AMBIENTALISMO E OGM PARLA IL RICERCATORE

Non lasciamo l’ambiente a un fronte antiscientifico

di Annalisa Chirico

 Gli Ogm nascono contro la chimica in agricoltura

 Il paradigma dei fautori dell’”Ogm free” è che “naturale è buono”. Per Lei la natura è madre o matrigna?

La natura non ha nessuna categoria del genere buono/cattivo. La natura è una serie di leggi della chimica e della fisica, che nulla hanno a che fare con benevolo o malevolo. Io trovo estremamente pericolosa e anche strana questa religiosità, che viene ritrovata nella natura. La natura diventa un nuovo dio. Francamente mi sembra una versione pagana ammodernata malamente, per cui essere in sintonia con la natura ci garantirebbe chissà cosa. Come se maremoti, terremoti o l’arrivo di asteroidi non fossero parte integrante di questo processo.
Non credi che i sostenitori delle biotecnologie verdi abbiano commesso errori di comunicazione, lasciando al fronte anti Ogm il monopolio della (presunta) battaglia a difesa dell’ambiente?
Sicuramente abbiamo commesso tantissimi errori, tra cui questo. Deriva in parte dal fatto che nessuno degli attori principali, che hanno sostenuto la battaglia pro ogm, aveva il benché minima pensiero di esporsi in un’attività mediatica di questo genere. Ci siamo capitati tutti per sbaglio, totalmente impreparati, in ordine sparso e senza una vera organizzazione. Abbiamo lasciato gli aspetti ambientali a un fronte sostanzialmente antiscientifico come se non fossimo degli studenti di scienze biologiche, naturali, esattamente di questo genere di questioni, di cui vediamo l’intera complessità e non solo l’aspetto museale della natura incontaminata e benefica, cui si è convertita una parte dell’ambientalismo.
E’ possibile oggi fondare su basi ambientali la battaglia per la libertà di scegliere se utilizzare o meno coltivazioni transgeniche? Gli Ogm fanno bene all’ambiente?
Gli ogm nascono esattamente per ridurre l’impatto ambientale della chimica in agricoltura, soprattutto per ridurre l’impatto di pesticidi, che uccidono non solo gli insetti, ma anche gli umani, che hanno lo stesso sistema di trasmissione dell’impulso nervoso. Inoltre, gli ogm sono in grado di diminuire la tossicità di altre molecole, come gli erbicidi: quelli utilizzati in agricoltura biotecnologica sono molto meno persistenti e inquinanti di quelli utilizzati in agricoltura convenzionale.
In prospettiva ci sono grandissime sfide per le coltivazioni transgeniche. Per esempio, quella di migliorare l’assorbimento dell’azoto dai suoli. Migliorare questo aspetto non è solo un modo per far crescere un po’ di più le piante. In questo momento, per fare fertilizzanti azotati (quelli che hanno permesso a 6 miliardi di persone di popolare il pianeta), stiamo bruciando tra il 2 e il 5% di tutti gli idrocarburi bruciati nel mondo. Se scomparisse la voce “fertilizzanti”, l’equilibrio globale dei combustibili fossili cambierebbe perché diminuirebbe sensibilmente la quantità di idrocarburi prelevati e bruciati.
Ci sono ambientalisti “celebri” schierati a favore degli ogm?

Certo. E’ il caso di ricordare che tra gli ambientalisti pro ogm c’è Patrick Moore, uno dei cofondatori di Greenpeace, presidente per cinque anni d Greepeace International. Ricordo anche James Lovelock, il padre dell’ipotesi Gaia, il quale sostiene che è indispensabile avere piante geneticamente modificate resistenti alla siccità proprio per poter affrontare i probabili cambiamenti climatici, cui sembra che potremmo andare incontro.

