Luca, un modernizzatore

di Maura Cossutta

 Una malattia tragica, quella di Luca, che imprigiona il corpo e lascia libera la mente, anno dopo anno, giorno dopo giorno. Luca è stato un combattente, un uomo che ci ha costretto a pensare, a discutere. Su di lui, e quindi su di ognuno di noi. Perché avremmo potuto essere lui, perché lui è stato come noi. È stato un uomo forte che ha agito la sua libertà, tanto consapevole quanto dolorosa. E che ha affidato a tutti noi questa sua domanda di libertà. Ricordarlo con rispetto vuol dire allora continuare a discutere, a pensare, a lottare. Luca è davvero la figura emblematica e tragica del ventunesimo secolo. Mentre il sud del mondo combatte ancora contro la mortalità evitabile, mentre milioni di bambini di interi continenti muoiono per banali infezioni o dissenterie, mentre le morti per AIDS di milioni di contadini stanno precipitando il PIL dell’Africa a livelli di catastrofe, nel mondo sviluppato i progressi della medicina e della tecnologia dilatano il tempo della morte naturale. E la vita è alimentata da respiratori e tecniche di alimentazione artificiale, permettendo ai corpi di sopravvivere. Mentre nel sud del mondo le politiche demografiche dei governi impongono limiti alla naturale capacità riproduttiva, nei paesi sviluppati si possono persino superare i limiti naturali della stessa procreazione. Per questo la domanda di libertà di Luca contiene tutta la tragicità della modernità. E’ stata ed è una domanda di libertà che contiene tutte le domande di libertà, di ogni donna e uomo del nostro pianeta. La libertà di vivere e di morire, che separa tragicamente il mondo e interroga l’etica pubblica. La bioetica è allora innanzitutto questo: lo scenario moderno delle mostruosità di uno sviluppo ineguale. Il diritto alla vita e il diritto alla morte si interrogano reciprocamente, senza che la politica decida di trovare risposte. La politica non sceglie di garantire il diritto alla vita di tutti, né di permettere il diritto alla morte di uno. La politica da una parte fa un passo indietro rispetto alle logiche di mercato delle multinazionali dei farmaci o dei diktat della Banca Mondiale, del Fondo Monetario e dall’altra si arrocca su divieti, proibizioni, condanne. Un complessivo fallimento epocale. Per ricordare Luca vorrei allora tornare a discutere innanzitutto di questo, della vita e della morte, di cosa è la bioetica, di cosa significa, di quali conflitti parla, e cioè di quali soggetti. E di quale pensiero impegna, cioè se solo di filosofi, giuristi, antropologi, scienziati, o peggio –per sprofondare repentinamente nel provinciale contesto del nostro paesese solo di laici e di cattolici. Il pensiero politico, il pensiero occidentale sembra disperdersi in primati spezzettati di pensieri specializzati, rinunciando alla multidisciplinarietà, esaurendo o perdendo la capacità complessiva di leggere le sfide del presente e del futuro. Questo pensiero sembra impotente ad affrontare la complessità e, anzi, sembra scegliere di semplificare quello che invece resta complesso. La “verità” diventa l’imperativo della ricerca intellettuale, che si affida da una parte all’apparente oggettività della scienza e dall’altra all’assolutezza dei principi religiosi. E’ una verità che in entrambi i casi scavalca i soggetti, ne fa a meno, li trasforma in “oggetti” di discussione e di decisione. Questo pensiero occidentale è oggi piegato, umiliato. Democrazia, uguaglianza, laicità sono stati e sono i fondamenti del pensiero costituzionale, che oggi dobbiamo riuscire a inverare, rispetto alle sfide del presente e del futuro. Un pensiero che deve essere forte, capace di sancire l’universalità dei diritti come condizione della libertà, ma anche di riconoscere le libertà delle persone come il fine ineludibile dell’attuazione dei diritti. Un pensiero forte che parli al di là dei confini dei nostri paesi, per garantire gli stessi diritti anche ai popoli del sud del mondo, assumendo l’universalismo dei diritti dentro l’orizzonte di una cittadinanza globale. Un pensiero forte che consideri la laicità non come terreno di minimalismo etico, ma anzi come strumento per far recuperare alla politica la sua ricerca di senso, di significato e per impedire che la legislazione diventi etica. Senza laicità, la democrazia diventa autoritaria e l’uguaglianza si trasforma in assimilazione. Tutto questo non solo non c’è, ma anzi si assiste a un rigurgito di arcaicità. Quelli che si dichiarano per la modernizzazione, abbandonano con leggerezza ogni coerenza sul piano della difesa dei diritti e delle libertà; quelli che si richiamano alla dottrina sociale della Chiesa, rinunciano al tema dell’equità e della giustizia sociale in nome del primato della verità religiosa. Non ci sono più i Dossetti o i don Milani . I teodem, teocon sono gli unici interlocutori che trovano udienza, che appaiono essere gli unici detentori dei “valori”. Gli altri, se parlano di valori, sono solo ideologici. Siamo davvero a un passaggio cruciale: prove di egemonia, per la ridefinizione di un pensiero dominante. Il pensiero occidentale viene distorto, piegato. Il secolo della “tirannia etica”, si è detto. Anche su questo Luca con la sua morte ci ha lasciato a pensare. Grazie, Luca. 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 14:20

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