Non sono pazza, ho solo la sclerosi

Quattro anni e la tua vita è talmente cambiata che speri di essere in un sogno e di svegliarti presto in modo che l’incubo finisca. Sono impazzita io o è il mondo che mi si sta rivoltando contro? Sono malata, ormai lo so, ma il male che sento è molto diverso da quello che mi hanno descritto diagnosticandomi la Sclerosi Multipla.

Quattro anni fa la mia separazione a causa dei primi sintomi della malattia che non ne voleva sapere di farsi riconoscere; e sì, perché uno dei sintomi più frequenti all’esordio è la mancanza di stimoli sessuali (anche se generalmente non se ne parla), apatia generale e stanchezza, che hanno portato il mio partner ad una scelta più facile della comprensione. Così mi sono ritrovata sola a cercare di capire cosa mi stava succedendo e sentendomi anche in colpa. Il medico ha concluso che era esaurimento nervoso portato dalla separazione. È possibile che quei dolori fisici siano portati dall’esaurimento? Continuavo a prendere antidepressivi, ma la stanchezza peggiorava e i dolori aumentavano. Il lavoro, che tanto amo, era diventato una tortura. La stanchezza era tanta, la testa confusa. Poi, finalmente, l’ardua sentenza: non sono pazza, ho “solo” la Sclerosi Multipla.

La strada si presenta in salita, una salita che non mi sarei mai aspettata, piena di burocrazia, insicurezze, cattiverie, ingiustizie, solitudine. Essere soli non vuole solo dire mancanza di compagnia, ma anche non avere la possibilità di capire come devi affrontare tutte le buche che trovi sul percorso e quali sono i coperchi da cercare. Per il datore di lavoro ero una rompipalle, meglio farmi fuori. Volevo una sedia? Ah, se non stavo bene dovevo restare a casa! Ma io non volevo stare a casa, volevo solo uno sgabello! È un mio diritto! Niente: due mesi di cassa integrazione. Beh, almeno potevo stare tranquilla per un po’, in attesa della 104, così avrei potuto fare meno ore e la giornata sarebbe stata più sopportabile. Già, gran bella legge la 104, peccato che me l’abbiano negata! Troppo malata per il mio datore di lavoro e troppo sana per la legge! Qui va a finire che impazzisco veramente. Per la ditta non sono più in grado di fare il responsabile, vogliono farmi dichiarare che rinuncio alla macchina aziendale e a parte del mio stipendio. Ma dico, siamo impazziti?! Io non firmo niente! Mi dicano almeno il vero motivo per cui mi chiedono di farlo, cioè perché ho la SM.

Mi consigliano un consulente. Il consulente mi manda dal sindacato. Il sindacato dall’avvocato. L’avvocato mi dice di aspettare. Mi danno mezzo stipendio, non mi pagano più la malattia, non mi danno la possibilità di lavorare dignitosamente secondo le mie possibilità. Ho scoperto il labirinto della burocrazia e mi fa paura. La malattia? Quella non mi spaventa. Dopo due mesi di cassa integrazione torno al lavoro. Cosa mi aspetta? Pronta alla lotta mi presento in ditta, saluto, mi prendo il caffè e sento una strana aria, piena di sorrisi e carezze. Strano, dove vogliono arrivare? Mi vengono date le istruzioni per la giornata lavorativa, istruzioni da responsabile: ma come, ora sono di nuovo responsabile? Non si parla più di diminuzione di stipendio? Non mi ritirano più la macchina? Ma che è successo di così diverso in questi due mesi? Io sono sempre malata di SM, non sono miracolosamente guarita! Dopo tanto tempo ho un dialogo pacifico con il mio datore di lavoro. Ha detto che ha sentito la mancanza del mio operato, lui, l’uomo che non ha bisogno di nessuno. Ma terrò i piedi ben piantati per terra, con il numero dell’avvocato a portata di mano nel caso capissi dove sta la fregatura.

Comunque lunedì si ricomincia e sarà un giorno pieno di responsabilità. Dobbiamo assumere del personale. Decidere le capacità di persone da assumere è sempre stata la parte del mio lavoro che mi piace meno. Ma ce la posso fare, devo farcela! La Serpe Malefica mi ha già sconvolto troppo la vita, devo dominarla e imparare a conviverci almeno fino al fatidico giorno della sperata “LIBERAZIONE”, CHE RENDERA’ LA MIA VITA COSI’ DIVERSA DA QUELLA CHE ORA È.

Giovedì, 2 settembre, 2010 - 17:12

Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it