Disabilità IN PARLAMENTO

In pensione per assistere un disabile

di Gustavo Fraticelli

In parlamento si discute la proposta per il pensionamento dei famigliari di disabili, ma la vera rivoluzione sarebbe la vita indipendente

 

Il percorso per l’approvazione della proposta di legge contente "Norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili”, conclusosi favorevolmente lo scorso 19 maggio, alla Camera e ora all’esame del Senato, oltre ad essere un fatto positivo in tema di assistenza alle persone disabili non autosufficienti, ha rappresentato anche un’occasione, tramite l’attività dell’ On. Maria Antonietta Farina Coscioni, di porre all’attenzione e per un verso iniziare a fare recepire al Governo la questione della centralità della persona disabile che deve assumere anche nei dettati normativi che lo riguardano.

Ciò, infatti, si contrappone copernicanamente ad una concezione culturale, presente anche in molte nostre leggi, che vede la persona disabile solo come oggetto, sia pure di attenzioni positive, e non come soggetto di diritti sacrosanti. Quanto sopra ha potuto sortire effetti, anche se parziali, in virtù della recente adozione, nel 2009 anche da parte del nostro Paese, della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006, che è appunto finalizzata, mediante una serie di prescrizioni obbligatorie a rimuovere gli svantaggi connessi alle varie forme di disabilità, a garantire anche per tali soggetti l’effettiva libertà nelle scelte di vita. Ecco l’ordine del giorno n. 9/82-A/3. presentato dall’On.

Maria Antonietta Farina Coscioni accolto dal Governo, come raccomandazione. “Premesso che: - L' Articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ratificata dal parlamento con la L.18 del 2009, "Vita indipendente ed inclusione nella società" prevede che: Gli Stati Parti alla presente Convenzione riconoscono il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone, e adottano misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro piena integrazione e partecipazione nella società, anche assicurando che: (a) le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione; (b) le persone con disabilità abbiano accesso ad una serie di servizi a domicilio o residenziali e ad altri servizi sociali di sostegno, compresa l’assistenza personale necessaria per consentire loro di vivere nella società e di inserirvisi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione” - l’estensione, nel campo dell’assistenza ai disabili non autosufficienti, anche a persone non legate da vincoli di parentela con il disabile assistito di benefici lavorativi / previdenziali, già previsti per i familiari, andrebbe infatti a normare una rete assistenziale già prestata ai disabili non autosufficienti in molti casi da questa ulteriore categoria di persone e che può, proprio in virtù di tale regolamentazione, incrementarsi di molto.

Il riconoscimento di benefici di carattere lavorativo/ previdenziale anche a tali persone, avverrebbe sulla base di una serie di requisiti, che ovviamente prescindendo da legami parentali oggettivi, sarebbero per forza di cosa più focalizzati ad accertare la congruità dell’assistenza prestata al disabile non autosufficiente, tipo la convivenza continuativa per un certo numero di anni continuativi da determinarsi con il disabile; - il focalizzare l’attenzione del legislatore direttamente sulla qualità dell’assistenza prestata al disabile non autosufficiente è od, almeno, dovrebbe essere lo scopo precipuo di tutta la normativa sull’assistenza ai disabili; - l’estensione nel campo dell’assistenza ai disabili non autosufficienti, anche a persone non legate da vincoli di parentela con il disabile assistito, inoltre contribuirebbe ad alleviare la drammaticità per i genitori, del disabile non autosufficiente delle problematiche connesse al futuro dello stesso disabile dopo la loro scomparsa, problematica, meglio nota come “dopo di noi”, le cui proposte di legge, che ineluttabilmente condizionano i sostegni economici per assistenza e di cura alle compatibilità di spesa, sarebbero beneficiate da tale estensione, che consentirebbe di incrementare i destinatari delle stesse. Impegna il Governo a prendere idonei provvedimenti volti all’estensione, nel campo dell’assistenza ai disabili non autosufficienti, dei benefici lavorativi / previdenziali già previsti per i familiari, anche a persone non legate da vincoli di parentela con il disabile assistito, anche sulla base di parametri connessi con la qualità dell’assistenza prestata.".

Lunedì, 14 giugno, 2010 - 13:59

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