Il leader radicale ALL’INDOMANI DELLE REGIONALI

Ora si decidono le sorti dei democratici

Marco Pannella

Vogliamo o no giudicare Berlusconi che propone come ministro degli esteri di mezzo miliardo di europei Massimo D'Alema, il “comunista”?

Siamo stati sul punto di vincere in Lazio e in Piemonte, si è vinto in Puglia. Questo è un dato che occorre tenere presente. Questa forza ci sarà se ne siamo consapevoli anche domani, e abbiamo il problema di proseguirla, perché bene o male è stata la forza che stava per tradursi in un successo per lo schieramento meno antidemocratico del nostro paese. Questo è stato possibile perché c'è stata una vera e propria operazione di rottura con la politica infausta di Veltroni e di Franceschini. Con una maturazione di autonomia grossa da parte di Bersani. Se anche in Puglia le cose sono andate bene è perché contro l'incessante opera di Massimo D'Alema si è verificato il fatto che è finita quella situazione d'alemiana, con la quale si sarebbe andato a perdere sicurissimamente, perché per lui la priorità assoluta era l'alleanza con l'Udc.

La linea Bersani ha avuto un altro merito che non era facile. In Campania si è assunto la responsabilità di una scelta difficile, ed è stata una scelta che può essere fioriera di una alternativa politica al di là della personalità di De Luca, che sicuramente ha una sua forza ed è una forza che alla fine anche Di Pietro ha ritenuto dovesse essere prescelta rispetto a qualsiasi altra della lotta al Pdl in Campania. Per il resto Bersani è autore certo della scelta di valorizzare in Piemonte e in Lazio il carattere di alleanza politica con i radicali. Ripeto abbiamo perso queste elezioni, ma non abbiamo perso quello che le ha precedute e il fatto che si è arrivati a pochissimo dalla vittoria anche, dovendo scontare l'eredità Marrazzo e tutta l'eredità del Pd romano, con qualche disastrosa presenza di sindaci di centrosinistra a Roma. Auguri e complimenti a Renata Polverini. Complimenti perché ha lottato, ci ha sperato, ci ha creduto. Non credo che il suo contributo alla vittoria sia stato enorme, ma comunque ci ha creduto. Dovremmo fare anche però i complimenti da una parte a Ballarò, che ha inventato ed imposto la sua pre- senza televisiva, probabilmente ritenendo che potesse essere una candidata di sinistra a qualche cosa, in continuità con la vecchia rogna della sinistra storica: il trasformismo. E poi auguri Renata. Pensaci, tu hai vinto grazie a un tandem poderoso.

La convergenza di Bagnasco e del presidente del Consiglio, che facendo strame di diritto, come al solito, perché è ignoran- te di queste cose, non perché sia consapevole o perverso, ha fatto un'azione davvero inaudita per un presidente del Consiglio per farla vincere. E' andato da tutte le parti, ha telefonato dovunque, si è speso. Spendersi ha molti aspetti, poi quello che si spende non lo si ha. Lo dicevamo anche per Emma, che se avesse vinto sarebbero stati cazzi di Emma e di noi tutti, perché l'ammasso di poteri sarebbe stato difficile governarlo, trasformarlo e riformarlo. Ora figuriamoci con le forze congiunte scatenate di Bagnasco, con questo presidente del Consiglio! Ho l'impressione che Renata saranno cavoli suoi quando farà le giunte, quando dovrà prendere le decisioni. Quindi siccome sarà lei la presidente del Lazio gli auguri sono sinceri: speriamo che faccia il meno male possibile, che le sia possibile di fare il più decente possibile. Ma dobbiamo renderci conto che alla presidenza della Regione ci sarà una persona oggettivamente estremamente debole rispetto alle forze vere che hanno consentito di battere in queste condizioni Emma. Diciamo un'altra cosa. Prima di Bersani il centrosinistra laziale era quello di Marrazzo, quello della sua giunta, quello della sua storia. Bersani ha fatto esattamente l'opposto di quello che ha animato e connotato sicuramente Veltroni, Franceschini e devo dire D'Alema. Ha detto chiaramente che i radicali sono alleati, e che con loro e in questo modo sceglieva di combattere questa battaglia, ed è stata una scelta giusta perché onestamente chi poteva immaginare che dopo le vicende Marrazzo e dintorni il centrosinistra fosse in condizioni di vincere. Però il patrimonio c'è, tanto che qui questa sera per me deve iniziare e inizia un dibattito tanto difficile quanto necessario di gestori delle sorti dei democratici in Italia, dell'area democratica, quindi anche del Partito democratico.

Vi chiedo scusa se in questo diverso contesto torno a ripetere qualcosa che non esiste e che ripeto da mesi. Abbiamo in Italia questa situazione. Un presidente che è quello che è, un prodotto non di sé stesso, ma della storia partitocratica che si è trovato con le sue capacità a gestire il vuoto di democrazia, nel vuoto di democrazia che abbiamo descritto con la Peste italiana, che sarà tra poco il dossier ufficiale giuridico con cui coinvolgeremo la giustizia europea, quella internazionale e ogni altra. Magari anche quella di altri Stati europei, con quella seria trovata consultiva che io dicevo, l'asilo politico. Questo può consentirci seriamente di far giudicare la realtà costituzionale e giuridica italiana, a lume degli accordi costituitivi dell'Unione europea negli altri 26 stati. Perché diritti civili, diritti politici e diritti umani sono anche in dottrina la stessa cosa. Se togli i diritti civili, togli i diritti umani, perché tutti sappiamo che dove c'è strage di democrazia c'è strage di popoli. Questo la gente lo comincia a capire in Italia, se si pensa che in questi sessant'anni siamo riusciti ad arrivare a una situazione di disastro e di dissesto idrogeologico per il quale il 58% del territorio nazionale è in serio pericolo costante. Lo vediamo e lo leggiamo sempre più costantemente, e cominciamo probabilmente a renderci conto di quanti muoiono davvero per tumore e altre malattie in altre zone precise del nostro territorio. Si tratta già probabilmente di molte migliaia di persone.

