Meritocrazia: le regioni bloccano

di Giuseppe Palumbo

I dirigenti scelti non per amicizia ma per i meriti acquisiti. La sanità ha bisogno di competenza e informazione adeguata. Ma le regioni si oppongono.

Vorrei sottolineare due aspetti fondamentali: innanzitutto l’evoluzione della comunicazione nel mondo della salute. Se da un lato manca una lista che elenchi i direttori e gli ospedali che funzionano meglio, dall’altro lato è aumentato tra le persone il ricorso ad internet, lasciando da parte congressi e piccole riunioni. Per il 75% c’è un ricorso alla rete per vedere come la sanità si sviluppa in Italia. L’utente che prende queste informazione da internet non filtrate non sempre le utilizza nel migliore dei modi, per mancanza di cultura medica. Accanto a tutto ciò è diminuito il rapporto fiduciario medico paziente, anni fa considerato troppo eccessivo, oggi diluito per vari motivi. Inoltre sono quasi scomparsi i grossi congressi medici. Tutto questo è il panorama di oggi: la gente si aggiorna su internet per trovare i posti dove si fanno la ricerca e si curano meglio le malattie, mentre prima vigeva il passaparola, ancora vigente in qualche regione. Secondo punto: alcune considerazioni sulla legge sul governo clinico. Noi abbiamo fatto una legge e l’abbiamo definita nelle sue linee principali; vi è una parte che riguarda soprattutto i direttori generali che abbiamo ripreso dalla proposta di legge dell’onorevole Farina Coscioni e dell’onorevole Turco. In questo disegno di legge si sostiene che il dirigente non deve essere scelto perché è amico di qualcuno, ma per meriti e competenze. Nonostante che, riguardo questa legge maggioranza e opposizione siano d’accordo al 90%, le resistenze maggiori e il blocco di questa legge vengono soprattutto dalle regioni, dagli assessori regionali.

Mercoledì, 8 luglio, 2009 - 15:28

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