Mancuso, un teologo laicista

Sostiene Vito Mancuso (“La Repubblica”, 15 settembre’09) che la scuola non può “prescindere” dall’insegnare la religione; e per confortare la sua opinione adduce alcune articolate motivazioni. Per nulla convincenti, a nostro modesto avviso, e cercheremo di spiegare perché.
 
Secondo l’autorevole teologo, infatti, la religione è oggi tornata ad essere “un fattore geopolitico di importanza essenziale”, perché “il nostro presente e il nostro futuro dipendono non poco (nel bene e nel male) da quella serie di riti, istituzioni che vanno sotto il nome di religione”. La connotazione che il teologo (peraltro confortato dall’autorevole parere di Tony Blair) dà del fenomeno religioso è, ai nostri laici occhi, raccapricciante, degna del più accanito miscredente laicista ottocentesco. Ma andiamo oltre. Vito Mancuso si chiede a questo punto quale sia la religione che la nostra scuola deve o dovrebbe insegnare. La riposta è lapalissiana: “siccome il poco tempo a disposizione impone una scelta, per la stessa ragione per cui si insegna la letteratura italiana…allo stesso modo la scuola italiana deve privilegiare la ‘religione italiana’”, quella cui aderisce “la gran parte degli italiani”. L’insegnamento non potrebbe però prescindere da “onesti, ampi e documentati riferimenti” alle altre confessioni” cristiane”, nonché, per buona misura, all’ebraismo e all’islam. Ci mancherebbe altro: siamo o no in regime di par condicio?Personalmente, ci spiace la dimenticanza del buddismo, ma non si può pretendere troppo.
 
Fatte queste concessioni alla mondanità laica, Mancuso però avverte che bisogna avere sempre avere un occhio di riguardo per la propria “identità”, che va “innanzitutto” compresa. E dunque “il cattolicesimo …deve continuare a costituire l’ossatura principale dei programmi scolastici”. Avete ben capito anche voi? Il cattolicesimo deve costituire “l’ossatura principale dei programmi scolastici”. Nemmeno la pedagogia nazionalista di Giovanni Gentile era così assolutista, e oggi nemmeno la CEI o il Vaticano hanno osato chiedere tanto. Dove è che si deve, invece, cambiare profondamente? Con lucida coerenza con quanto ha fin qui esposto, Mancuso la spara così: ”Se la religione è essenziale per conoscere il mondo, essa deve essere trattata dalla scuola pubblica come la altre materie…Una gestione laica dell’insegnamento religioso è … necessaria per evitare il minimo sospetto di proselitismo”. A noi è piaciuto quel netto, intransigente rifiuto a che nella scuola possa un domani infiltrarsi il “minimo sospetto” di un proselitismo forzato delle coscienze giovanili, oggi così ben salvaguardate dalla riforma del Ministro Gelmini, quella che impone che l’insegnante di religione abbia voce e peso durante gli scrutini.
 
Noi pensavamo che Vito Mancuso fosse un teologo: lui si definisce tale. Invece ci sbagliavamo. Mancuso è un professore di antropologia culturale di scuola tra comtiana e feuerbacchiana. Ma che titoli abbiamo noi per giudicarlo?

Martedì, 6 ottobre, 2009 - 16:43

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