Conversazione Pannella-Marino

Pannella: "Ma la laicità non basta"

Marco Valerio Lo Prete

Marco Pannella, a colloquio con il candidato alla segreteria del Partito Democratico, Ignazio Marino, indica i due fronti della battaglia politica che l’ex chirurgo non può lasciare scoperti: il rispetto delle regole interne del Pd e la “riforma americana dello Stato” come connotato principale della propria campagna elettorale

Pannella: “Ma lo farai il 5 per cento?”. Il leader radicale entra subito nel vivo del dibattito e esordisce così in una conversazione di due ore con Ignazio Marino, senatore del Partito Democratico, vicino a tante battaglie radicali – sulla laicità e non solo – e oggi candidato alla segretaria del Pd. Il riferimento di Pannella è alla selva di norme che regolano le primarie e il cosiddetto “congresso” del Partito guidato da Dario Franceschini. Marino inizia a spiegare: “Le regole per questa gara per la segreteria del Pd impongono due traguardi differenti: il primo è rappresentato dal voto degli iscritti, cioè di coloro che hanno la tessera del Pd e che in Italia sono circa 800.000. Perché un candidato possa prendere la parola al Congresso del Pd, deve avere non solo la sua candidatura registrata attraverso il deposito di 2.000 firme di iscritti in tutta Italia”, “ma ci vuole anche il voto, a livello dei circoli, del 5 per cento dei votanti tra gli iscritti”. “Superato questo 5 per cento, allora il 25 di ottobre si potrà partecipare alle primarie dell’elettorato di sinistra, cioè quell’elettorato che indica che voterebbe per il Pd e indica il candidato che preferisce”. L’ex chirurgo, tornato dagli Stati Uniti per essere eletto senatore nel 2006 nelle fila dei Democratici di Sinistra, si dice convinto di una cosa: “Ho una capacità di penetrazione limitata in quelli che sono gli apparati e tra gli iscritti del Pd, visto che non ho nemmeno mai avuto un ruolo in Direzione o in Segreteria”, “invece c’è molto interesse per i temi che cerco di esporre nella società civile. Le persone che si sentono di sinistra mostrano interesse nei temi che porto avanti: una nuova economia basata sull’ambiente, nuove regole per il lavoro che proteggano i giovani da un precariato selvaggio, i temi della giustizia, della sicurezza, della immigrazione e poi la questione centrale della laicità che per me non è un obiettivo ma un metodo di lettura della nostra Costituzione”. Ma Pannella torna brusco a parlare di “regole”: se un candidato alla segreteria ha il 51 per cento dei sostegni alla convention degli iscritti, si va comunque alle primarie? Marino: “Sì, perché quelli sono i voti di 500.000 iscritti, mentre lo statuto del Pd prevede che l’elezione del segretario sia una elezione popolare”. Ma il leader radicale ragiona ad alta voce: “Siamo sicuri che a un certo punto l’assemblea non cambi le regole e dica che se c’è uno che ha oltre il 50 per cento dei consensi degli iscritti, allora non c’è bisogno delle primarie aperte a tutti?”. “Io ritengo che questo sia il vero problema. Come dire, cultori delle regole non ce ne sono molti nella politica italiana, tanto è vero che spesso le regole del gioco sono state cambiate a livello nazionale anche a gioco iniziato. Scusa se insisto, ma su questo occorre subito chiedere ufficialmente se si ritiene possibile cambiare lo Statuto, chiederlo pubblicamente, avere questa garanzia, fare un appello, a partire dagli intellettuali iscritti”.
Stampa e regime
Ignazio Marino, da parte sua, si dice preoccupato della scarsa copertura mediatica della sua campagna: “Non avrò la stessa attenzione da parte dei media di massa, ma già me ne rendo conto adesso…”. Pannella: “Te ne rendi conto, ma non lo vivi come noi da oltre 40 anni. Il vero problema è che – mi permetto di dirtelo – credo che la tua campagna elettorale la stai impostando molto male. In questo senso: tu in cosa ti differenzi dagli altri? Per ora c’è la laicità. Ma ti si deve riconoscere per un insieme di fatti. Come ti si riconosce? Se c’è polemica sulle tue proposte. Io ho letto, in una riga del tuo programma, che sei per il maggioritario uninominale. Questa proposta è sicurissimamente popolarissima (perché ormai dire ‘all’americana’…), ma tu non sei affatto conosciuto per questo! Perché chi vuoi che abbia letto il programma?! Siccome questa posizione vuol dire essere all’unisono con la cultura del nostro popolo, perché oggi il nostro popolo sa tutto ad esempio della sanità americana, delle