Neuroscienze/2

Neuroscienze? Neuroetica!

di Eric Racine

Il mio approccio personale si basa sulla convinzione che dobbiamo affrontare le sfide etiche e sociali in modo propositivo. Ciò significa che queste questioni non sono semplicemente timori. Sono sfide, potenzialmente, ed è nostro compito trovare soluzioni atte ad affrontarle. Ci piacerebbe nutrire una visione semplice e idealistica dei rapporti tra scienza e società. Mi appellerò all’opera di una celebre studiosa di comunicazione della scienza, Dorothy Nelkin, per evidenziare come questo non sia possibile. Lei sostiene che “Il modo in cui il pubblico percepisce la ricerca e ne interpreta costi e benefici può essere influenzato non tanto dai particolari delle prove scientifiche quanto dai messaggi mediatici.” Piuttosto preoccupante, direi.C’è poi anche qualcos’altro che non dimentico, ed è il rapporto tra l’autonomia e la libertà scientifica, da un lato e, dall’altro, gli obblighi etici posti in essere dalla condotta della ricerca.

Vorrei spendere alcune parole sulla neuroetica. La neuroetica rappresenta una risposta alla rivoluzione della neuroscienza. La neuroetica è stata definita in vari modi. La definizione che segue è stata proposta dalla collega Judy Illes, insieme a me: “La neuroetica è un nuovo campo posto all’intersezione tra bioetica e neuroscienza, che studia l’etica della ricerca sulle neuroscienze e le questioni etiche che emergono nella trasposizione della ricerca sulle neuroscienze nell’ambito clinico e pubblico. Nonostante l’animato dibattito che verte attorno alla natura di questo nuovo campo, il fattore più importante a suo favore è l’opportunità di richiamare ancor più l’attenzione sullo studio e l’integrazione dell’etica delle specialità mediche (neurologia, psichiatria e neurochirurgia) e dell’etica della ricerca correlata allo scopo di migliorare la cura dei pazienti”.

Questa definizione pone l’accento sulla neuroetica in quanto etica della ricerca sulle neuroscienze e sulle questioni etiche che emergono nella trasposizione della ricerca sulle neuroscienze negli ambiti clinici e pubblici. Conseguentemente, la neuroetica viene considerata un’opportunità per migliorare lo studio e l’integrazione dell’etica delle specialità mediche al fine di far progredire le cure per i pazienti. Il mio è un approccio pragmatico e, dal mio punto di vista, la neuroetica si pone chiaramente degli obiettivi pratici. Riconosco comunque, pronunciando queste parole, che esistono numerosi altri obiettivi perseguiti dalla neuroetica. Essa è vista anche come un'opportunità per promuovere il dialogo e il pubblico dibattito, nonché come un modo per affrontare alcune annose esigenze di base dell'assistenza sanitaria per specifiche popolazioni di pazienti neurologici.

Penso che la neuroetica e la rivoluzione della neuroscienza mettano in rilievo una serie di responsabilità etiche di cui è necessario farsi carico. Devono essere affrontate dalla comunità scientifica con il contributo delle altre parti in causa. Sono responsabilità che vanno dalla necessità di garantire l’integrità nel mondo della ricerca a quella di affrontare in modo propositivo le questioni etiche generate dalla neuroscienza. La mia ricerca dimostra che dobbiamo abbandonare l’idea che i media – e non solo i media, la divulgazione scientifica in generale – siano un semplice canale di informazione. Se eravamo convinti che gli esperti scientifici potessero trasmettere in modo semplice e diretto i propri messaggi ai media, è bene che rivediamo le nostre posizioni.

La realtà, secondo me, è ben più complicata. La comunicazione scientifica deve adottare un approccio da definire caso per caso, a seconda del tipo di tecnologie e di problematiche chiamate in causa. Dobbiamo peraltro considerare l’ipotesi di un modello più dinamico di comunicazione scientifica, in cui gli scienziati si sforzino di partecipare alla discussione pubblica e al pubblico dialogo per spiegare la logica da cui muove il loro studio. Alla base di questo modello, che abbiamo presentato diversi anni fa in Nature Reviews Neuroscience si pone l’idea che la scienza rappresenti un modello per il pubblico dibattito perché al centro di questo approccio troviamo non solo la discussione pubblica, ma anche un modello basato su alcuni obblighi minimi nei confronti di un ragionevole dibattito pubblico. In tal senso, la scienza può offrire un modello estremamente interessante per il discorso pubblico.  

Lunedì, 14 giugno, 2010 - 17:29

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