Per noi scienziati è stato un inizio

di Gilberto Corbellini

 Era il 12 settembre 2002 quando ricevevo nella mia casella di posta elettronica il primo messaggio di Luca, in cui mi invitava a far parte del Comitato Promotore dell’Associazione Luca Coscioni. Sono andato a rileggermi lo scambio di messaggi, e la lettera in cui Luca presentava gli obiettivi e gli strumenti che avrebbero dovuto caratterizzare l’attività dell’Associazione. Anche per rendermi conto di come accadde che mi lasciassi coinvolgere, quali idee e progetti lanciati da Luca mi colpirono positivamente e quanta strada hanno percorso quelle idee. Ho ritrovato, nella lettera in cui Luca illustrava gli obiettivi dell’Associazione, un’interessante lettura filosofica dell’esperienza che lo aveva portato a lanciare una battaglia “radicale” per la libertà di ricerca scientifica. Scriveva infatti: “non sono uno studioso di calcolo delle probabilità, ma, se è vero, scusate il gioco di parole, che con i se non si fa la storia, in questo specifico caso [quello trovarsi a lanciare un nuovo fronte di lotte radicali], il Caso ha avuto un ruolo, come al solito, decisivo. […] la mia storia biologica cominciava 35 anni fa circa, quando uno dei 500 milioni di spermatozoi di mio padre raggiungeva per primo un ovocita di mia madre. Avevo una probabilità su 500 milioni di venire concepito ed una su 100000 di ammalarmi”. Saper leggere nell’imprevedibilità o casualità dei processi naturali che segnano una storia personale (dalla nascita alla malattia e alla morte) l’origine ultima della libertà umana, è peculiare di una mentalità laica, in senso scientifico e non genericamente ‘liberale’. Cioè di un atteggiamento che poco concede a opportunistiche pomiciature con gli spiritualismi e idealismi, che hanno dannosamente inquinato la filosofia politica liberale di tradizione continentale. Del tutto attuale è la riflessione con cui Luca motivava l’esigenza di lanciare una campagna per difendere la libertà di ricerca. Tale libertà, scriveva, “è decisamente in pericolo non solo in Italia. La ragione è evidente: i cosiddetti difensori della vita hanno deciso di condurre una crociata contro le biotecnologie rosse. Quelle verdi hanno perso qualsiasi tipo di attrattiva. Il controllo delle vite delle persone è senza alcuna ombra di dubbio molto più importante di quello del mais geneticamente modificato. La Pontificia Accademia per la Vita, il 25 agosto del 2000, con la Dichiarazione sulla produzione e sull'uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane, aveva sostenuto che il procedimento per ricavare cellule staminali da embrioni umani è un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito. La Pontificia Accademia pro Vita può anche sostenere che l'impiego degli embrioni sia immorale. Ma, ciò che per la Santa Sede è immorale non per questo è gravemente illecito, cioè illegale. E' così, ad esempio, per l'aborto, per il divorzio e ancora per poco, almeno nel nostro Paese, addirittura per la clonazione terapeutica e la utilizzazione degli embrioni soprannumerari”. Luca aveva compreso che per una religione con aspirazioni confessioniste, come quella cattolica, che, di fatto, rimpiange e rimpiangerà sempre il potere temporale, invidiando all’islam la capacità di presa sociale e politica, le biotecnologie rosse, cioè biomediche, rappresentano un ulteriore avanzamento verso la liberazione delle persone dalle sofferenze causate dalle malattie, e nella direzione di una maggiore responsabilizzazione individuale nelle scelte riguardanti la riproduzione e i trattamenti. Negli ultimi anni si è capito che conviene avversare anche le biotecnologie verdi, intanto da parte degli ambientalisti che si ispirano a filosofie non meno integraliste di quelle religiose, ma ci sono segnali che anche alla chiesa cattolica non piacciono granché, in quanto sono strumenti non meno utili di emancipazione economica. Le religioni che ambiscono a svolgere un ruolo attivo nel governo politico delle società fanno leva su di una fondamentale debolezza umana, vale a dire la difficoltà cognitiva di teneri separati i giudizi morali individuali dalle regole di condotta sociale. Questo Luca lo aveva capito benissimo. Visto che non solo evidenziava il malinteso, per così dire, che è all’origine della posizione della chiesa cattolica riguardo alla ricerca sulle staminali embrionali. Ma considerava che il “fulcro” di un “manifesto per la libertà di ricerca scientifica” dovesse essere l’affermazione del principio che “in una società libera e democratica le convinzioni personali sono poste tutte sullo stesso piano”. Luca ha comunque saputo caricare, come nessun altro, di vissuto personale, e quindi di valori emozionali, il messaggio fondamentale di indicare nella libertà della scienza un baluardo per la difesa della democrazia. “Certe volte, – scriveva sempre nella lettera programmatica del 2002 - penso di essere un imbecille nell'insistere con gli embrioni, la clonazione terapeutica, la libertà di Scienza, e di Coscienza. Ma, se non io, chi dovrebbe farlo? Se non ora, proprio ora che tutto sembra perduto, quando?” Luca è stato il leader di una nuova stagione di lotta contro l’oscurantismo religioso e politico, abbattutosi inaspettatamente sull’Italia, e che ha colpito soprattutto la libertà della ricerca scientifica e l’esercizio del diritto costituzionale dei cittadini alla salute. Di fatto ha creato in Italia la prima organizzazione che sul modello delle associazioni nordamericane dei malati ha incardinato le battaglie per migliorare la qualità della vita delle persone colpite da gravi disabilità sulla difesa dei diritti costituzionali. L’impostazione culturale e politica che Luca ha dato all’Associazione è stata negli anni un marchio di garanzia, ormai riconosciuto anche a livello internazionale. L’Associazione Luca Coscioni è diventata, negli anni, anche uno spazio– forse l’unico in Italia – dove la comunità dei ricercatori si è potuta confrontare e organizzare per comunicare un’idea forte della scienza, come motore del progresso economico e civile. Migliaia di ricercatori e accademici italiani hanno sottoscritto gli appelli per la libertà della ricerca scientifica, con particolare riguardo alla ricerca sulle staminali embrionali, ma anche per l’introduzione di meccanismi efficaci ed efficienti di valutazione dei finanziamenti della ricerca e di reclutamento dei ricercatori e dei docenti. Centinaia di scienziati e docenti universitari si sono inscritti all’Associazione e hanno partecipato o seguito i lavori del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica. Molto lavoro resta da fare perché si affermi stabilmente in Italia una cultura laica che riconosca nella scienza un faro culturale e morale. Sia le strategie sia le tattiche probabilmente vanno aggiornate e rese più consistenti. Ma le intuizioni originarie di Luca mantengono intatta l’attualità che devono a un recupero delle radici empiriche, e quindi del substrato culturale di matrice scientifica, del liberalismo. 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 14:12

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