Le lotte dell’Associazione Luca Coscioni

Non è vero che siamo in una democrazia

di gilberto corbellini

Dalla valutazione al reclutamento nelle università, dai finanziamenti alla libertà della ricerca, dalle scelte di inizio vita a quelle di fine vita, tutte le libertà individuali si stanno riducendo, e un numero crescente di leggi votate in Parlamento risulta palesemente in conflitto con i principi e i valori ancora inscritti nella nostra Carta Costituzionale. La necessità della lotta di Luca Coscioni e di chi ha preso il testimone della sua maratona.

Forse è giunto il momento che la discussione aperta e tenuta viva in Italia, e non solo, dall’Associazione Luca Coscioni, sulla libertà della ricerca scientifica faccia un salto di qualità. La denuncia delle censure politico-governative ai danni della ricerca e dello sviluppo e diffusione della conoscenza scientifica in Italia danno per scontato, correttamente, che quello che è avvenuto e sta avvenendo rispetto a scelte che interessano la libertà dei ricercatori, nonché quella dei cittadini italiani, sia in conflitto con i principi e i valori della Costituzione Italiana. E quindi con i principi e i valori della civiltà democratica occidentale. L’Associazione Coscioni ha sostenuto e promosso la discussione e le iniziative degli scienziati per introdurre anche in Italia delle procedure oggettive di valutazione, perché l’assegnazione arbitraria, ovvero con obiettivi di controllo e distorsione politica della ricerca, dei finanziamenti, o il reclutamento dei docenti senza la garanzia che la scelta premi i migliori, rappresenta una distorsione delle regole democratiche. Probabilmente si dovrebbe prendere atto anche del fatto che quello che sta avvenendo rispecchia una precisa strategia di aggressione alla democrazia. In altri termini la situazione è grave non solo perché gli spazi di libertà individuale si stanno riducendo, e un numero crescente di leggi votate in Parlamento risulta palesemente in conflitto con i principi e i valori ancora inscritti nella nostra Carta Costituzionale, ma perché le modalità attraverso cui tutto questo sta avvenendo avrà come conseguenza lo scardinamento di alcuni requisiti essenziali impliciti, ma a certi livelli anche espliciti, della democrazia. Se ci si fa strada tra le intimidazioni, le minacce e i toni polemici o propagandistici che caratterizzano la comunicazione politica in Italia, si può scoprire che in particolar modo l’assalto a libertà civili fondamentali, come quelle che riguardano il nascere, il vivere e il morire fa leva in modo decisivo sulla falsificazione e la censura della scienza. Orbene, come ha sempre ricordato, tra gli altri Karl Popper, se si cancella in una società la credenza che è possibile stabilire dei fatti oggettivi, crolla per definizione l’architettura liberale di una democrazia. A partire dagli anni 1990 diverse decisioni politiche sono state prese e diverse leggi sono state emanate sulla base di falsificazioni di fatti scientifici o della censura di dati disponibili alla ricerca. Inoltre, un clima di dannoso proibizionismo in diversi ambiti della salute pubblica, come per esempio quello della lotta contro la tossicodipendenza e della ricerca scientifica, come per esempio sulle cellule staminali embrionali, è stato motivato invocando insussistenti giustificazioni scientifiche. Qualche esempio puntuale di manipolazione della scienza che dovrebbe essere immediatamente chiaro a chiunque? Forse si ricorderà il caso di Bella, in cui per ragioni politiche venne imposta la sperimentazione di un presunto trattamento che non aveva alcun requisito scientifico per accendere uno stanziamento di denaro pubblico e, soprattutto, per essere proposto a dei malati come alternativa terapeutica. Un altro esempio è dato dal divieto in Italia di studiare in campo aperto e tantomeno coltivare piante migliorate con l’ingegneria genetica, le cui reali ragioni rinviano a interessi economici di alcuni cartelli commerciali, e a fumose convenienze politiche. La motivazione espressa ufficialmente è che non vi sono prove scientifiche sulla sicurezza di queste coltivazioni mentre la realtà è che si tratta delle biotecnologie più sicure, ampiamente studiate anche nei loro potenziali rischi. Come viene gestita una scelta di questo tipo, che ha prodotto danni incalcolabili all’economia agricola del Paese? Ebbene quattro scienziati frustrati, con qualche rara e insignificante pubblicazione, hanno da parte dei politici italiani una considerazione maggiore del 100% della comunità scientifica nazionale e internazionale specializzata nel settore, che dichiara gli OGM sicuri per la salute e l’ambiente. La natura pretestuosa dell’opposizione agli OGM si evince nondimeno dal fatto che gli stessi esponenti politici che sono in prima fila per difendere la libertà di ricerca scientifica su embrioni e staminali embrionali umane, invocando l’autorevolezza degli scienziati, quando si tratta degli OGM ignorano i dati prodotti dagli stessi scienziati. Quando ci spostiamo sul versante delle manipolazioni e censure ai danni della scienza, praticate o ispirate dalla Chiesa Cattolica, si affrontano dei vertici