Così Friedman attaccava la guerra alle droghe

 

Perché l’antiproibizionismo è da Nobel

di Milton Friedman

Per l’economista di Chicago legalizzare non è solo “etico”, ma anche “conveniente”

 

Newsweek, 1 maggio 1972

“Il regno delle lacrime è tramontato. Presto i bassifondi saranno solo un ricordo. Trasformeremo le nostre prigioni in fabbriche, le nostre carceri in magazzini e granai. Ora gli uomini cammineranno diritti, le donne sorrideranno e i bambini rideranno. L’inferno resterà per sempre non abitato”.
Ecco come Billy Sunday, il famoso evangelista e leader della crociata contro il Demone Rum, salutò l’avvento del proibizionismo, nei primi anni Venti. Oggi sappiamo come le sue speranze fossero tragicamente destinate al fallimento.
Fu necessario costruire nuove carceri per accogliere i criminali generati dall’aver fatto diventare il consumo di alcolici un crimine contro lo Stato. Il proibizionismo minò il rispetto per la legge, corruppe i poliziotti, creò un clima di decadenza morale, ma non fermò il consumo di alcol.
Nonostante questa tragica dimostrazione pratica, sembra che la nostra tendenza sia quella di ripetere esattamente lo stesso errore, quando ci occupiamo di droghe.

 

Etica e convenienza

Sul piano etico, abbiamo il diritto di usare la macchina dello Stato per impedire che una persona diventi alcolista o tossicodipendente? Per i bambini, quasi tutti risponderebbero almeno con un convinto sì. Ma per gli adulti responsabili, io - perlomeno - risponderei di no. Ragionare con il tossicodipendente potenziale, sì. Spiegargli le conseguenze del suo comportamento, sì. Pregare per lui e con lui, sì. Ma io credo che non abbiamo il diritto di usare la forza, direttamente o indirettamente, per impedire a un altro uomo di suicidarsi, figuriamoci di consumare alcol o droghe.
Riconosco senz’altro che l’aspetto etico è complesso, e che uomini di buona volontà potrebbero non essere d'accordo. Per fortuna non abbiamo bisogno di risolvere l'aspetto etico, per essere d'accordo su una politica. Il proibizionismo è un tentativo di soluzione che rende le cose peggiori sia per il tossicodipendente che per tutti noi. Quindi, anche se si considera l’attuale politica sulle droghe giustificata dal punto di vista etico, la convenienza dovrebbe farla considerare del tutto insensata.
Prendiamo prima in considerazione il tossicodipendente. Legalizzare le droghe potrebbe far aumentare il numero di tossicodipendenti, ma questo non è certo. Il frutto proibito è attraente, soprattutto per i giovani. Cosa più importante, molti tossicodipendenti sono deliberatamente resi tali dagli spacciatori, che all'inizio danno loro alcune dosi gratis. Allo spacciatore conviene fare così, perché una volta attirato, il tossicodipendente diviene un cliente che è un prigioniero. Se le droghe fossero disponibili legalmente, scomparirebbe ogni profitto da attività così inumane, perché il tossicodipendente potrebbe comprare dove trova il prezzo migliore.
Qualsiasi cosa accada al numero di tossicodipendenti, il singolo tossicodipendente starebbe certamente meglio se le droghe fossero legali. Oggi le droghe hanno un prezzo incredibilmente alto, e la qualità è fortemente incerta. I tossicodipendenti sono indotti ad associarsi con i criminali per ottenere la droga, a diventare essi stessi criminali per pagare ciò di cui hanno bisogno, a rischiare continuamente malattie e morte.
Prendiamo poi in considerazione le altre persone. Qui la situazione è chiarissima. Il danno che ci porta la tossicodipenza altrui deriva totalmente dal fatto che le droghe sono illegali. Recentemente una commissione dell’Associazione degli Avvocati ha stimato che i tossicodipendenti sono responsabili da un terzo a metà di tutti i reati commessi nelle strade degli Stati Uniti. Legalizziamo le droghe e i crimini di strada crolleranno. Inoltre, tossicodipendenti e spacciatori non sono gli unici corrotti. Sono in gioco somme immense. E' inevitabile che alcuni poliziotti e funzionari statali sottopagati, e anche alcuni ben pagati, facilmente soccombano alla tentazione del denaro facile.

 

Legge e ordine

Legalizzare le droghe contemporaneamente diminuirebbe il crimine e aumenterebbe la qualità delle forze di polizia. Riuscite a immaginare altre misure che potrebbero fare così tanto per la legge e per l’ordine? Ma, potreste dire, dobbiamo accettare la sconfitta? Perché semplicemente non mettiamo fine al traffico di droga? Ecco dove l'esperienza accumulata durante il Proibizionismo risulta più importante. Non riusciamo a porre fine al traffico di droga. Possiamo eliminare l'oppio dalla Turchia, ma ci sono moltissimi altri posti dove cresce l'oppio. Con la collaborazione dei francesi possiamo rendere Marsiglia un posto sconsigliabile per produrre eroina, ma ci sono moltissimi altri posti dove le semplici operazioni necessarie per la produzione possono essere svolte. Finché sono in gioco grandi somme di denaro - e continueranno ad esserlo, se le droghe restano illegali - è letteralmente senza speranza l'attesa di porre fine al traffico, o anche di ridurlo in maniera significativa. Per le droghe, come per altro, è assai probabile che la persuasione e l’esempio siano più efficaci che impiegare la forza per rendere gli altri uguali a noi.
Traduzione dall'inglese di Antonio Grippo

 

Lunedì, 22 novembre, 2010 - 19:03

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