Non voglio vegetare ma vivere

di Vincenzina Rutigliano

A nessuno piace essere un numero e noi persone con disabilita lo siamo, a volte con presunto valore zero e non considerate come risorse. Sono qui per raccontarvi tre punti fondamentali che vorrei vedere sempre più attualizzati come vita indipendente, ossia la ricerca e il diritto alla felicita'.
1. vita di relazione e mobilita... In piena consapevolezza ho il diritto di muovermi in sicurezza quando lo desidero e verso la destinazione che desidero come chiunque altro nel mondo. Se oggi sono qui devo dire senza falsa modestia grazie alla mia forza di volontà e alla possibilità di avere con me l'amica Louisa, compagna di viaggio e assistente contemporaneamente in quanto OSS per professione e passione. Un bacio a lei. Di cuore. Questo diritto di scelta per l'assistenza non si può esercitare con le risorse attuali. La legge 162 non basta. L'abbiamo osservato in questi anni. Se riconosciute non solo a livello morale ma anche e soprattutto economico sarebbero un primo passo verso la felicita, scopo della vita umana universalmente e costituzionalmente riconosciuto preesistente alla vita stessa.
2. diritto al lavoro. E' uno dei cardini per una vita dignitosa. Oggi quasi tutti mi vedono solo con i miei limiti, ma io possiedo capacita cognitive, professionalità, esperienza provata per svolgere un'attività, la mia...non una qualsiasi, ma la mia. Perché accontentarmi... Non voglio vegetare ma vivere. Per l'assistenza personale lo Stato dice di provvedere con la pensione e nel mio caso con l'accompagnamento. Ho bisogno di aiuto, ma ho in mente già un mio progetto di vita. Me lo voglio regalare oggi, nel giorno del mio 48mo compleanno. Amore, lavoro, disposizioni per progetti... Che dovrei fare per colmare il gap tra il mio limite e il lavoro..ci viene in aiuto la tecnologia - PC con software vocali, trackball, domotica, ecc... E' ora di abolire le barriere e gli incentivi/le multe per le aziende e in caso di mancata assunzione di persone con disabilita nel proprio organico. Piuttosto incoraggiare progetti di telelavoro concordati tra l'azienda e la persona con disabilità. La legge va completata e superata con l'intelligenza. Finalmente. Si può fare.
3. Discriminazione. Io mi sento semplicemente e completamente donna e persona. Voglio guardare al mi0 futuro - perche io ne ho uno come tutti voi - potendo alzarmi ed avere una giornata avanti fatta di momenti che non sono affatto scontati. Studiare, lavorare, vivere in un ambiente adatto anche grazie alla tecnologia che già esiste, insieme alle persone che amo e che vorrei vedere libere insieme a me dallo stress e dall'angoscia di un affetto spesso abbruttito dalla forzata copertura di più ruoli che altri demandano senza scrupoli sempre e solo alla famiglia.

 

Lunedì, 5 dicembre, 2011 - 13:30

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