INTERVISTA AD ANTONIO DEL PENNINO

Luca e quella legge da fare a pezzi

di Giulia Simi e Andrea Francioni

 L’ex senatore repubblicano è stato il primo, con i radicali, a contrastare la Legge 40

 Il mio primo incontro con Luca Coscioni è avvenuto nell’ottobre 2002, in occasione delle udienze conoscitive che la Commissione Sanità del Senato stava facendo per la discussione della legge sulla fecondazione assistita, che sarebbe diventata la famigerata Legge 40. In quella circostanza Rita Bernardini mi telefonò e mi disse: “noi gradiremmo che il nostro presidente venisse ascoltato”. Giudicai importante la testimonianza di Luca e ne parlai col presidente della Commissione: la richiesta fu accettata all’unanimità. Conobbi Luca in quella occasione e mi ricordo che la sua testimonianza, nelle forme in cui la poteva fare, col sintetizzatore, fece una grande impressione.

 

Luca Coscioni è stato un vero leader politico. Non solo ha dettato l’agenda politica radicale, ma anche quella italiana. Secondo lei quanto manca oggi in Italia, una figura come la sua?

Manca moltissimo in questo momento perché i temi bioetici che Luca aveva trattato con tanta passione e intelligenza sono temi che oggi si cerca di accantonare o di risolvere con soluzioni limitative, riduttive della libertà di ricerca e delle possibilità di sviluppo della scienza.

 

Luca rispondeva a coloro che accusavano i radicali di averlo strumentalizzato che era lui a strumentalizzare i radicali.

La sua fu una scelta personale, liberissima. Scelse i radicali perché le battaglie laiche venivano portate avanti con particolare vigore dai radicali. Quindi parlare di strumentalizzazione è veramente strumentale.

 

Nel 2003 iniziò in Senato la discussione sulla proposta di legge sulla PMA. Qual era l’atteggiamento all’interno di Forza Italia? E i senatori dei Democratici di Sinistra che posizioni esprimevano?

Forza Italia si schierò a stragrande maggioranza a favore della legge. Si possono contare sulle dita di una mano coloro che firmarono i miei emendamenti e li sostennero fino in fondo. Cito i senatori Jannuzzi e Contestabile, perché altri firmarono, ma poi di fronte alle pressioni fecero marcia indietro. Comunque, l’atteggiamento di Forza Italia fu ligio alle indicazioni che venivano da Palazzo Chigi, perché anche se formalmente era stata dichiarata la neutralità del governo, quando si arrivò alla discussione in Senato in seconda lettura, il rappresentante del governo, senatore Cursi, espresse pareri contrari su tutti gli emendamenti, sulla base del principio del ne varietur rispetto al testo che era stato approvato alla Camera. Per quanto riguarda i Ds il discorso è più complesso. Voglio raccontare un episodio curioso. Quando sostituii il senatore Malabarba in Commissione, presentai un’infinità di emendamenti. Su tutti, in quanto membro effettivo, potevo fare la dichiarazione di voto. In genere, fino a quel momento, gli emendamenti passavano senza dichiarazioni di voto. Quando cominciai a fare le dichiarazioni di voto i Ds furono in difficoltà e dovettero associarsi a me, adottando un atteggiamento parzialmente ostruzionistico, se non totalmente ostruzionistico. Io poi dovetti andare all’estero per una missione internazionale: nelle sedute in cui ero assente furono respinte decine di emendamenti perché i Ds non fecero più dichiarazioni di voto.

 

A proposito del referendum sulla Legge 40, secondo noi è una battaglia che comunque andava combattuta.

Quando feci la dichiarazione finale sulla legge, annunciando voto contrario, dissi: “non riteniate di essere tranquilli con l’approvazione di questa legge, perché promuoveremo un referendum. E se il referendum non ci darà una risposta positiva, sarà la Corte Costituzionale a fare a pezzi la vostra legge”. Purtroppo il referendum è andato come è andato, ma la Corte Costituzionale gliela sta facendo a pezzi.

 

La campagna referendaria ha confermato la totale assenza di una adeguata informazione politica e scientifica.

Mentre la stampa seguì la campagna referendaria in modo abbastanza attento, la televisione fu vergognosa. Gli spazi che dette a un referendum di quella importanza furono marginali. Non c’è dubbio che la scarsa conoscenza ha influito sul quorum.

 

Quella campagna ha sancito la fine dello strumento referendario, se non viene abolito il quorum.

Non c’è dubbio. Ormai tutti hanno scoperto l’astensione. 

 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 13:44

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