Parleranno a Bruxelles

Protagonisti e anticipazioni del Congresso mondiale

Restaurare l’Illuminismo: il fondamento della scienza
Barbara Forrest Docente di Filosofia, Dipartimento di Storia e Scienze Politiche, Southeastern Louisiana University, Stati Uniti
Il Primo Emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti garantisce la separazione tra stato e chiesa in un governo democratico. Questa separazione tra religione e governo protegge sia l’istruzione dei bambini che il processo di investigazione scientifica. Due tra le personalità che maggiormente contribuirono alla fondazione della democrazia americana, James Madison e Thomas Jefferson, furono influenzati dai principi dell’Illuminismo europeo e li incorporarono nel sistema della democrazia costituzionale americana, che protegge sia l’istruzione che l’investigazione scientifica. Tali principi, che furono delineati per primi dai pensatori europei parzialmente in risposta ai conflitti tra stato e chiesa in Europa, sono ancora validi. Alla luce della continua minaccia da parte del fondamentalismo religioso negli Stati Uniti e della sua crescente minaccia in Europa, sia gli americani che gli europei devono enfatizzare nuovamente i principi illuministici che proteggono l’educazione degli studenti, la conduzione della ricerca scientifica e il delineamento delle politiche pubbliche.
Di cosa parliamo quando parliamo di “diritto alla ricerca”
Mark B. Brown Professore associato alla California State University di Sacramento, Stati Uniti, e Ricercatore Associato alla Bielefeld Graduate School a Bielefeld University, Germania
La libertà scientifica oggi viene intesa spesso in termini di idea di “diritto alla ricerca”. Tuttavia, spesso non è chiaro come venga giustificato al meglio il diritto alla ricerca, né quali conseguenze abbia il riconoscimento di un tale diritto sulla scienza e sulle politiche della scienza nelle società democratiche. Ci sono due approcci fondamentali per la comprensione del diritto alla ricerca. Il primo e più diffuso modo di concepire il diritto alla ricerca lo vede come una protezione individuale contro l’interferenza del Governo e della società. Il secondo approccio concepisce il diritto alla ricerca come una richiesta di appartenenza civica. Questo secondo modo di riconoscere un diritto alla ricerca inserisce più esplicitamente la scienza all’interno della società, anziché metterla al riparo da essa. Il secondo approccio enfatizza il ruolo della libertà di investigazione nelle società democratiche, ma distingue tra l’investigazione in generale e la ricerca scientifica come una particolare forma di investigazione. Io argomento a favore del secondo approccio. Le società democratiche hanno buone ragioni per sostenere un diritto generalizzato all’investigazione intellettuale, ma questo diritto non garantisce una protezione a tutta la ricerca scientifica. Inoltre, sebbene affermare un diritto alla ricerca possa aiutare a proteggere gli scienziati dalle interferenze pubbliche nella loro ricerca, ciò non significa che valga la pena di realizzare a priori ogni singolo progetto di ricerca. Ciò significa che la richiesta del diritto alla ricerca, così come alla libertà scientifica più generalmente intesa, possono trarre maggiore forza da una deliberazione pubblica su quale tipo di ricerca meriti il sostegno pubblico.
Relativismo epistemologico e dogma religioso
Alex Mauron Professore di Bioetica dell'Università di Ginevra; membro del Consiglio della Scienza e della Tecnologia della Svizzera e dell'Accademia svizzera delle Scienze mediche
La cultura contemporanea è ambivalente molto più che in passato nei confronti della scienza, e talvolta apertamente ostile. Ne sono chiari esempi l’ascesa del movimento Creazionista, che si va diffondendo molto oltre la Bible Belt americana in cui esso nacque e la sempre più autoreferenziale opposizione a specifici campi della ricerca biomedica (come ad esempio la ricerca sulle cellule staminali embrionali) da parte di alcune autorità religiose. Inoltre questi conflitti non si limitano a riproporre i vecchi scontri tra scienza e religione, che vertevano su chi avesse l’autorità e la competenza metodologica ad accedere alla verità e a svelarla al mondo. Oggi il relativismo epistemologico e la speculazione sulle presunte implicazioni etiche delle scoperte scientifiche giocano un ruolo molto più ampio. Ad esempio, il tentativo creazionista di confezionare un’alternativa pseudoscientifica alla biologia evoluzionista, quale è la teoria del disegno intelligente, non ha mai avuto successo, eppure tale fallimento non ne compromette la crescente influenza. Infatti tale influenza ha poco a che fare con la scienza in quanto tale e deriva piuttosto dalla fustigazione della visione scientifica, descritta come un materialismo noncurante che conduce alla disperazione e alla perdita della credenza tradizionale in comandamenti morali oggettivi. Ecco una perfetta illustrazione del Sillogismo Relativista:
- La scienza asserisce che un insieme di fatti e spiegazioni sul mondo – chiamata E - è vera