A questo punto cosa fare? Occorre chiedere che il dibattito si apra. Vogliamo o no giudicare Berlusconi che sceglie di proporre come ministro degli esteri di mezzo miliardo di europei Massimo D'Alema, il comunista? E che dopo questa sconfitta, Berlusconi nomina Massimo D'Alema presidente della commissione di vigilanza sui servizi segreti, che sono ormai una seconda Farnesina, dove la politica internazionale sfugge dalla ufficialità. Questa sconfitta elettorale e non politica, conquistata malgrado Bagnasco e Berlusconi, non ci ha battuto: credo che dobbiamo essere responsabili e volere protrarre gli effetti di questa scelta. Quello che sto dicendo su D'Alema è per me il dibattito di un democratico nel e del Partito democratico. Ma vi rendete conto che di una cosa del genere non si discute, non discutono? Se Massimo D'Alema è divenuto, come è divenuto, presidente del Consiglio, è perché l'ottimo Berlusconi lo ha voluto lui come presidente della Bicamerale per le riforme istituzionali. E quando un ex Pci diventa in Italia presidente della commissione per riformare la Costituzionale, anche se Berlusconi dice di aver sdoganato i missini, in quel momento ha in realtà a tal punto sdoganato il compagno D'Alema che dopo due anni era presidente del Consiglio, un presidente del Consiglio di una maggioranza che non fece nulla contro il conflitto di interessi di Berlusconi. Ma questa è una linea politica e deve riacquistare il valore di linea politica che si discute, non può continuare a restare un comportamento da servizi segreti e di una cosa nascosta . E noi dobbiamo onorarla come una linea politica anche del trasformista Berlusconi. Questo non è dibattito da Partito democratico? Io dico che se siamo solo noi a farlo, siamo noi l'unico Partito democratico. Lo siamo qui e oggi. La linea Bersani è importantissima. Ma va appunto valorizzata, spiegata politicamente.

Credo che questo sia essenziale, perché altrimenti dibattiti essenziali dal Pd non ci saranno mai. Ci saranno i dissensi della Bindi o di qualcun altro, sempre col senso di cose di nessun respiro, di nessuna ampiezza, incapaci di coinvolgere gli altri. Sono liti. Ma vi pare possibile che la sera delle invasioni di campo di Berlusconi in tutti i tg, che in qualsiasi paese avrebbe dovuto costringere la Procura di Roma a dire che era iscritto nel registro come indagato, a manifestare di fronte alla Rai c'erano solo tre parlamentari radicali? Lo sdegno e la paura erano di tutti i democratici. Ma fatto l'articolo e il comunicato, c'erano solo i radicali a lottare. E' grazie alla nostra forza militante che abbiamo un dossier con un insieme di iniziative giudiziarie in corso. Conosco centinaia di compagni avvocati, giuristi democratici che potrebbero essere davvero una forza temibile nell'oggi. Avete visto per le nostre due o tre iniziative sul piano delle liste quello che è successo, sono venute fuori 25 anni di illegalità. Hanno avuto un effetto dirompente. Senza di quelle Bagnasco e Berlusconi non avrebbero neanche avuto il bisogno di intervenire insieme. Dobbiamo cominciare a parlare di nonviolenza, dobbiamo concordare all'interno del patto di consultazione che abbiamo con il Pd dobbiamo un'organizzazione militante per la formazione di una forza nonviolenta di massa in questo momento nel nostro Paese. Fintanto che la lotta non diventa nonviolenta non solo per i radicali, noi andiamo a sbattere dinanzi al degrado che sta distruggendo il nostro paese a tutti i livelli. Vorrei ringraziare per la loro scelta difficile i compagni Verdi di Angelo Bonelli, i compagni socialisti di Bobo Craxi, i compagni anche del popolo viola, con i quali sono in contatto, per il successo che meno male c'è stato, anche quello è bene che ci sia stato, in supplenza di altro.

Dobbiamo ringraziare anche Sinistra e libertà, e questa coalizione che c'è, perché credo che le sue ragioni non svaniscono con l'insuccesso elettorale, ma non possono che moltiplicarsi. Le iscrizioni a tutti i soggetti, ne abbiamo un bisogno estremo. Perché potremo ancora andare avanti nell'attuale situazione, ma non possiamo continuare a sfidare il destino ritenendo davvero che mille, duemila, tremila persone per sessant'anni, riescono a salvare il loro paese da sole.
Marco Pannella

Chi è
Marco Pannella Il leader storico dei radicali, classe 1930, è già stato deputato al Parlamento italiano e al Parlamento europeo. Attualmente è presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transazionale e Transpartito, l’organizzazione di riferimento di tutte le associazioni radicali

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Regionali: pedofili contro abortisti Beh, un po’ bisogna capire la loro rabbia: se, magari grazie alla RU486, nascessero meno bimbi, come farebbero i pedofili?

Pannella
“Grazie Roma, grazie Romani” A Roma Emma Bonino è la più votata, mentre Fondi (LT) è la capitale del PdL

Il “comunista” preferito di Silvio
Da mesi il leader radicale evidenzia l'esistenza di un "sottotraccia" politico che congiunge il premier Silvio Berlusconi al leader dell’opposizione Massimo D'Alema. Un legame sul quale Pannella chiede al Partito democratico di aprire un dibattito serio.
 

Lunedì, 19 aprile, 2010 - 13:05

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