Polonia, resistenza in vitro

 

Lettera aperta alle autorità di Wanda Nowicka, Presidente della Federazione per le Donne e per la Pianificazione familiare n nome della Federazione per le Donne e per la Pianificazione Familiare, esprimo la mia preoccupazione e la mia opposizione alla crescente interferenza della Chiesa Cattolica nei processi legislativi della Polonia. Negli ultimi venti anni la Chiesa ha aumentato la sua pressione sui politici, ed è da tanto che questo fenomeno non viene affrontato nei dibattiti pubblici. La Chiesa non solo ha contribuito notevolmente ad introdurre una delle leggi anti-aborto più restrittive in Europa, ma sta anche tentando di introdurre un’educazione sessuale nelle scuole e persino di rendere impossibile l’accesso a metodi moderni di contraccezione, il che non solo è dannoso per la società ma è anche causa di una cattiva reputazione per la Polonia nel mondo. Tuttavia, il coinvolgimento della Chiesa nelle discussioni sulle cure per l’infertilità, specialmente nel non permettere che la fecondazione in vitro (IVF) diventi legittima, ha superato ogni limite: durante le celebrazioni religiose essa condanna l’IVF pubblicamente, usando parole quasi intimidatorie, e non passa giorno senza che una commissione ecclesiastica esprima un giudizio sull’IVF. La Chiesa è andata oltre ogni limite e adopera il ricatto morale nel criticare e condannare coppie che hanno voluto concepire in vitro, minacciandole di scomunicarle o impedendo loro di partecipare alle osservanze religiose. Esprimere opinioni offensive sui bambini nati con il metodo IVF è semplicemente immorale, e questo potrebbe essere al centro di una causa legale se solo vi fosse qualcuno abbastanza coraggioso. Infine, la pressione costante sui politici, mirata a rafforzare una posizione legislativa in contrasto sia con la scienza che con i traguardi della medicina moderna e le aspettative sociali, va contro il principio della separazione tra Stato e Chiesa. La Chiesa deve assumersi in parte la colpa di una paralisi quasi totale nel prendere posizioni in tutte quelle questioni a dimensione globale; tuttavia la colpa maggiore è dei politici, i quali, spesso per opportunismo, non si oppongono alle richieste politiche ed introducono leggi che contraddicono le correnti di sviluppo universalmente accettate (quali ad esempio la legge sull’aborto, il Concordato, e l’aggiunta al trattato di annessione all’UE dove decisioni su questioni mondiali sono lasciate ai parlamenti nazionali), o mettono la testa sotto le sabbia per rinviare alle calende greche leggi preannunciate quali quelle per la parità tra i sessi, per le unioni civili, o per temi eticamente sensibili quali la procreazione assistita. Questa interpretazione che i politici danno del loro ruolo deve finire: è tempo che si ricordino dei loro doveri verso la società e che comincino a legiferare in base a criteri più alti, rispettando il principio di separazione tra Stato e Chiesa. La Polonia non è un’enclave con principi e leggi diverse dal resto d’Europa: gli uomini e le donne di questo paese si aspettano che i loro rappresentanti legiferino secondo interessi e bisogni fondamentali, escludendo quei principi religiosi separati dalla realtà, dalle aspettative e dalle aspirazioni della vita. Chiediamo che i politici scrivano leggi ben fatte seguendo le aspettative della società piuttosto che quelle della Chiesa. La più urgente tra le questioni è il metodo IVF: prima che il parlamento legiferi sui temi etici e sulla procreazione assistita, chiediamo che il Ministro della Sanità non attenda la stesura finale del disegno di legge prima di introdurre il rimborso delle spese per le cure per l’infertilità, le quali sono disponibili nonostante le restrizioni imposte dalle leggi polacche. Ci aspettiamo che i politici polacchi, tra cui anche i candidati alla presidenza della Repubblica, usino i loro poteri per mantenere ed adempiere a quelle promesse fatte in campagna elettorale, e cioè gli obblighi riguardo ad una celere regolamentazione della procreazione assistita.
Traduzione dall’inglese a cura di Francesco Sani
Martedì, 10 agosto, 2010 - 17:15

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