- Se E è vera, ne derivano spiacevoli conseguenze morali e sociali - Ergo E è falsa.
Pur nell’assurdità di una simile illusione, questo modo di ragionare ha conquistato l’ampio sostegno tanto della cultura popolare (“la scienza è solo un’altra religione”) che di quella erudita (lo strong programme della sociologia della scienza e di altre filosofie irrazionaliste). Così, i dogmatici religiosi si sentono incoraggiati a sostituire il loro proprio marchio di dogma a quella “religione naturalistica” che sarebbe la scienza. Tale alleanza tra atteggiamenti dogmatici e relativistici non è senza precedenti nella storia.
Meno ricerca militare, più ricerca di base
Martin Lewis Perl Premio Nobel per la fisica nel 1995, lavora attualmente allo Stanford Linear Accelerator Center, presso la Stanford University, per il dipartimento dell'energia USA. È tra gli animatori di “Scienziati ed Ingegneri per l’America”, un’organizzazione che ha come obiettivo la promozione della ricerca scientifica d’eccellenza presso il Governo Americano.
Affronto due temi: a) le conseguenze della ricerca di base nella scienza e la tecnologia; b) proposte di restrizione della ricerca di base. Le conseguenze della ricerca di base nella scienza e nella tecnologia sono a volte solo e soltanto positive, come la scoperta del virus dell’HIV premiata con il Nobel per la medicina nel 2008. Un esempio diverso è lo sviluppo e la dimostrazione, da parte dei fratelli Wright, dei principi del volo su mezzi più pesanti dell’aria, visto che l’invenzione dell’aereo ha portato certamente grandi benefici ma anche, con sé, la possibilità di distruzioni terribili. Io propongo dunque tre restrizioni sulla ricerca di base: 1) drastica riduzione nella ricerca nel settore militare; 2) limitazione della possibilità di sperimentazione sugli animali esclusivamente per quegli esperimenti richiesti dal progresso della medicina; 3) fine dei progetti scientifici mastodontici che costano molto ma promettono benefici minimi o nulli all’umanità, progetti grandiosi come la Stazione Spaziale Internazionale, il Progetto di Fusione Controllata ITER ed il piano per inviare esseri umani su Marte.
Potenziale terapeutico e di ricerca delle cellule staminali
Stephen Minger Senior Lecturer in Biologia delle Cellule staminali, Centro Wolfson per le malattie legate all’età, King's College, Londra
A partire dalla ricostruzione del sistema ematopoietico, realizzata per la prima volta attraverso il trapianto di midollo osseo negli anni Sessanta, si è nutrito un significativo interesse per il potenziale terapeutico e scientifico delle cellule staminali. L’isolamento di specifiche cellule staminali tissutali multipotenti provenienti da organi di persone adulte e la derivazione di cellule staminali embrionali pluripotenti offrono il potenziale per la rigenerazione di diversi tessuti e organi soggetti a degenerazione legata all’età e a danni traumatici. In un futuro non troppo distante sarà possibile riparare i tessuti cardiaci danneggiati dall’infarto miocardico, sostituire i neuroni perduti a causa del morbo di Parkinson e di Alzheimer, trapiantare nuove cellule produttrici di insulina e cellule mieliniche per gli individui affetti da sclerosi multipla e sostituire ossa e cartilagini consumate con l’età e a causa di malattie infiammatorie. Inoltre, la produzione di popolazioni specifiche di sottotipi definiti di cellule umane ha un enorme potenziale di rivoluzionare la scoperta di nuovi farmaci e l’investigazione dei fondamenti cellulari delle malattie umane. Il campo emergente della Medicina Rigenerativa modificherà in modo rilevante la medicina clinica e influenzerà significativamente le nostre percezioni dell’invecchiamento, della salute e della malattia, con una miriade di conseguenze per tutta la società.
Neuroetica: affrontare le sfide etiche e sociali della rivoluzione delle neuroscienze
Eric Racine Direttore, Neuroethics Research Unit, Institut de recherches cliniques, Montréal (IRCM), Canada
La neuroscienza promette di apportare una serie di nuove ricerche di base e applicate che potrebbero modificare radicalmente la nostra visione della salute cerebrale e della natura umana. Già grazie alla ricerca incentrata sul cervello malato e su quello sano stanno fiorendo innovativi interventi sul cervello, che vanno dai progressi nel campo dell’analisi profonda dei problemi neurologici, comportamento e personalità - tramite la ricerca sulle neuroimmagini, del comportamento e della personalità - agli sviluppi della stimolazione neurochirurgica applicata ai disordini motori e neuropsichiatrici. Data l’importanza del cervello nella definizione di chi siamo e della vulnerabilità dei pazienti neurologici e psichiatrici, la neuroscienza tocca sempre più cruciali questioni etiche, legali e sociali. Forse non abbiamo mai affrontato in modo tanto diretto le conseguenze e le responsabilità che la moderna scienza biomedica ci attribuisce, come accadrà con la rivoluzione delle neuroscienze.
 

Lunedì, 12 gennaio, 2009 - 16:10

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