Da posizioni convenzionalmente “ambientaliste” la prima obiezione che viene mossa è il rischio per la biodiversità. Esiste davvero un trade-off tra biodiversità e innovazione biotecnologica?
Bisognerebbe che qualcuno ce la spiegasse bene la questione della biodiversità, non come uno slogan. Il nemico della biodiversità è l’agricoltura. L’idea stessa di arare un campo e piantare un solo tipo di seme è già un attentato alla biodiversità. In Europa possiamo coltivare un solo tipo di mais resistente all’attacco d parassiti. Già oggi in Italia il 95% dei semi di mais, che stiamo piantando, li compriamo da tre multinazionali. Quindi, mi chiedo, in che cosa cambierebbe la biodiversità? Sono sempre le tre multinazionali, che ci vendono il 95% dei semi. Tra l'altro, la riduzione dell’uso dei pesticidi, dovuta alla coltivazione di questo mais transgenico, aumenta il numero di insetti presenti in quelle coltivazioni. Aumentano quindi le prede per gli uccelli. In realtà gli ogm di questo tipo sono fortemente amici dell’ambiente e aiutano a mantenere una quantità di insetti di gran lunga superiore a quella del 99,8% del mais italiano, che essendo di tipo tradizionale richiede un elevato uso di pesticidi,.
Domanda secca: gli OGM sono fertili o sterili?
Non esiste un solo ogm sterile venduto al mondo.
E quindi come si risolve il problema della coesistenza tra colture convenzionali e ogm “infestanti”? 
L’esperimento involontario d Giorgio Fidenato ha dimostrato che campioni prelevati a 5 e 8 metri dal suo campo continuano a poter essere etichettati come mais tradizionale o addirittura biologico. Questo esperimento involontario può essere programmato, codificato in modo che tutti gli imprenditori agricoli possano svolgere la loro attività come meglio credono. Tutti devono avere la libertà di scelta senza che nessuno imponga il suo volere sull’altro.
Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità verso quella che viene definita la “sostenibilità ambientale” dell’agricoltura. Qual’è il ruol odegli OGM?
Tre organizzazioni dell’agricoltura biologica statunitense (potete trovare il documento integrale sul sito www.salmone.org) hanno descritto che grazie agli ogm d tipo bt (per es. il mais autorizzato in Europa, lo stesso del campo di Fidenato) sono state risparmiate 30 mila tonnellate di pesticidi, aumentando nel contempo le rese per ettaro. Basterebbe questo per dire che gli ogm sono una partita di enorme successo. Altro aspetto estremamente interessante è che gli ogm resistenti a erbicidi, che non possiamo coltivare in Europa, vengono solo in una piccola parte gestiti con la cosiddetta tecnologia “no-till”, cioè senza aratura dei suoli. Non arare un suolo coltivato significa impedire che venga liberata anidride carbonica dal sottosuolo. I calcoli a nostra disposizione ci dicono che nel solo 2008 sono state risparmiate tante tonnellate di anidride carbonica quanto tutta quella emessa da 6,94 milioni di automobili, ognuna delle quali percorre 15mila kilometri in un anno. Allora, togliere dalla circolazione sette milioni di macchine diventa un oggetto concreto, che si può offrire in maniera tangibile sul mercato della sostenibilità. A questo aggiungo che, se utilizzassimo queste varietà sui terreni collinari, potremmo ridurre il rischio di dissesti idrogeologici.
Un recente studio di un’università canadese ha falsificato la tesi, secondo la quale i pesticidi biologici sarebbero meglio di quelli sintetici sul piano dell’impatto ambientale. Che ne pensi?
Ritorna l’ideologia della natura. Se uno ha la febbre, non penserebbe mai di masticare il ramo di un salice; eppure l’acido acetil-salicilico, principio attivo dell’aspirina, è estratto dalle foglie di salice. Il ramo però è indigesto. L’idea d usare un oggetto naturale come se fosse la panacea di tutti i mali richiama l’idea della religiosità della natura. Come se la cicuta, per il sol fatto di essere naturale, fosse un alimento consigliabile ai più.
Rita Levi Montalcini ha parlato di “una forma di superstizione” a proposito della paura verso gli Ogm. Oltre il 90% della soia nella filiera mangimistica italiana è transgenica, e non fanno eccezione le Dop italiane (dal prosciutto S. Daniele al Grana padano). Importiamo dall’estero quello che in casa è vietato produrre?
Questo è il vero assassinio dell’agricoltura italiana. E’ un modo per produrre prodotti agricoli a 8-10 fusi orari di distanza da noi. Noi compriamo il 95% dei semi di mais da tre multinazionali che siano o no OGM. Se potessimo coltivarli in Italia, aumenteremmo la possibilità degli agricoltori italiani di usare la loro terra, riducendo la distanza tra i luoghi di produzione e quelli di consumo. Invece stiamo facendo la scelta paradossale di produrre in Argentina o Brasile e di avvantaggiare quei coltivatori anche se coltivano OGM.

Come se la passano oggi gli imprenditori agricoli italiani?

L’imprenditoria agricola italiana sta scomparendo a un ritmo di 8-10.000 aziende l’anno, che chiudono i battenti perché non ce la fanno più a stare in piedi. La scelta dell’ogm le terrebbe in piedi. Solo l’aumento della resa per ettaro può tener in piedi queste aziende. Aver puntato tutto su produzioni di lusso e di nicchia significa aver messo tutto il consumo giornaliero abitudinario nella mani della grande distribuzione. L’Europa riesce a sfamarsi perché ha colonizzato 45 milioni di ettari fuori dall’Europa. Le politiche di bassa produttività e NO OGM non sono a impatto zero sul pianeta. Non vogliamo accorgerci di quanto stiamo incidendo sul resto del pianeta. Preferiamo dire: non nel mio giardino.

Il divieto italiano sulla ricerca scientifica pubblica in campo aperto che ripercussioni avrà sul sistema Paese?
L’Italia ha fatto la scelta più antistorica e incomprensibile nel vietare alla ricerca scientifica pubblica la sperimentazione in campo aperto. È una scelta, che non ha eguali in Europa e che ben dimostra la miopia strategica di chi ha guidato l’agricoltura in questi anni condannando l’Italia all’ignoranza e a essere sempre più dipendente in futuro da produzioni e invenzioni fatte altrove. Ciò significa che saremo sempre più deficitarii nel rapporto import/export, che già oggi è in rosso per 10 miliardi di euro l’anno. Questa situazione è destinata a peggiorare in futuro, sopratutto per un Paese come il nostro, che ha il compito principale di fare innovazione prima ancora che produzione. Abbiamo demolito una generazione di biologi delle piante affidandoci alle scelte, alle strategie e alle innovazioni, che una volta ci venivano dagli Stati Uniti e che oggi, e in futuro, verranno da India e Cina.
 
 
Venerdì, 15 ottobre, 2010 - 14:30

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