Migliorarsi senza sentirsi umiliati

di Mirella Taranto

gli uffici stampa sono nella difficoltà di tradurre un linguaggio monosemico in uno ordinario, ma la trasparenza rimane una priorità

Noi abbiamo bisogno di certezze anche con lingua. Il giornale è una vetrina e il titolo è un elemento fondamentale. Se i giornalisti sono un anello tra il cittadino e la politica, chi fa ufficio stampa nell’ambito sanitario è un anello dell’anello. Noi dobbiamo fare molto di più i conti con un linguaggio tecnico e monosemico. Il linguaggio della scienza si compone di termini che una comunità, quella scientifica, comprende senza sbavature. I giornali invece utilizzano un linguaggio ordinario, fatto di connotazioni, che sono un rischio per la scienza. Noi siamo tra i giornali che hanno il compito di dare risposte e gli scienziati che hanno invece quello di porsi le domande: e siamo in una situazione complessa; spiegare ai giornali che vale veramente la pena di parlare di qualche cosa, e mantenere la fedeltà con il rigore scientifico. Parlare e divulgare la scienza è un fatto democratico: tutti possiamo capire tutto. L’empowerment, ovvero l’essere protagonisti, passa attraverso alla comprensione dei problemi. Però con la scienza questo è un problema ma vorrei essere ottimista. I glossari sono tanti, perché tante sono le notizie che quotidianamente vengono fuori. Di informazione se ne fa tanta e pur con le sbavature va fatta, e lo dico io che di sbavature soffro. Per quanto riguarda la pandemia: vorrei spezzare una lancia per il modo in cui la comunicazione ha gestito la vicenda. È importante che noi ci battiamo per far dire agli esperti quali siano i rischi della pandemia. Il rischio è nella mutazione e su questo non abbiamo certezze. Però lo abbiamo detto che c’era questa incertezza. La comunicazione tutto sommato ha funzionato. In ultimo alcune brevissime considerazioni sul problema della trasparenza: sempre nell’ambito del discorso che riguarda il linguaggio dei giornali, noi abbiamo fatto una operazione di banchmarketing delle cardiochirurgie. Abbiamo misurato dunque i famosi esiti. Entriamo con un problema in ospedale, come ne usciamo? Nonostante la raccolta dei dati sia stata uno strazio, tenendo anche conto che i parametri di valutazione sono diversi a seconda delle varie realtà territoriali, abbiamo comunque deciso di pubblicare i risultati e l’Istituto Superiore di Sanità è stato denunciato. Io ero perplessa nella pubblicazione dei dati perché il banchmarketing è una cosa nuova nel nostro paese; ma deve essere una palestra per la comunità scientifica. L’intento non era di scoraggiare, né dare la maglia rosa ad un istituto e quella nera ad un altro, ma di discutere dei risultati insieme, affinché gli altri possano correre e non arrestarsi umiliati per il risultato.

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 15:52

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