carceri – e la gente ha visto decine di film su quello che possono essere le carceri privatizzate -, i grandi film antimilitaristi sono tutti americani, e quindi quando si dice ‘riforma americana’, si pensa anche al grande scontro tra Hillary Clinton e Barack Obama. Se c’è un tuo oscuramento, in parte nei sei responsabile anche te”. Marino: “Cosa dovrei fare? Propongo una mozione e la presento al giudizio degli elettori”. La replica di Pannella: “Si grida, a volte, per non avere poi il grido di Munch. Io vorrei rivolgermi a te, e anche a Bersani e Franceschini. Io ritengo che quello che loro si augurano - una inversione profonda di tendenza nel paese e nel Pd - passa attraverso una sola possibilità: quella di arrivare a rischiare, per il Pd, un momento effettivamente americano, nel quale la gente vede che ci sono posizioni differenti”.
La riforma americana
Pannella incalza: “Il vero problema è che tu devi fare in modo diverso la campagna. Dire che c’è la riforma americana, perché questa espressione è chiara, la riforma dello Stato e dell’Europa, nel senso spinelliano. Sei portavoce, e lo fai sapere all’Italia, di coloro che vogliono questa riforma? Perché allora su questo devi lottare nel partito e sarà una posizione. Dopodiché il fatto laico, quello la gente già lo sente e lo sa”. Marino rassicura il leader radicale: “Io su questo credo di avere le idee molto chiare. Nella riforma americana mi ci ritrovo molto, avendo vissuto 18 anni negli Stati Uniti ed essendo uno che non solo ha potuto parlare di Obama ma lo ha potuto anche eleggere. Io credo davvero nei collegi uninominali, anche perché sinceramente mi vergogno della mia condizione di parlamentare nominato, indicato. Alle mie uniche campagne elettorali del 2006 e del 2008, la gente mi diceva: ‘Speriamo che ce la faccia’. E io, se avessi dovuto dire la verità, avrei risposto: ‘Guardi signora, solo se muoio da qua all’elezioni non verrò eletto, perché essendo capolista sono già stato eletto senza preferenze da chi mi ha messo in quella posizione’. Detto questo – continua Marino - io accetto volentieri, perché lo stimo molto, le critiche alla mia campagna elettorale mosse da Marco Pannella. Però il fatto che abbia insistito tanto sui ‘diritti per tutti’ e ne abbia fatto argomento di discussione nei mesi passati, ha portato ieri Pier Luigi Bersani – alla festa nazionale del Pd – a dire: ‘Dobbiamo tutti impegnarci per una legge sull’argomento dell’omofobia’. Questo impegno così forte non lo si era sentito prima. E ha anche aggiunto che bisogna sostenere la legge che abbiamo già presentato e la prima firmataria è Paola Concia, una sostenitrice della mia mozione. Bersani, su un altro argomento importante come quello del testamento biologico, ha detto parole molto chiare, che fino ad oggi non avevamo ascoltato. Questo è importante, perché Bersani ha nella sua mozione delle posizioni francamente inconciliabili: c’è la sua, che ha sostenuto con lealtà e determinazione il mio disegno di legge sul testamento biologico; c’è la posizione di Enrico Letta che, nel momento in cui Berlusconi fece votare dal Consiglio dei Ministri un decreto per impedire che un cittadino potesse auto-determinare le terapie cui sottoporsi, disse che l’avrebbe sostenuta con il suo voto; c’è Rosy Bindi, che è stata sicuramente un importante Ministro della Salute del nostro Paese, su Piergiorgio Welby disse con chiarezza che quello era un caso di eutanasia. Io penso che questo sia un passo avanti importante, che non ci sarebbe stato senza la nostra presenza”.
L’appello
Pannella conclude le due ore con un appello: “Mi rivolgo allora a tutti. Se siete del Partito democratico, se siete convinti sostenitori di Bersani o di Franceschini, il problema è che ci sia almeno il 5 per cento almeno di voti per Ignazio Marino, perché in questo modo siete probabilmente garantiti che ci siano delle grandi primarie vere nel vostro partito, alle quali possano tornare e votare anche quelli che hanno votato dall’altra parte. Altrimenti non c’è scontro vero”. Poi si rivolge per un’ultima volta al suo interlocutore diretto: “Allora il problema è: riforma dello Stato in senso anglosassone. Se questo diventa il tuo tema connotante, su questo sicuramente significherà qualcosa il fatto che il 60-70 per cento degli elettori è d’accordo?”. (a cura di Marco Valerio Lo Prete)
 

Giovedì, 10 settembre, 2009 - 13:18

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