singolari di insensatezze e immoralità. Basti pensare alla legge 40 sulla fecondazione assistita. Si tratta di una legge che, in spregio al principio costituzionale secondo cui lo Stato ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini italiani, e con ancor più spregio verso le donne che utilizzano, per ovvi motivi esse sole, queste tecniche, impone di praticare una procedura clinica secondo le peggiori indicazioni di appropriatezza. Infatti, le condizioni previste dal legislatore italiano per usare questa tecnica, poiché vietano la crioconservazione degli embrioni e la diagnosi degli embrioni prima del loro impianto, ovvero impongono l’impianto di tutti gli embrioni fecondati fino a un massimo di tre, sono state denunciate come inappropriate dalle società medico-scientifiche nazionali e internazionali. La ragione di ciò è che è empiricamente dimostrato che in questo modo tali procedure sono meno efficienti e aumentano i rischi a carico della salute della donna e dei bambini che nasceranno. Sarebbe stato allora meglio vietare completamente la fecondazione assistita in Italia. Si tratta, pertanto, di una legge emanata secondo le indicazioni del Vaticano che, per motivi teologici e politici, auspica che le persone soffrano. Una legge che chi ha voluto difende con incredibile faccia tosta o malafede come ‘scientificamente’ accettabile nel quadro di una metodologia clinica basata su prove di efficacia. Mentre le prove di efficacia, internazionalmente, dicono esattamente il contrario. La Chiesa cattolica, nella sua azione politica volta a reprimere la libertà di scelta in materia di salute e malattia, fa ovviamente riferimento ad alcuni scienziati disponibili a mentire, probabilmente perché la loro statura scientifica è modesta o inesistente, o per mero cinismo e ambizione. Parallelamente alla disinformazione scientifica sulle metodologie clinicamente più adeguate per utilizzare efficacemente le tecniche di fecondazione assistita, è stata portata avanti dalla Chiesa Cattolica, e da alcuni scienziati prezzolati, pochi ma mediaticamente visibili grazie al supporto del potere politico cattolico, una campagna di disinformazione sulla ricerca nei settori di frontiera della medicina, come quello sull’uso dei test genetici o sullo sviluppo delle terapie cellulari. In quest’ultimo ambito, per giustificare l’avversione pregiudiziale contro la ricerca su cellule staminali embrionali umane, sono state diffuse informazioni scientifiche false. E’ stato detto, per esempio, che gli scienziati avrebbero chiaramente dimostrato che non servono le staminali derivate da embrioni umani per sviluppare nuove terapie per malattie cronico-degenerative che colpiscono oltre dieci milioni di persone in Italia, perché con le staminali adulte già si curano decine di malattie. Questo, però, non è vero o, almeno, non viene affermato da nessun ricercatore italiano onesto o che abbia effettive competenze in materia. Si possono facilmente menzionare decine di articoli pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche in cui si dice che è necessario lavorare sia con le staminali embrionali sia con quelle adulte per avere delle opportunità più concrete di sviluppare le nuove terapie attese. Nessuno può sapere ancora quali siano migliori, ma, soprattutto, la probabilità più grande è che per diverse patologie si scopriranno trattamenti cellulari diversificati, risultanti da indicazioni e soluzioni ricavate da ricerche condotte sia sulle embrionali sia sulle adulte. Non meno inquietante delle operazioni sinora denunciate appare l’ostinazione con cui, nella legge sulle direttive anticipate (il cosiddetto ‘testamento biologico’) approvata dal Senato italiano e in tutte le discussioni pubbliche sull’argomento, si è sostenuto che l’idratazione e l’alimentazione artificiali non sono trattamenti medici ma “sostegni vitali”. Così doveva essere detto e scritto, altrimenti la legge nasceva già ‘letteralmente’ in conflitto con la Costituzione, che garantisce la libertà di rifiutare i trattamenti medici, tranne quelli obbligatori per legge, il cui rifiuto metterebbe a rischio non solo la propria vita e la propria salute ma anche quella di altre persone. Nondimeno, in tutto il mondo civile, dove che cosa è un trattamento medico si stabilisce empiricamente e non ideologicamente, si accetta il punto di vista dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di tutte le società non asservite alla Chiesa Cattolica, che definiscono appunto tali l’idratazione e l’alimentazione artificiale. Si potrebbe andare avanti, ricordando che in Italia è in vigore una legge sulle tossicodipendenze che va contro tutte le indicazioni scientificamente sensate e che provoca più danni che benefici, oppure citando l’affermazione del Papa secondo cui l’uso del preservativo aumenta il rischio di contrarre l’infezione da Hiv, una dichiarazione non nuova da parte di un pontefice cattolico ma che ogni volta scandalizza il mondo civile. Tranne l’Italia purtroppo. Si può ancora ricordare che una parte della Chiesa Cattolica, con in testa sempre Papa Ratzinger, è impegnata a contrastare l’accettazione della teoria darwiniana dell’evoluzione