Con il pensionamento a 65 anni, 30mila posti si libererebbero. Con il risparmio apriamo ai nuovi professori e alla ricerca 

 

Pensionare per riformare

intervista di Annalisa Chirico

 

  Il ddl Gelmini fa infuriare i ricercatori... In Italia abbiamo persone che svolgono ricerca ad un ottimo livello, ma in media la nostra ricerca non è adeguata al ruolo di un Paese sviluppato come il nostro. Nei finanziamenti internazionali portiamo a casa meno di quanto versiamo. Nel primo bando ERC giovani il 40% degli italiani, che hanno vinto un finanziamento, hanno deciso di spenderlo in un altro paese. Nel secondo bando la percentuale è salita al 60%. La riforma è urgente e contiene 4 pilastri fondamentali per invertire la rotta.   
 Quali sono? L’ingresso dei privati nei consigli di amministrazione; l’abolizione dei concorsi locali; il dipartimento diventa la cellula principale dell’università; la fine del ruolo del ricercatore a tempo indeterminato e l’introduzione della tenure track, dove solo alla fine di un percorso di alcuni anni l’individuo viene valutato e, se merita, potrà accedere a una posizione a tempo indeterminato.  
 L’Italia, rispetto alla media europea, spende davvero così poco o spende male? Secondo lo European Innovation Scoreboard in Italia la spesa pubblica in ricerca si aggira intorno allo 0,56% del PIL a fronte di una media europea dello 0,65%. Lo EIS lavora per la Commissione Europea e non per i partiti di destra o di sinistra. Il finanziamento pubblico va speso meglio. E’ necessario eliminare i tantissimi sprechi.  
  Il CNRU ha concentrato la sua battaglia sulla tutela dello status giuridico del ricercatore. Il ricercatore a tempo indeterminato esiste soltanto in Italia. Gli attuali ricercatori a tempo indeterminato non perderanno il loro posto, ma potranno accedere all’idoneità nazionale e, se passa il pensionamento a 65 anni, vedranno aprirsi davanti un’autostrada. La valutazione è la madre di tutte le battaglie ed è prevista con l’istituzione dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) creata dal Ministro Mussi e che la Gelmini ha messo in funzione. Inoltre, il ministro ha già nominato alcune persone che sono una garanzia di serietà, come i professori Salvatore Settis e Carlo Bordignon. Nella ricerca selezione e meritocrazia sono indispensabili come nello sport.  
  Il CNRU è contrario alla divisione tra Teaching e Research University. Nella Research University (RU) si fa ricerca e si insegna, ma l’insegnamento lo si fa ad alto livello. Non si può impiegare un Nobel per insegnare a chi diventerà optometrista. Negli USA esistono quasi 300.000 college che preparano ai corsi superiori. Nelle TU si trasmette conoscenza (ma si può anche fare ricerca), nelle RU si crea conoscenza.  
Perché in pensione a 65 anni? Negli USA, dove la discriminazione in base all’età è proibita, chi fa ricerca incrementa il suo stipendio dai finanziamenti che ottiene; inoltre, deve versare alla struttura una percentuale dei suoi finanziamenti che gli consentono di occupare spazi, usare apparecchiature ed usufruire di servizi. Senza si troverebbe in spazi angusti e pagato poco e quindi preferisce accedere al suo fondo pensione. Con questo meccanismo meritocratico gli ultra65enni sono il 3%. In Italia l’età della pensione per un professore è di 70 anni ed il 50% dello stipendio di un docente universitario grava sull’investimento in ricerca, anche se questa non viene svolta o se è di scarsa qualità.  
  Si agevolerebbero nuovi ingressi? Sulla base dei dati MIUR entro i prossimi 3 anni andranno in pensione 12.500 docenti e nei prossimi 10 anni il numero sarebbe di 30.000. Con la proposta del pensionamento a 65 anni i 30.000 posti si libererebbero entro pochi anni. Con il 50% di quanto l’Università risparmia si possono reclutare un numero simile di nuove leve come Professori Associati che costano molto meno, mentre il rimanente 50% compenserebbe almeno in parte il severo taglio previsto ai finanziamenti, che in ogni caso si auspica venga ridotto.       
 
Piergiorgio Strata è professore ordinario di Neurofisiologia. Copresiede l’Associazione Luca Coscioni 
Lunedì, 9 agosto, 2010 - 17:09

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