L'Italia in deroga perenne

a cura di Carlo Ripa di Meana

Nelle multinazionali climatiche, nelle misure legislative economiche corrispondenti, di cui ne è grande portatore il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la risposta è nella Green Industry. Dall'opera di aggiornamento delle elettrocondutture, al super green, ai sistemi di mixaggio con altre energie di produzione alternativa.

Via di Torre Argentina, terzo piano. Con una regolarità impressionante, quando altrove non si può parlare - o per l'intolleranza o per l'estraneità - ecco che la casa madre dei radicali spalanca il suo salone da ballo. Ed è con questa figliale devozione, quasi rivolgendomi alla placenta di noi tutti, che ho incontrato per le scale Marco Pannella che con un orecchio segue le notizie d'Abruzzo e con l'altro credo che origli qui, in questa sala. Allora è assolutamente necessario essere franchi fino alla brutalità, cosa che proverò a fare forse suscitando dissensi o comunque non coincidendo con alcune attese: a cominciare dal Piano casa. Tant'è che in questa grande riflessione storica, economica, Arturo Diaconale ha detto quello che i più pensano, parlo dei più di governo, che serve a fare cassa, serve a mettere i soldi delle famiglie, serve a far lavorare, perché la macchina gira sui risparmi familiari e non si è dato un attimo a una riflessione che dovrebbe dominare questa problematica: cosa facciamo dei milioni di extracomunitari che sono in Italia, che stanno crescendo rapidamente, non solo per i nuovi flussi, ma perché le loro famiglie hanno una natalità molto alta e molto marcata. Io non sono un laudatore della società multiculturale, ma questa società multiculturale c'è, ed il problema della casa per loro, per quanto la Lega dica che non devono andare a loro, resta ed un governo e delle regioni che vedono al di là del loro naso devono saperlo, devono legiferare. Scusate, ma io in tutto questo ho visto solo una luce di grande interesse e per me di convinta adesione: si è parlato dell'idea forte e attualissima della rottamazione edilizia, nei termini messi a punto da un lungo lavoro di Aldo Loris Rossi, che qui saluto come perno delle speranze future in questa materia. Nel processo di rottamazione si dovrebbe osservare anche quanto si deve rottamare e ricostruire con qualità, lì dove sulla bellezza antica, diretta - parlo per esempio delle cadute d'acqua di Tivoli - si è costruita un’opera infame che la deturpa. Quando nella piazza di Gravina, vicino a un palazzo di un pontefice, è posato un cubo di orrore contemporaneo che distrugge la bellezza e l’incanto di quella piazza. Quando a Cogliano d'Otranto, anche lì si è distrutto l'incanto di quel borgo del Salento contro nulla, contro una rimessa; e quando a Sora, cito questo perché è un caso finito bene per merito di Italia Nostra, perché siamo andati, abbiamo organizzato dei sit in, abbiamo assediato il sindaco, il consiglio comunale, e hanno infine deciso di non squarciare quella piazza meravigliosa con il convento dei domenicani. Vorrei concludere dicendo che ascoltando oratori come Domenico Finiguerra, ho sentito nelle sue parole l’emozione delle riflessioni di Maurizio Pallanti, delle teorie della decrescita felice che tanto rispetto e che tanto mi appassionano, anche se le vedo alle prese con una controtendenza accentuata dalla crisi, ma ho anche in mente quanto dobbiamo a dei pubblicisti, a dei commentatori. Penso ad Aldo Cazzullo, che con il suo “Outlet Italia” negli ultimi due anni ci ha scosso, ci ha messo dinanzi a questo assedio, tra l'altro credo periclitante in termini di conti economici, addosso alle nostre città, nelle immediate periferie, dove si vuol sostituire la vita della comunità attorno al supermercato ed all'ennesima versione dei marchi della moda globale. Io vorrei dire che è in arrivo sulla situazione italiana una questione che ci tocca, che dovrà avere delle nostre risposte, perché ne è grande portatore il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, e perché ha avuto le anticipazioni in una lunga stagione dedicata alle mutazioni climatiche, alle misure legislative ed economiche corrispondenti. Noi sappiamo, per esempio, che sono all'opera aggiornamenti delle elettrocondutture, il super green, lo smart green che convogliano l'energia elettrica con sistemi di mixaggio con altre energie di produzione alternativa, non a gas serra, proprio per rendere la tavolozza delle energie alternative sempre utile, anche se mai decisiva. Questa spesa, che corrisponde alla Green Industry, non è una spesa di cui si ragiona nei consigli dei ministri dell'UE e poi “chi s'è visto s'è visto”, come posso dire avendo lavorato in quei consigli per tanti anni; qui sta partendo un’operazione globale, di spesa globale legata alla constatazione finale, sicura, del Global Warming. Quelle risorse una volta messe lì non saranno a disposizione delle opere necessarie di cui stiamo ragionando quest'oggi, saranno altra cosa. Lo dico come memento, ora, prima che sia troppo tardi e prima che la grande spesa futura prenda la pista in discesa del contrasto con la mutazione climatica. Finisco su un caso che ha costituito la nascita del Comitato Nazionale del Paesaggio (CNP). In questa sala, quando nessuno ci dava ascolto, noi siamo potuti venire e, in teleconferenza con Strasburgo, abbiamo parlato con Marco Pannella e con lui abbiamo deciso di sviluppare una campagna di verità e di informazione sulla questione eolica in Italia. Bene, non entro nella controversa materia, posso solo dire che nella preoccupazione esistente per il consumo del territorio, io aggiungo il grande consumo di territorio di altissimo pregio che viene divorato dall'eolico che è ormai a tremila torri industriali alzate sui crinali del nostro paese lungo le coste, e che si prepara, se lasciato al proprio spirito animale, cioè al grande affare che incarna,a svilupparsi di tre volte almeno della misura attuale, con grave e irreparabile perdita di parte sublime del paesaggio italiano.

Martedì, 9 giugno, 2009 - 17:09

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