differenza tra un approccio caritatevole ed uno collaborativo. L’amministrazione Bush a volte è stata caritatevole.

Cultura scientifica e cultura democratica si sostengono a vicenda? Penso di si, il metodo scientifico presuppone curiosità e razionalità e quindi meno possibilità di essere persuasi da alcune ideologie. Allo stesso tempo la cultura scientifica fiorisce meglio dove c’è più libertà.

Il papa ha recentemente dichiarato che l’uso dei preservativi non è utile per prevenire la diffusione dell’AIDS in Africa… Penso che ignori i dati scientifici e che metta in pericolo la vita di quelle popolazioni.

Scienza e religione sono in contraddizione? No. Penso che rispondano a domande molto diverse e possano e debbano coesistere. Io sono credente di fede ebraica anche se, come molte persone, sento anche di avere un mio personale rapporto con la fede.

Come possono i governi valorizzare la ricerca scientifica, oltre a fornire più fondi ai ricercatori? Devono investire sull’educazione e mettere i temi scientifici ed etici ai primi posti dell’agenda politica. Partiti politici e attivisti hanno un importante ruolo nell’educazione e nella comunicazione.

Che funzione ha il Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica organizzato dalla associazione Luca Coscioni? Importantissimo per valorizzare la cultura scientifica a livello internazionale. La scienza parla un linguaggio universale. Quello che si propongono la associazione Luca Coscioni e il Congresso Mondiale è esattamente quello che ci proponiamo noi di Seeding Labs: l’abbattimento delle barriere geografiche nella scienza.

Al Congresso di Bruxelles è stato presentato uno studio pilota su dieci paesi per misurare il grado di libertà di ricerca scientifica e assistenza sanitaria. Pensi che possa essere utile estendere lo studio a tutti i paesi per avere un ranking mondiale, come fatto per la libertà di informazione? Sarebbe una cosa affascinante. Inoltre noi di Seeding Labs abbiamo spesso avuto problemi nel reperire informazioni su alcuni paesi in via di sviluppo. Avere a disposizione un database mondiale sarebbe quindi anche di grande utilità.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 18:03

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