come teoria scientifica. Una sorta di dichiarazione ufficiale di guerra contro l’evoluzionismo è stata lanciata qualche settimana fa dal cardinale Angelo Bagnasco che ha affermato che oggi è in atto uno scontro di civiltà che non è, però, quello teorizzato da Huntington. A fronteggiarsi sarebbero “due culture riferibili all'uso della ragione". Da un lato quella cattolica, “che considera l'uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia". Dall’altro, quella dell’evoluzionismo darwiniano, “per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell'evoluzione del cosmo", cioè il "risultato di un processo evolutivo mai concluso", e "privo quindi di riferimenti etici certi e universali". Chi ancora pensa che con questa Chiesa Cattolica si possa dialogare, e che non sia in atto anche in Italia un intollerante attacco alla legittimità democratica della cultura laica, è servito! Quali conseguenze comporta per una società governata sulla base di principi e valori democratici, come si assume che sia l’Italia, manipolare strumentalmente i fatti scientifici per poter affermare comunque che alcune scelte o norme sono giustificate ‘anche’ scientificamente? In altre parole, cosa implica censurare la ricerca scientifica per motivi ideologici, ma allo stesso tempo affermando, falsamente, che tale censura è coerente con il punto di vista della comunità scientifica? Probabilmente numerosi intellettuali e politici giudicheranno che si tratta di fatti poco rilevanti o del tutto ininfluenti. Al più, qualcuno giudicherà che si tratti dei sintomi di una malattia che ha ben altre cause, e che questa non sia la manifestazione clinica più rilevante della patologia che sta colpendo la democrazia italiana. Ben più gravi sono la corruzione e la criminalità dilaganti, o il fatto che i cittadini elettori italiani siano stati privati del diritto di scegliere chi li rappresenta, e poi i conflitti di interesse che a ogni livello dei ruoli professionali e istituzionali costituiscono ormai la regola più che l’eccezione, etc. In realtà, si potrebbe anche sostenere che questi fenomeni dipendono in buona parte da una tradizione sociale e culturale antropologicamente refrattaria all’empirismo e al pragmatismo, dall’assenza di un’educazione all’etica della responsabilità e dal prevalere, ad ogni livello, di un indottrinamento ispirato da un’etica dei principi assoluti per cui le convinzioni e le intenzioni contano più delle conseguenze nel dar conto di una scelta o di un’azione. Guarda caso, l’etica della responsabilità ha messo radici proprio nei paesi dove, nell’età della cosiddetta rivoluzione scientifica, la scienza si è sviluppata e diffusa. Se si perde anche il riferimento alla scienza come orizzonte neutrale per istruire una politica laica, cioè rispettosa del pluralismo, è difficile capire su quali basi si possa provare a ricostruire un tessuto culturale civile. Se le azioni di manipolazione e censura della scienza possono essere effettuate senza che la comunità scientifica e il mondo intellettuale faccia sentire la propria voce, significa che o già funziona un efficace silenziamento della libertà di espressione, o che agisce un ricatto politico che produce un’autocensura da parte degli scienziati per timore delle conseguenze. Inoltre, il fatto che vengano apertamente messi in discussione i criteri che garantiscono l’obiettività di affermazioni fattuali fa si che il richiamo alla scienza, in Italia, sia diventato un mero artificio retorico. In Italia, l’operazione messa in atto su larga scala dalla Chiesa Cattolica è anche più perversa perché consiste nello sfruttare la credibilità e affidabilità guadagnate dalla scienza, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo e mezzo, per far passare decisioni che non sono ispirate da prove scientifiche ma da pregiudizi ideologici. Questa strategia funziona perché mediamente i cittadini italiani non sanno di scienza, o quantomeno non sanno come si accertano i fatti scientifici, e quindi non sono in grado di stabilire chi abbia ragione. Se i politici o i preti devono ricorrere alla scienza per giustificare quello che fanno è perché la scienza e gli scienziati si sono guadagnati comunque, anche in Italia, una credibilità, anche se di questo passo andrà rapidamente svanendo. Se salta la conquista culturale, consentita dallo sviluppo e dalla diffusione della scienza e che rende possibile accertare come stanno le cose sul piano oggettivo, ovvero se a livello delle istituzioni democratiche è consentita la manipolazione dei fatti, nella loro provvisoria e incerta ma reale verità empirica, allo scopo di affermare qualche verità che pretenda di essere assoluta, dogmatica e non negoziabile, automaticamente salta la democrazia. Si passa, cioè, ad altre forme di governo. Questo avviene non perché le persone scelgono consapevolmente di abbandonare la democrazia, ma perché vengono ingannate, grazie allo stato di ignoranza e disagio in cui sono state trascinate. Viene loro fatto credere che vivono ancora in una democrazia quando non è vero.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 15:23

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